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Vorrei avanzare una riflessione sui primi tempi del Pontificato di Papa Francesco.

In questi pochi mesi che lo separano dalla sua elezione ha prodotto una serie di gesti e parole che hanno emozionato e sollecitato una riflessione sul nostro modo di essere cristiani oggi. Occorre però evitare che siano solo le buone e necessarie emozioni a guidare le nostre attenzioni, ma si deve cogliere l’insieme della tabella di marcia che è iniziata.

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Ho l’impressione che tutto il rumore che si sta facendo attorno all’Imu contenga una serie di mistificazioni che andrebbero svelate. Capisco che Berlusconi cerchi di attribuirselo come merito e non mi scandalizza che lo faccia giacché risponde a quel blocco sociale che vuole rappresentare. L’abolizione dell’Imu sulla prima casa non va incontro problemi, a volte drammatici, dei ceti meno abbienti. Stando alle statistiche, infatti, metà delle famiglie italiane non paga l’imposta sulla prima casa, vuoi perché in affitto, sia perché la detrazione permette di azzerarla; non solo, ma metà dell’imposta sulla prima casa è pagata dal 30% più ricco della popolazione italiana.

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Con l’elezione di Guglielmo Epifani a Segretario del Pd si è riproposto il tema del rapporto tra impegno politico e sindacale. Diversi giornali ne hanno parlato e alcuni lo hanno fatto con un certo fastidio, quasi che l’impegno politico da parte di ex sindacalisti fosse cosa da evitare. Solo in Italia si fanno discorsi di questa natura , nel resto dell’Europa e del mondo nessuno ci trova da ridire. Il problema non è se un dirigente sindacale terminato il suo percorso sceglie di continuare nell’impegno dedicandosi alla vita politica e nelle istituzioni, ma se il sindacato è autonomo nei confronti dei partiti . Sono convinto che un dirigente sindacale deve essere attento alle dinamiche che si svolgono nell’ambito politico e nelle stesso tempo deve astenersi nel partecipare attivamente alla vita dei partiti e di movimenti che abbiano attinenza diretta con l’impegno politico.

Su questi  temi ho rilasciato una intervista al quotidiano della mia provincia “L’Eco di Bergamo” che riporto di seguito.

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RIPENSANDO

 In questi giorni fatico a scrivere e fare commenti sulla situazione politica che sta vivendo il nostro Paese. Mi sembra di essere aggredito da una sorta di accidia verso la politica. Eppure sono convinto che non si diano percorsi verso la vita buona se non si accompagnano con una vita attiva e impegno civile. Ed è su questo versante che non riesco a rintracciare il senso e il significato del fare politica oggi. Quello che mi manca è la capacità di decifrare l’accadere e una mappa interpretativa dei fenomeni che mi si presentano davanti.

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Il ministro della Difesa, Mario Mauro, difende l’investimento sui caccia F-35, attualmente ricalibrato su 90 esemplari invece che su 131, con un taglio di 4,4 miliardi al budget anche a seguito della campagna condotta dalle associazioni e da una decina di parlamentari tra cui il sottoscritto.

Con la mozione Colomba, presentata nella scorsa legislatura, un gruppo di deputati tra cui il sottoscritto che ne era il promotore, aveva chiesto l’abolizione dell’acquisto dei caccia bombardieri F35. Inoltre avevo  espresso la mia  contrarietà a delegare al Governo e al Ministero della Difesa la revisione dello strumento militare e del sistema d’Arma che avrebbe dovuto essere di stretta competenza del Parlamento.

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La cattiva coscienza, ciò che si porta dentro non si può a lungo nascondere e emerge sempre,  ed è quello che sta succedendo in queste ore sulla legge che il  ministro dell’integrazione Cecile Kyenge sta proponendo per la cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul territorio delle Stato italiano , sul principio dello jus soli. Infatti, su una questione a lungo dibattuta e ormai matura per essere risolta , si è scatenata la reazione di gran parte del Pdl e soprattutto della Lega  che ha lanciato una campagna contro il nuovo ministro e ha preannunciato una raccolta di firme per abolire , qualora fosse approvata, la nuova legge.

IL Consiglio Italiano per i Rifugiati cui sono Presidente ha rilasciato un comunicato in cui si sottolinea  come  le dichiarazioni del Ministro Kyenge evidenzino che questo passaggio sia ormai ineludibile e dal quale non è più possibile sottrarsi: la legge sulla cittadinanza deve essere riformata all’interno di questa legislatura. Le attuali previsioni legislative sono totalmente inadeguate a dare risposte a una società che ormai vive di migrazioni e multiculturalità. Sono lo specchio di un Paese che esisteva decenni fa, di quell’Italia che ancora non era, o non si percepiva, come paese migratorio.

Si può discutere di come riformare la legge, ma non se farlo. Sono convinto  che la misura legislativa più adeguata in Italia sia quella dello Ius solis .

Appare altrettanto importante e urgente garantire una procedura snella ed equa, che si realizzi in tempi garantiti, per l’ottenimento della cittadinanza: le richieste di cittadinanza oggi sono spesso labirinti che durano 2/3 anni e che non prevedono alcun risultato certo. E’ da ricordare, inoltre, che il superamento dell’attuale normativa dovrebbe includere non solo i bambini stranieri nati e presenti in Italia, ma anche rivedere le norme che prevedono attualmente ben 10 anni di residenza per la naturalizzazione di persone adulte. Norme che non esistono in nessun paese europeo.

 

Papa Francesco non cessa di sollecitarci e di richiamarci alla nostra vocazione sociale intesa come espressione della carità. Ieri, nella giornata del Primo Maggio e di S. Giuseppe Lavoratore, sia nell’Udienza di ieri in Piazza San Pietro, sia alla Messa di Santa Marta ha detto parole molto forti sul lavoro rilevando che quando una società “è organizzata in modo che non tutti hanno la possibilità di lavorare, quella società non è giusta”. È ha precisato che è il lavoro, e non il denaro o il potere, a dare la dignità a una persona e ha invitato i governanti “a fare ogni sforzo per dare nuovo slancio all’occupazione”. Sono pensieri e parole che fanno tremare le gambe e che scuotono dal torpore e dalla rassegnazione cui la violenza della crisi a volte ci costringe.

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