INTERVENTO IN AULA – 10 giugno 2009
Discussione del disegno di legge: Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (A.C.1415-A)
Savino Pezzotta: Signor Presidente, vorrei manifestare le mie perplessità sull’ennesimo ricorso alla fiducia. Credo che si continui su una strada pericolosa e deleteria, che impedisce la ricerca delle possibilità di mediazione e di confronto e che tende indirettamente a svuotare il ruolo di questo Parlamento. Credo che sia una strada che non aiuta nessuno. Credo altresì che sia, comunque, un atto di sfiducia anche nei confronti della maggioranza di questo Governo. Il Governo non si fida dei suoi e gli impone una camicia di forza. Ritengo che i deputati della maggioranza dovrebbero avere la dignità e il coraggio, una volta tanto, di ribellarsi ad un atteggiamento di questo tipo.
Inoltre, non capisco perché questo provvedimento abbia assunto una posizione di priorità, quando vi sono altri problemi, forse più impellenti, più necessari, più urgenti. Mi riferisco ai provvedimenti sul terremoto in Abruzzo, alle misure a sostegno dell’occupazione (che non è più una questione psicologica, ma una questione che morde veramente le famiglie, i lavoratori e le persone), al sostegno alle piccole imprese (che fanno fatica ad affrontare la situazione attuale), al sostegno, che sempre continuiamo a rivendicare, al reddito familiare. Credo che tali questioni vengano prima di qualsiasi provvedimento sulle intercettazioni o su argomenti del genere.
Quando, però, le questioni toccano la sensibilità del Presidente del Consiglio cambiano le priorità, anche nel nostro dibattito: credo che questo sia sbagliato, non vada bene e debba essere cambiato. In questi mesi si è discusso molto di sicurezza; si è parlato di tolleranza zero, ma la tolleranza zero vale sempre per i poveri cristi, per le persone deboli, per le persone che, magari, sono alla ricerca di una possibilità di vita, mentre per coloro che stanno bene e sono forti la tolleranza è totale sui problemi che li riguardano. Credo che anche questo trasmetta al Paese un segnale estremamente negativo.
Certo, probabilmente nella gestione delle intercettazioni sono stati commessi alcuni errori, ma di questo avremmo dovuto discutere, non avremmo dovuto cambiare l’articolazione, la formazione degli strumenti che occorrono per investigare, per capire, per prevenire il crimine e per intervenire sulla dimensione della criminalità organizzata. Da oggi saremo più deboli, e proprio per queste ragioni ritengo che il voto di fiducia su questo provvedimento vada respinto con determinazione e con chiarezza.


Bravo,Savino Pezzotta!
Se non ci fossi stato, avremmo dovuto inventarti!
Fra l’altro non penso che agli italiano normali secchi così tanto correre il rischio di essere intercettati.
E poi da avvocato (anche se non esercito) mi viene sempre il dubbio.Perché prendersela sempre con i giornalisti che pubblicano quanto sarebbe coperto da segreto istruttorio e non con quei magistrati la cui non puntuale attenzione (diciamo così) permette ai giornalisti di venire in possesso di notizie coperte dal segreto istruttorio.
Sicuramente Berlusconi attacca la magistratura per il proprio interesse personale, nascondendo veramente il problema reale di una insufficiente professionalità e di una disastrosa voglia di protagonismo.
Ricordo l’appello di Ciampi: i magistrati non solo devono essere, ma anche apparire neutrali.
Cari saluti
Bravo Savino.
Ricordo solo che vi è stato un tempo in cui nel lessico corrente si usava, in termini denigratori, il termine “culto della personalità” per indicare la reputazione di cui godeva un singolo capo ritenuto il “salvatore” o il “liberatore” del popolo.
Per fortuna nel nostro Paese non si manifestano ancora tutti gli eccessi che storicamente hanno connotato il “culto della personalità” (vedi in Wikipedia alla corrispondente voce)), ma sicuramente alcuni di questi sono presenti:
- le immagini del Capo sono presenti, in termini assolutamente esagerati, tutti i giorni nelle televisioni e sui giornali,
- si tende a far apparire il Capo e lo Stato come sinonimi, così che diventi impossibile comprendere l’esistenza dell’uno senza l’altro,
- si giustifica l’introduzione di norme “ad personam” a favore del Capo propagandando nei cittadini la visione che il Capo opera come un governante giusto e buono,
- l’esigenza di esaltare la personalità del Capo comporta l’annullamento delle regole democratiche nella vita della maggioranza che lo sostiene,
- esigenze di efficacia ed efficienza nel processo decisionale impongono che siano limitati e contenuti gli spazi di iniziativa dell’opposizione e, dunque, il Parlamento deve limitarsi a votare, con voto di fiducia, i provvedimenti sui quali nella maggioranza vi è accordo,
- il livello di adulazione da parte degli accoliti del Capo (Bonaiuti, Cicchito, Verdini, La Russa, Bondi, Gasparri, ecc.) raggiunge livelli di assurdità tali da far pensare a loro come abilitati alla sola funzione di amplificare il verbo enunciato dal Capo.
Certo non c’è l’obbligo di esibire in pubblico o di avere in ogni casa il ritratto del Capo e ancora nessuno ha pensato di innalzargli statue o monumenti, ma basta attendere e si arriverà anche a questo.
Mi auguro che prima che ciò si verifichi, e come la storia insegna, il “culto della personalità” possa rapidamente collassare per il realizzarsi di condizioni favorevoli al superamento di tale condizione o al determinarsi di situazioni del tutto imprevedibili, almeno nei tempi.
Per ora è importante testimoniare e mantenere accesa la speranza che una alternativa non solo è necessaria ma possibile.
R. Vialba