La cattiva coscienza, ciò che si porta dentro non si può a lungo nascondere e emerge sempre, ed è quello che sta succedendo in queste ore sulla legge che il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge sta proponendo per la cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul territorio delle Stato italiano , sul principio dello jus soli. Infatti, su una questione a lungo dibattuta e ormai matura per essere risolta , si è scatenata la reazione di gran parte del Pdl e soprattutto della Lega che ha lanciato una campagna contro il nuovo ministro e ha preannunciato una raccolta di firme per abolire , qualora fosse approvata, la nuova legge.
IL Consiglio Italiano per i Rifugiati cui sono Presidente ha rilasciato un comunicato in cui si sottolinea come le dichiarazioni del Ministro Kyenge evidenzino che questo passaggio sia ormai ineludibile e dal quale non è più possibile sottrarsi: la legge sulla cittadinanza deve essere riformata all’interno di questa legislatura. Le attuali previsioni legislative sono totalmente inadeguate a dare risposte a una società che ormai vive di migrazioni e multiculturalità. Sono lo specchio di un Paese che esisteva decenni fa, di quell’Italia che ancora non era, o non si percepiva, come paese migratorio.
Si può discutere di come riformare la legge, ma non se farlo. Sono convinto che la misura legislativa più adeguata in Italia sia quella dello Ius solis .
Appare altrettanto importante e urgente garantire una procedura snella ed equa, che si realizzi in tempi garantiti, per l’ottenimento della cittadinanza: le richieste di cittadinanza oggi sono spesso labirinti che durano 2/3 anni e che non prevedono alcun risultato certo. E’ da ricordare, inoltre, che il superamento dell’attuale normativa dovrebbe includere non solo i bambini stranieri nati e presenti in Italia, ma anche rivedere le norme che prevedono attualmente ben 10 anni di residenza per la naturalizzazione di persone adulte. Norme che non esistono in nessun paese europeo.