DOCUMENTO FINALE UFFICIO POLITICO DELLA ROSA PER L’ITALIA
L’Ufficio Politico Nazionale della Rosa per l’Italia ha preso atto con soddisfazione del passo importante che con il seminario di Todi – presieduto dal nostro Presidente Savino Pezzotta – ha compiuto il progetto di Costituente di Centro. La crisi del PD determina le condizioni per l’avvio di una nuova fase politica che vede il tramonto del falso bipartitismo italiano.
Per le prossime elezioni europee ed amministrative individua nella presentazione di liste autonome, sia dal PDL che dal PD, la strada maestra.
Conferma l’impegno a costruire il nuovo soggetto politico di centro con il metodo della partecipazione, nel rispetto delle realtà territoriali, lontano da logiche leaderistiche.
Impegna i propri circoli a cercare l’intesa con le altre componenti dell’Unione di Centro e con quanti vorranno concorrere al progetto della Costituente .


Credo davvero che i tempi siano maturi. E’ un pò come quando si è in attesa di un lieto evento. Credo che la virtù della pazienza e la chiarezza della proposta siano le principali carte da giocare. E’ palpabile l’esigenza di una casa comune dei moderati che si rifanno alla tradizione popolare e democratica. Via una volta per tutte i timori per una parola così bella come è “centro”.
Se riusciremo a ridare ai cittadini la fiducia nella politica del bene comune e della partecipazione i consensi non tarderanno ad arrivare. Buon lavoro.
ottimo comunicato
Un Soggetto che non c’è!
Sento spesso parlare di nuovo polo e, simultaneamente, dire che la politica dei poli è fallita.
Poi sento amici e conoscenti che dicono che il nuovo Centro, Polo o checché lo si chiami, non è altro che la riedificazione della vecchia DC, tramite la metempsicosi nella catarsi della sua disfatta.
Ovviamente si citano, e si scomodano, personaggi del passato, ora ampiamente superati non solo dai fatti, ma anche dagli eventi, non avendo altro di meglio da proporre per costruire.
Scarseggiano le … idee!
Un’amica (impegnata ad alto livello in politica) mi diceva in una mail privata in questi giorni, parlando dell’UDC:
“Le tue perplessità sul “Centro” non sono esattamente le mie.
Credo, da tempo, che l’idea del centro sia stata abusata; non che in assoluto sia sbagliato investire energie nella sua promozione.
È stata (l’idea) più strumento di occupazione che di costruzione. Tale convinzione è maturata in me e per essa, o meglio per avversare le cose che la determinavano, ho affrontato un lungo cammino all’interno del partito.
Non è successo nulla. Perché? Ero sola? No. Ero debole nella preposizione? No. E allora? Non esisteva un Partito, perché i partiti non esistono più. …”
Le do atto della grande onestà e della perfetta sintesi d’una realtà.
Così le rispondevo:
“… In verità le mie perplessità sul Centro, come tu dici, non esistono affatto, giacché non sono schierato con nessuno e analizzo solamente, magari, talora, sbagliando pure.
… era solo il ripercorrere un percorso politico e intellettuale fatto da alcuni, compresi quelli che, pur con scelte diverse, … hanno preceduto e … seguiranno.
… Non ho mai considerato l’UDC un partito, ma unicamente un refuso, uno dei tanti, della vecchia DC.
Appunto per questo, nei miei articoli, sostengo che il ricompattare le forze cristiane sotto un’unica bandiera è antistorico e anacronistico, considerato che la crisi di valori e principi attuali, perciò pure economica, politica e sociale, trae le proprie origini dalla gestione “spensierata” di alcuni decenni di potere. …”
Ricordo pure le perplessità della dirigenza della Rosa Bianca, circa un anno fa, ad unirsi elettoralmente all’UDC, superata solo per le sollecitazioni di alcuni a non andare incontro, disuniti, ad una disfatta elettorale. E, visti i risultati, sarebbe stata inevitabile.
Similmente ricordo le “buone” intenzioni per una costituente, poi, lentamente, scemate nell’oblio; sospinte dall’impellenza elettorale all’inizio e, più tardi, placidamente sepolte tra l’esigenza di trovare forze, ma, soprattutto, idee coagulanti tra le molteplici nomadi individualiste dell’emisfero cattolico e liberale.
La base, non la dirigenza, per iniziativa di alcuni si è mossa e le due disfatte elettorali in Abruzzo e Sardegna del PD hanno fatto il resto. Sicché, pure la nomenclatura, ha avuto un colpo d’ala e di … reni simultaneo.
Strano che ciò non sia avvenuto dopo le elezioni in Trentino-Alto Adige.
Ora, sui guai altrui (del PD), nuovi entusiasmi e analisi sociopolitiche a non finire; spesso decantate come … lungimiranti e illuminate.
Forse è la volta buona?
Onestamente credo che, così come stanno le cose, non si andrà molto lontano.
Nella corrispondenza con un amico così mi esprimevo in questi giorni:
“… L’Udc, o la nuova Dc, come dice …, farà un buco nell’acqua. I pezzi migliori o se ne sono andati o se ne andranno.
… Il loro limite è che non hanno idee e quelle che recepiscono porterebbero ad una dirigenza nuova. Per cui si procede a vista innalzando bandiere lacere e sporche fin che è possibile. …”
Guardiamo ai fatti: in Trentino con la Sx, in Abruzzo da soli, in Sardegna con la Dx.
Ed ora, in vista delle amministrative, mentre Savino invita coerentemente a starsene da soli, altri già si sono spesi localmente per alleanze particolari corrispondenti al probabile … vincitore.
Insomma non c’è che dire: un gran bel Centro!
Un nuovo movimento deve essere un’Istituzione perché deve nascere da nuove esigenze, cultura, ideologia e necessità d’una società malata e in crisi. Poi può diventare partito.
Tempo fa dicevo in “Le discrepanze della politica.” che non deve essere né di dx, né di sx, né di centro: deve essere una nuova realtà in grado di ergersi a guida nella società. E per farlo non deve essere confessionale, ma ricercare le forze valide emergenti ovunque, basando il proprio incedere ideologico nel recepire le necessità del popolo: deve essere un’istituzione e basta, senza alcuna etichetta della geometria politica.
Il riproporre un partito del passato è autolesionistico e, per rendersene conto, basta guardare alla disastrosa sconfitta che ha coinvolto la Sx massimalista pochi mesi fa, tornata alle idee della sua … genesi.
Che serve ora? Solo il riproporre un’ideologia passata fidando nella fede confessionale, che non c’è più, o in un amalgama di movimenti informi, che cozzano tra di loro contrastandosi vicendevolmente?
No! Serve ben altro. Ed esattamente il recepire e impostare un nuovo modello esistenziale.
E per farlo bisogna non tanto sviluppare un pensiero moderno, ma anche il correlarlo da progetti concreti sull’economia, sulla finanza, sul sistema strutturale e industriale del paese, e, infine, su un rapporto nuovo tra le varie forze sociali.
Non ero a Todi, ovviamente; come non ho tra le mani i testi dei vari discorsi di vertice.
Però, da quel poco che ho recepito da notizie sparse, mi pare che si siano fatte tante parole, ma pochi fatti; sicché si potrebbe dire: intenzioni tante, opere poche!
Qualcuno mi sa indicare progetti concreti e completi (esposti) relativi alle varie problematiche attuali: immigrazione, economia, finanza, welfare, industria e … recessione?
Oggi il Centro fa opposizione, ma non costruttiva, come evidenziavo giorni fa su un blog di un esponente politico in merito alla diatriba che vedeva coinvolto un periodico paraconfessionale.
I problemi si affrontano, stando all’opposizione, in modo in parte pragmatico, in parte ideologico e in parte costruttivo, pur rispettando il proprio ruolo costituzionale.
E non ci si può nascondere dietro il tacito detto che spetta alla maggioranza costruire, perché l’essere politico (non deputato o senatore) impone il saper realizzare e indicare rimedi ai mali (problemi) nazionali.
Per produrre una Costituente non ci si può affidare alle disavventure delle altre forze politiche, impostando i tempi del procedere sulle disfatte o sulle problematiche altrui, fidando sulla diaspora di alcune loro forze.
Per cui, quel che solo un mese fa era nel dimenticatoio, ora è diventato oro a 18 carati.
Parlare di implosione è facile; ma lo è altrettanto guardare a soli pochi mesi fa, quando l’alleanza con la Sx sembrava opportuna per un’opposizione forte.
Si era, allora, calcolato il “valore” della Sx? Vedendo i fatti odierni direi di no, specie se certi “pontefici” d’oggi l’hanno lasciata per chiari interessi di bottega proprio alla vigilia della tornata elettorale.
La Sx è implosa; più che implosa è esplosa per aver generato un agglomerato informe di forze antitetiche!
E la stessa cosa aveva fatto prima il Governo Prodi: i nodi sono venuti al pettine.
Creare un agglomerato di Centro può essere utile in apparenza, ma anacronistico in sostanza: si farebbe la stessa fine!
Piuttosto serve creare un movimento nuovo e compatto dove l’ideologia sia supportata da precisi progetti economici, finanziari, strutturali, sociali … e via dicendo.
Con le sole parole non si crea unione, ma solo divisione futura, come la storia insegna a saperla leggere attentamente.
Perciò sui progetti ci si unisce, raccordandoli all’ideologia; diversamente si fallisce.
E se ci si chiede perché alcuni se ne sono andati (prima, ora e in … futuro) si giunge ad una disarmante conclusione. Quello che dovrebbe essere il nocciolo duro della nuova formazione è in crisi pure esso: di ideali, di idee e, soprattutto, di programmi in grado di assecondare la gente e di recepire proficuamente le necessità del cittadino.
Oggi il Popolo premia la Dx, perché questa nel bene o nel male è “decisionista”; ma il decisionismo, specie se reiterato a lungo e pure se favorito da un’opposizione non costruttiva ma solo ostativa, porta spesso a restrizioni sostanziali della libertà individuale, giustificate da esigenze improprie dovute all’urgenza.
Oggi, di urgenze, ne abbiamo diverse: recessione, finanza, industria, sicurezza … Alcune vere e altre solo apparenti.
Forse la Dx imploderà pure lei; però non vorrei che implodesse nell’autoritarismo come nel secolo … scorso in varie nazioni.
Serve una nuova e vera forza politica; ma non la si costruisce seguendo l’esempio di Dx e Sx che hanno creato degli agglomerati informi, né, se mi è concesso, con i liberi e forti di mezzo secolo fa.
Sam Cardell
In merito al convegno di Todi e al commento di Sam Cardell(?),di cui sopra,mi permetto di intervenire nel confronto con serenità.
Dopo una vita alla “giovane”S,Agostino ,all’età di 53 anni(1993),sono entrato in politica come attivista di Forza Italia
contribuendo con forte determinazioine a riscattare il Comune di Arezzo dopo 50 anni(1999) di egemonia del centro-sibistra.
Nominato presidente della C,A.T.(commissione assetto territorio)dopo due anni di discussioni interne al partito,ho rimesso il mandato per il malcostume dilagante poi(2006)sfociato in Variantopoli.Con altro considliere comunale nel 2003 abblamo dato origine al gruppo dell’UDC a quel tempo troppo legato a F.I.tanto che fummo commissariati.
Nel 2005 vengo nominato segretario provinciale dell’U.D.E.R. del quale condividevo le linee programmatiche e le radici Cristiane.
A novembre del 2007 costituisco il CO.DI.CE.(comitato di centro).Due mesi dopo Savino Pezzotta,Bruno Tabacci e altri espongono a Roma le libbee programmatiche della ROSA BIANCA, oggi ROSA PER L’ITALIA,che per me rappresentano rappresentano il massimo enunciati da seguire , perseguire e diffondere.
In una “piccola città”come Arezzo,come libero professionista è stato un travaglio come amicizie e come lavoro
ho rischiato di passare per banderuola ma adesso mi riconoscono come persona convinta del POLO DI CEBTRO e sono ub riferimento per tutti gli indecisi.
Cuncludo affermando che sono felicissimo di come si è svolto e chiuso il convegno di Todi con l’affermazione di Casini “NO AL LEADERISMO”.
Le storie sono belle quando sono a lieto fine, anche senza i punti … interrogativi tra parentesi.
Poi, ognuno è felice se trova il suo equilibrio inconscio nella politica, specie dopo lungo girovagare tra mari e monti in cerca di un tetto … sicuro.
Però, se l’approdo è lineare come il pensiero espresso nella sua forma complessiva, allora capisco perfettamente che si innalzino per bandiere anche soggetti che intendono difendere certi principi dopo averli placidamente traditi.
Insomma: ad ognuno il suo e i suoi simboli (capi), sperando che il tutto, alla fine, non sia l’armata … Brancaleone.
Buon cammino!