Care amiche, cari amici, cittadine e cittadini,
grazie di essere qui questa sera a condividere e ad ascoltare quelle che sono le nostre proposte e le nostre speranze. Ho voluto chiudere la mia campagna elettorale qui nella mia città, non solo perché amo Bergamo, la sua gente, lo stile di vita sobrio e rigoroso e quell’amore per il lavoro e l’intraprendere al quale sono stato educato, ma anche per evidenziare le esigenze di un ritorno della politica alla dimensione del territorio. La politica ha bisogno di ritornare tra la gente per lasciarsi interrogare e stimolare. Non ci sarà una stagione nuova per la politica, se non si uscirà e se non ci si rimescolerà con le persone, se non si apre un confronto nuovo con le giovani generazioni, se non si coglie la saggezza degli anziani, le sensibilità e le aspirazioni delle donne. È nel territorio che si colgono i problemi delle famiglie, del lavoro, degli imprenditori, del mondo contadino e rurale. E si colgono anche le esigenze di coloro che sono venuti da fuori e che si sono stabiliti tra noi per lavorare e avere una vita dignitosa. È qui che maturano le nuove forme della relazione sociale, del volontariato e dell’impegno per gli altri.
Tornare al territorio, alla città, ai paesi, ai bisogni delle persone e delle famiglie è indispensabile per costruire un reale percorso di innovazione del fare politica, una politica che coglie i problemi, ma che non si chiude negli stretti confini di un localismo ripiegato su se stesso e preoccupato solo di creare nuovi confini.
Siamo arrivati alla fine della campagna elettorale. Domenica ogni cittadino esprimerà un voto libero, che nasce dai suoi orientamenti ideali, dalle sue aspirazioni e dalle speranze che cova dentro il suo cuore. Il voto libero è molto diverso dal voto che in modo strumentale viene chiamato utile. Solo il voto libero è utile alla democrazia. Lo è sul piano politico e morale. Ed è a questa libertà che l’Unione di Centro si appella. Ecco perché viviamo queste ore con serenità e non abbiamo timore di un risultato che per noi sarà certamente soddisfacente.
Durante questa campagna elettorale, partecipando a molti incontri, parlando con le donne, gli uomini e soprattutto con i giovani, abbiamo avvertito il crescere di domande esigenti:
- quella di una buona politica, intesa come ricerca del bene comune, come capacità di interpretare e rappresentare i bisogni delle persone, di orientare il nostro Paese verso traguardi nuovi e innovativi e verso una maggiore coesione sociale;
- quella dell’apertura di nuovi spazi di partecipazione e l’esigenza di molte persone di poter contare di più e di non lasciare in poche mani le decisioni che riguardano il nostro presente e il nostro futuro;
- quella che chiede di dare corpo e sostanza a un vero processo riformatore che modernizzi l’Italia e la renda in grado di reggere le sfide della globalizzazione, dell’interdipendenza economica e soprattutto sappia governare i profondi mutamenti sociali, morali ed etici che attraversano la nostra società.
Sono domande esigenti a cui vogliamo rispondere con la nostra presenza. Da tempo abbiamo avvertito che occorreva uscire dagli angusti confini della cosiddetta seconda repubblica. Ogni persona che con onestà vuole fare un esame dei quindici anni che ci lasciamo alle spalle non può che esprimere un giudizio negativo. In questi anni, c’è stato un indebolimento economico e sociale del nostro Paese. Non è un caso che oggi si pongono con durezza le questioni della crescita, dei redditi famigliari, da lavoro e da pensione. Nello stesso tempo, abbiamo assistito a profonde trasformazioni che hanno inciso sul tessuto sociale e sulla moralità politica e civile.
A fronte di tutto questo e innanzi alle domande che le persone ponevano, abbiamo pensato fosse necessario avanzare una proposta che aiutasse a uscire da questa situazione. Ci siamo arrivati per vie diverse. Ma alla fine abbiamo avuto il coraggio di dire che bisognava cambiare e cercare di dare vita a una nuova fase della politica italiana.
Non ci sottraiamo alle nostre responsabilità. Anche molti di noi si erano illusi per lungo tempo che si potesse cambiare, modificare e innovare restando dentro il sistema bipolare, chi schierandosi con il centro sinistra e chi con il centro destra. Ma alla fine ci siamo dovuti rendere conto che esisteva una questione di fondo che andava oltre le responsabilità e le capacità, che pure esistono e che non vogliamo assolvere, delle singole persone, e che era una questione di sistema. Il sistema politico basato su due schieramenti non è in grado di funzionare e di governare. Con questa legge elettorale non si dà governabilità al Paese.
Ecco perché abbiamo preso il largo.
Noi della Rosa per l’Italia, con l’UdC di Casini, i circoli liberal, l’associazione dei popolari lombardi e tanti altri amici abbiamo dato vita a un patto elettorale e avanzato la prospettiva di una costituente per costruire un centro riformatore di ispirazione cristiana. Lo vogliamo realizzare attraverso un dibattito che parta dai territori e dai luoghi vitali. Questa è la sfida che abbiamo assunto, e la proposta che facciamo a tutti quelli che non hanno rinunciato ai valori del cattolicesimo popolare.
Abbiamo preso il largo, siamo andati in mare aperto con il solo bagaglio delle nostre speranze e dei nostri valori.
Oggi, qui in piazza vengono regalati semi di Alba semiplena, un’antica e resistente varietà di rosa bianca.
È il simbolo della nostra speranza che prende corpo e che germoglia; la promessa di svolta che si fa concreta e si radica finalmente in Italia. Segno dell’esistenza di un’alternativa allo sterile chiacchiericcio della vecchia politica.
Per questo siamo qui e da questo seme, simbolo di una nuova vita che nasce e cresce, noi vogliamo oggi lanciare il nostro segnale. Forte, concreto.
Un seme per affermare che noi ci siamo, il Centro c’è e la Costituente di Centro diventa una realtà!
Siamo convinti che il nostro Paese ha bisogno non solo di grandi riforme di struttura sul piano economico e sociale, sul terreno istituzionale e del funzionamento di una macchina statale che invece inibisce l’innovazione e il fare, ma che soprattutto l’Italia ha l’urgenza di una vera e profonda rivoluzione democratica e morale.
Lo diciamo con “timore e tremore”, consapevoli che questa prospettiva deve mettere innanzitutto in discussione noi stessi, le nostre abitudini, i nostri posizionamenti, le nostre omissioni e dare vita a un processo di rinnovamento della nostra classe dirigente. Vogliamo innanzitutto partire da noi stessi, dal nostro modi di fare, dal liberarci delle tante incrostazioni che in questi quindici anni abbiamo accumulato. In questo senso la Costituente di un nuovo soggetto è una sfida per noi.
Dobbiamo avere la forza di creare un soggetto nuovo capace di contribuire con la forza delle sue idee e proposte all’apertura di una nuova stagione per la democrazia italiana. Noi vogliamo che l’Italia torni ad avere un grande ruolo in Europa e nel mondo.
Da qui l’esigenza di rimodulare il mostro sistema politico, di resistere alla deriva bipartitica e bileaderistica che si vuole fare avanzare. Siamo preoccupati perché abbiamo assistito a una campagna elettorale in cui i tratti del presidenzialismo erano troppo evidenti perché potessero essere ignorati e non contrastati.
Quando è iniziata la campagna elettorale, quando abbiamo dato vita all’Unione di Centro erano pochi coloro che credevano nella nostra riuscita. Il conformismo e gli interessi che dominano questo Paese avevano scelto altre vie. Eppure oggi possiamo dire che gli elettori non sono più obbligati a scegliere “di qui o di là”. C’è in campo una nuovo possibilità: l’Unione di Centro.
I grandi giornali e in generale i media – fatte salve alcune rare eccezioni – hanno continuato a voler presentare un’immagine bipartitica della campagna elettorale, ma ora la maschera sta cadendo e si rendono conto che domani, dopo le elezioni, ci saranno problemi, e che questo modello che viene presentato come nuovo tale non è. Noi denunciamo le contraddizioni di un sistema che ha sottratto potere al voto della gente e non ha dato governi efficienti al Paese.
Oggi il centro c’è.
È inutile che si affannino a evocare il voto utile e quello disgiunto che altro non è che l’ammissione della nostra presenza. Gli elettori che vogliono veramente contribuire a cambiare la politica italiana, che vogliono liberarla dalle oligarchie che in questi quindici anni hanno consentito il formarsi di privilegi, che vogliono impedire la deriva bipartitica, bileaderistica, ed evitare lo scivolamento verso il presidenzialismo, hanno una possibilità: votare per noi.
Noi chiediamo il voto per una forza politica che non si qualifica solo perché nuova. La vera assurdità della politica italiana è che politici come Berlusconi e Veltroni si dichiarino nuovi. È la vera ipocrisia di questi giorni; ma una ragione c’è ed è quella che vogliono nascondere il loro passato e le loro responsabilità di governo.
Noi ci presentiamo per quello che siamo, non rinneghiamo la nostra storia. I nostri padri non vogliamo seppellirli nel pantheon degli ideali passati. Sturzo, De Gasperi e Moro restano per noi maestri. Certamente ci vogliamo innovare e vogliamo aprire una nuova stagione per il popolarismo.
Vogliamo costruire anche attraverso il voto un nuovo soggetto:
- di ispirazione cristiana e aperto all’umanesimo liberaldemocratico;
- erede di una grande cultura politica, non per nostalgia, ma per innovarla e proiettarla in avanti;
- portatore di una laicità positiva che sa distinguere tra la dimensione di fede e l’Impegno laico in politica;
- incardinato su una visione dell’economia che coniuga libertà e solidarietà;
- centrato sulla persona, sulla sua dignità e libertà;
- che non ha timore ad affrontare questioni delicate come quelle eticamente sensibili anche dentro la campagna elettorale.
Siamo coscienti che sempre più i progressi della medicina, della biologia e delle tecnologie a loro connesse porteranno la politica a divenire sempre più biopolitica, a interessarsi della nuda vita. Su queste questioni occorrerà sempre di più essere in grado di intervenire per salvaguardare la persona nella sua specificità e irriducibilità, dal concepimento al nascere, al vivere e al morire.
Vogliamo essere una forza che affronti con chiarezza i temi di fondo che attanagliano il nostro Paese e che stanno generando incertezza nelle famiglie, nei giovani e che se non affrontate ruberanno il futuro ai figli dei nostri figli:
- Scarsa crescita economica, crescita del deficit pubblico. Nel 2008 si prevede di passare dal 2,4% al 3%;
- Crescita delle difficoltà per le famiglie a svolgere il loro ruolo e compiutamente la loro funzione: il numero delle famiglie in difficoltà è enorme (4,5 milioni su 24) ed è aumentato negli ultimi dodici mesi. Le famiglie sono costrette a fare ricorso al risparmio o a fare debiti (non era mai successo dal 1999);
- Cresce la povertà;
- Il mondo del lavoro è duale e si divide sempre più tra tutelati e non tutelati;
- La giustizia da riformare;
- Le infrastrutture da realizzare;
- Cresce la dipendenza energetica ed alimentare;
- Il divario tra nord e sud non diminuisce.
Su questi temi dobbiamo misurarci, e non sulle promesse che in questa campagna elettorale sono cresciute a dismisura senza che si sia indicato con chiarezza dove e come si realizzeranno. C’è chi fa tante promesse per non dire cosa farà davvero. L’unione di Centro sa scegliere le cose essenziali:
- Famiglia
Il dodici maggio dello scorso anno al Family Day milioni di persone sono scese in Piazza a chiedere politiche audaci per la famiglia. Poco si è fatto, e tanti problemi restano. Riconoscimento della famiglia come soggetto tributario, detrazione per attività del nucleo famigliare, aumento degli assegni famigliari, interventi sulle spese scolastiche, detassazione delle borse di studio, Interventi sulla disabilità e la non-autosufficientza (fondo per il dopo di noi), interventi sulla casa e sui mutui;
- Politiche di contrasto alla povertà;
- Politiche in grado di contrastare gli effetti del rallentamento dell’economia mondiale e rilanciare la crescita;
- Politiche per l’innovazione, la ricerca, la scuola e l’università;
- Politiche per il riequilibrio territoriale;
- Nuova politica energetica;
- Tra le priorità poniamo anche l’agricoltura di cui nessuno parla;
- Tutela del potere d’acquisto delle famiglie, dei salari e degli stipendi;
- Far funzionare la giustizia;
- Nuove politiche del lavoro, superare il dualismo, uno statuto dei lavori;
- Integrare gli immigrati, attribuzione del voto alle amministrative;
- Promuovere il volontariato e il non-profit consolidando con il 5 per mille il servizio sociale che rendono al Paese.
Ho incontrato un ragazzo che mi ha chiesto cosa farà l’Unione di Centro per i Paesi poveri. La domanda è stata molto, molto intrigante. In questa campagna elettorale il dibattito sulla politica estera è stato assente in generale. Del tutto ignorato il tema della solidarietà internazionale. La politica è ridotta a spettacolo; vuole catturare il consenso con l’immagine e le promesse e si dimentica di chi non vota. La logica del voto utile fa dimenticare che nel mondo ci sono molte persone che muoiono di fame. I prezzi degli alimenti stanno aumentando e con essi cresce la fame di intere comunità. Noi non possiamo essere indifferenti. L’Unione di Centro dovrà contribuire a ripensare la politica del commercio mondiale, non per introdurre forme di protezionismo, ma un nuovo metodo di negoziazione a livello di WTO, che tenga conto di quanto sta avvenendo e ragioni su quote di produzione continentale sulla base del fabbisogno e vincolate ad accordi di partenariato.
Il nostro primo impegno va alla realizzazione degli obiettivi del millennio: la fame, le malattie, la formazione dei diseredati della terra.
In questa situazione crescono i conflitti e le persecuzioni. Pensiamo alla Birmania e al Tibet, pensiamo alle molte persone che sono costrette a lasciare i loro Paesi per motivi politici e religiosi. Ci dobbiamo impegnare per una nuova legge sul diritto d’asilo. Pensiamo all’Africa, saccheggiata e abbandonata.
A chi ci chiede cosa faremo dopo le elezioni, rispondo: continueremo la strada del centro autonomo, ci opporremo a ogni forma di inciucio, convinti che chi vince deve governare. Noi saremo una forza vigile, pungolante e attenta. Non faremo i portatori d’acqua a chi ci vuole cancellare. La nostra battaglia è per rimodulare il sistema politico, in modo che le diverse culture politiche che sono presenti nel Paese possano esprimersi, avere una rappresentanza. Il nostro impegno sarà quello di una forza ragionevole, riformatrice ed equilibratrice, come si conviene a chi ha un’idea mite della politica.
Chiediamo un voto per la democrazia contro le oligarchie di destra e sinistra.
Perché il voto della gente conti.
Perché la politica sia sicura ma mite, capace di scegliere e di far partecipare.
Di far vincere non solo qualcuno ma tutti.
Di far vincere davvero l’Italia.
Vota Unione di Centro.


aggiornamento quasi quotidiano del sito web della marche
http://xoomer.alice.it/rosaperlemarche/
inserito il testo completo del discorso del Santo padre all’assemblea delle Nazioni Unite ed un articolo pubblicato su Liberal da
Marco Revelli, docente di Scienza della politica all’Università del Piemonte è uno studioso del cambiamento sociale e produttivo che da anni lavora sulla rielaborazione delle culture politiche post-novecentesce. La sua analisi della sconfitta della sinistra alle ultime elezioni è sembrata la più originale e spregiudicata tra quelle che sono state fatte. Revelli sostiene che la sinistra è scomparsa dalla rappresentanza parlamentare per un processo di virtualizzazione e per l’incapacità di occupare uno spazio politico territoriale. Compito che invece la Lega ha assolto benissimo.
Infine due vignette recuperate dal sito del Corriere della Sera.
Buona Domenica a tutti
Pezzotta: “Una politica organica per la famiglia è la priorità delle priorità. L’Unione di Centro sulle questioni eticamente sensibili terrà una posizione inequivoca e intransigente. Vedremo come il centrodestra, che si è dichiarato “anarchico”, saprà farsi interprete dei valori cristiani”
Pezzotta: “La famiglia è la vera priorità”
intervista di Roberto Zanini (Avvenire, 17 aprile 2008)
«Una politica organica per la famiglia è la priorità delle priorità». Poi sono necessarie «politiche serie per il rilancio economico e per il lavoro». Savino Pezzotta, leader della Rosa per l’Italia e presidente della Costituente di centro, guarda alla legislazione appena cominciata e ne indica le priorità per «uscire dallo stallo in cui si trova il Paese». Sottolinea che il ruolo dell’Unione di centro sarà quello di «coscienza critica del Parlamento». E mette in guardia i due maggiori schieramenti dal fare una riforma elettorale «col solo scopo di annullarci».
- Con cinque partiti e tre soli schieramenti in Parlamento sembra difficile che si pensi di poter trarre giovamento da un’ulteriore riduzione.
La volontà di eliminarci è stata esplicita in tutta la campagna elettorale. Se ci volevano mangiare prima temo che lo vogliano fare ancora. Per noi, non è un mistero, serve una legge elettorale alla tedesca, per ridurre la frammentazione e al tempo stesso consolidare il pluralismo.
- Pensa che non sia positiva l’assenza della sinistra massimalista dal Parlamento?
Ritengo che sia sempre un danno quando ci sono forze reali nel Paese che non riescono ad avere una rappresentanza nelle Camere: è una diminutio del modello democratico.
- Come interpreta il voto cattolico?
È complicato spiegare come abbiano votato i cattolici. Il problema, però, non è questo. Il problema è chi e come riuscirà a rappresentare i valori che i cattolici perseguono. Il centrodestra, che si è dichiarato anarchico sui valori, non so come li difenderà. Ancora peggio il centrosinistra. L’Unione di centro è stata invece estremamente chiara, poiché fa esplicito riferimento alla dottrina sociale della Chiesa.
- In questo senso la vostra presenza in Parlamento che significato può assumere?
Vede, mi ha molto preoccupato che questa campagna elettorale sia stata seguita da una parte dell’associazionismo e del mondo cattolico con un certo distacco, quasi ci fosse il timore di doversi schierare da una parte o dall’altra. Ecco, a me pare che questo bipolarismo, così come si è venuto formando, incuta timore. Il fatto che col nostro risultato si sia impedita una totale affermazione bipolare può essere positivo per l’autonomia dell’associazionismo che fa riferimento all’area cattolica.
- Che posizione terrete nel gioco politico?
Per prima cosa non appoggeremo alcun governo, per segnare la nostra terzietà. Secondo, saremo la coscienza critica del Parlamento. Sarà un’opposizione rigorosa e indipendente dai due schieramenti principali. A loro chiederemo conto delle promesse fatte in campagna elettorale. La nostra posizione sulle questioni eticamente sensibili sarà inequivoca e intransigente. Qui però vorrei togliermi un sassolino dalla scarpa.
- A cosa o a chi si riferisce?
A chi su un quotidiano nazionale ha scritto che Pezzotta sperava di «mietere il grano» nel movimento per il family day. È una falsità. Non ho mai pensato di usare il family day per fini politici, poiché sono convinto che quella sia stata una manifestazione autonoma, che rispondeva alle forti esigenze delle famiglie. Un tema a me particolarmente caro, ma so ben distinguere la differenza fra il sociale e il politico.
- Il primo segnale politico lo si vedrà dal modo in cui vi schiererete per i ballottaggi?
La nostra posizione è chiara: sceglieranno i partiti locali sulla base dei programmi. Per Roma, la Rosa per l’Italia ha già previsto una riunione dei quadri e degli iscritti locali per decidere. Una necessità e un’opportunità per la nostra base.
- Gli obiettivi più urgenti per il Paese?
La priorità delle priorità è il varo di una politica organica per la famiglia: introduzione del quoziente familiare; assegni familiari adeguati; aiuti concreti per i non autosufficienti, anche con l’istituzione di un fondo nazionale per quando restano senza nessuno; sostegno per la scuola; sostegno per le famiglie numerose; politica per la casa. Poi servono politiche per la crescita, investendo su ricerca, formazione, innovazione e produttività.
Dopo l’improvvida scelta di Baccini per le comunali di Roma sarebbe opportuno un suo intervento su questo blog per chiarire le sue posizioni e come si intenda procedere per il dopo elezioni. Grazie.
aggiornamento del sito della rosa bianca per le marche inseriti due articoli dell’On Tabacci su “idee e impegno civile per restare uniti e costruire il domani” una dichiarazione all’ANSA SUL GOVERNO “OMBRA DEL pd”….ma non hanno altro da fare. Due articoli tratti da Liberal che consiglio di leggere sulla sconfitta della Sinistra Arcobaleno. Colloquio con l’On. Salvi sul perchè la sinistra ha perso ed un articolo di Renzo Foa “Quattro sinistre – quattro sconfitte” ed un poco per ridere quattro vignette sulle ultime elezioni politiche
http://xoomer.alice.it/rosaperlemarche/
aggiornamento quasi quotidiano del sito della rosa bianca della regione marche ho inserito una spietata analisi del voto del Prof. Diamantini, dell’Università degli Studi comparsa oggi sul quotidiano “La Repubblica” ed una riflessione sulle conseguenze del voto da parte del Prof. Buttiglione. Poi una breve riflessione a “bocce ferme” e dopo qualche ora di sonno in più è andata bene abbiamo retto un’attacco mediatico fortissimo adesso si tratta di rimettersi in moto per la costruzione reale dell’Unione di Centro il prossimo anno vi è il rinnovo del parlamento Europeo della maggior parte delle provincie se non le abboliscono prima(auspicabile) e nel 2010 il rinnovo delle amministrazioni regionali non a statuto straordinario
http://xoomer.alice.it/rosaperlemarche/
I risultati del voto sono stati, a mio avviso, inferiori alle attese, ma non ci dobbiamo demoralizzare: ora è il momento, per noi della “base” e per te che ci rappresenteraio in Parlamento, di rimboccarsi le maniche!
Che il Signore ti guidi!
bravo Savino, un bella “chiusura”!!! e molti buoni spunti da riprendere nella Costituente di Centro!!!
Qualunque sarà il risultato che uscirà dalle urne per l’UDC, rappresenterà comunque una “vittoria”: sacrosanto quello che dici che i media nella campagna elettorale si sono appiattiti su un bipartitismo/bi-leaderismo stucchevole … mi auguro proprio che i voti per il centro rappresentino la miglior risposta a tutti questi “ciechi e sordi”!
Bravo per il richiamo agli Sturzo, De Gasperi, Moro: quando penso che oggi sono considerati statisti i Berlusconi, Bossi & co, mi vengono i sudori freddi.
Buon “lavoro”, perchè il lavoro vero comincia adesso: ti saremo vicini in tanti!
Giuseppe Fumagalli