NON SIAMO INTERESSATI ALLE PROFFERTE DEL PDL

2009 Giugno 30
by Savino Pezzotta

Gli appelli che provengono da diversi dirigenti del Pdl verso l’Unione di Centro sono intempestivi, strumentali, inopportuni e, con buona pace di Quagliarello e di Verdini, per quanto mi riguarda irricevibili.

L’incontro tra UDC, Rosa per l’Italia, Circoli Liberal, Popolari di De Mita, Popolari Europei di Carollo, ha avviato un percorso costituente di un nuovo soggetto politico autonomo dal centro destra e dal centro sinistra. 

Non perseguiamo la politica dei due forni ma quella dello scardinamento delle tendenze bipartitiche che hanno ristretto la democrazia, ridotto il ruolo del Parlamento, valorizzato forme oligarchiche e inibito la partecipazione popolare.

L’Unione di Centro punta a un rinnovamento della politica e alla buona politica per la costruzione del bene comune e alla presenza nello scenario italiano di un partito a ispirazione cristiana, laico e con una forte dimensione sociale.

Gli amici del Pdl si preoccupino un poco più dei loro problemi perché ai nostri pensiamo noi.

Siamo un partito di opposizione responsabile anche quando il Governo, nella sua auto referenzialita’, non lascia margini.

Vorrei infine ricordare agli appellanti che nessuno di noi soffre la sindrome di Stoccolma. Ci risulta pertanto difficile allearci con chi ha minacciato di prenderci a legnate, o con chi ci ha descritto come un comitato d’affari. L’autonomia è la strada che abbiamo intrapreso e che porteremo avanti con decisione e determinazione.

11 Risposte leave one →
  1. 2009 Giugno 30
    Pier Paolo Pedriali permalink

    Mi sembra una posizione del tutto condivisibile, almeno da chi a suo tempo ha scommesso sulla RB come movimento politico-culturale capace di recuperare la tradizione cattolico-democratica di matrice sturziana e degasperiana, senza sbilanciamenti a destra o a sinistra. Dubito che una posizione così chiara possa trovare un consenso unanime all’interno dell’UDC, un partito che, oggettivamente e con qualche modesto risultato elettorale, continua a praticare alleanze, in troppe realtà locali (e non mi riferisco solo a piccoli comuni), tanto con il PdL quanto con il PD, come se politiche di destra e di sinitra fossero equivalenti ed intercambiabili. E’ questo nodo – la pratica del doppiofornismo come espediente di pura rendita – che il nuovo soggetto politico dovrà sciogliere, se vorrà darsi una fisionomia chiara e un progetto credibile e affidabile.

  2. 2009 Giugno 30

    Una posizione pienamente condivisibile, anche se il centro ,come l’UDC, non riesce ad avere quei consensi popolari tanto sperati. Il modesto aumento in percentuale della propria lista nelle varie elezioni, non riesce a dare quel peso politico a livello nazionale.
    http://riflessioniquotidiane.wordpress.com

  3. 2009 Giugno 30

    Savino, condivido pienamente la tua posizione.
    Mi chiedo peraltro se non sia il caso di porci qualche domanda circa i criteri da utilizzare per le (inevitabili) alleanze da stringere in occasione delle prossime elezioni regionali.
    A mio modesto parere occorre utilizzare i prossimi 12 mesi per approfondire il progetto culturale e politico appena abbozzato (nonostante l’abbondanza di pagine…) nel Manifesto dell’Unione di Centro e farne la base per il cammino verso il nuovo soggetto politico di quelli che mi ostino a chiamare i “moderati dinamici”.
    Solo un reale adeguato progetto culturale e politico, elaborato ed attuato da un realmente nuovo partito potranno con profitto e lungimiranza affrontare i problemi transitori di alleanze e quelli più duraturi di costruzione di un’area di governo a respiro europeo.
    Cari saluti

  4. 2009 Luglio 1
    Rodolfo Vialba permalink

    Quando si leggono affermazioni come quelle di Savino non si può che essere d’accordo anche per la banale ragione che esse capovolgono l’immagine che i media molto spesso danno dell’Unione di Centro, quella, cioè, di una forza che si allea con il centro destra o il centro sinistra per mere ragioni di poltrone e potere (la così detta “politica dei due forni” di craxiana memoria), mentre in realtà le ragioni sono “altre e alte” come ben spiega Savino.
    Risposte, dunque, opportune e dovute, coerenti e non equivoche. Hanno un limite: sono il pensiero di Savino perché l’Unione di Centro come nuova forza politica ancora non esiste; ma hanno anche un pregio: evidenziano la necessità e l’urgenza di affrontare il tema delle modalità e dei tempi della Costituente dell’Unione di Centro, anche come occasione e ambito in cui affrontare e risolvere i molti temi legati all’identità del nuovo soggetto politico che si intende costruire e ai contenuti della sua proposta politica.
    Su questo terreno si registra un ritardo preoccupante le cui responsabilità stanno tutte nei soggetti che in prossimità delle elezioni politiche del 2008 hanno scelto di dar vita ad una alleanza elettorale come premessa, e promessa, per costruire una nuova forza politica. E’ pur vero che c’è stato il Manifesto di Todi (19 e 20 febbraio 2009) e l’Assemblea Nazionale di Roma (3 e 4 aprile 2009) ma è anche pur vero che l’unico cambiamento prodotto è nel simbolo utilizzato nelle elezioni (da “Unione Democratica Cristiana” a “Unione di Centro”), stante che ancora oggi quei soggetti sono separati e autonomi e su tutti prevale, perché ramificata e presente sul territorio nazionale, il partito dell’Unione Democratica Cristiana.
    Non vorrei che qualcuno pensasse che l’Unione di Centro altro non sia che il nuovo nome dell’Unione Democratica Cristiana che associa in sé la Rosa per l’Italia, i Circoli Liberal, i Popolari di De Mita, i Popolari Europei di Carollo, perché in tal caso, ma credo con molti altri, certamente non sarò della partita. Non mi sono iscritto prima all’UDC e non vedo perché dovrei farlo ora.
    Se così non può ne deve essere, se il ritardo nel processo costituente è stato determinato dal sovrapporsi delle scadenze politiche ed elettorali e degli impegni connessi, se la costituzione dell’Unione di Centro rimane obiettivo condiviso da tutti, è assolutamente indispensabile che siano definite in sede nazionale le tappe, le modalità e i tempi del percorso per la costituzione dell’Unione di Centro.
    Se ciò non avvenisse in tempi utili e tali da consentire alla nuova formazione politica di partecipare alle elezioni regionali del 29 marzo 2010 è bene si sappia fin d’ora che non è più riproponibile (sarebbe la terza volta) l’idea dell’alleanza elettorale in quanto, a quel punto, l’obiettivo della costruzione di una nuova forza politica avrebbe perso ogni residua credibilità.

    R. Vialba

  5. 2009 Luglio 1

    Agli inizi degli anni ’80 fu, se non erro, Giulio Andreotti a formalizzare la teoria dei due forni, ipotizzando che il partito della DC (Democrazia Cristiana) dovesse restare al Centro e allearsi con lo schieramento di destra o di sinistra in funzione della maggiore omogeneità programmatica.
    Il “divo” Giulio, per spiegare bene il concetto, fece l’esempio di una casalinga che avendo due forni a disposizione, sceglie il forno che le vende il pane migliore e a più buon mercato.
    La teoria fece scalpore, venne ferocemente criticata, ma è rimasta famosa fino ad oggi.
    La critica più puntuale verteva sul fatto che un partito il quale agisse in questo modo fosse orientato, nel suo agire politico, principalmente da una cinica logica di potere e non da un progetto politico né da una visione strategica.

    Tale critica appare condivisibile nella misura in cui il partito di Centro sia effettivamente privo di un solido progetto culturale e di una conseguente strategia politica.
    Nel momento in cui avvenisse il contrario e il partito di Centro, anche se a seguito di un lungo, faticoso e talvolta contraddittorio cammino, fosse in possesso dei due requisiti di cui sopra, la politica dei due forni potrebbe anche manifestare dei risvolti interessanti e inattesi.

    Nella situazione attuale, alla presenza di due schieramenti di sinistra e di destra, privi in larga parte di un pensiero forte e schiavi di quello che Benedetto XVI chiama il relativismo etico, un soggetto politico di Centro, in possesso di un pensiero politico forte basato sul personalismo comunitario e il neo-popolarismo, di una concezione economica adeguata come l’economia sociale di mercato, di un serio progetto di società e di un conseguente programma politico operativo, potrebbe avere ampi margini di manovra.
    Potrebbe infatti, approfittando della sua posizione strategica, diventare esso stesso il “forno” e offrire il suo buon pane (il programma politico operativo, derivante dal pensiero culturale e dal progetto sociale) a entrambi i clienti, vendendolo poi a chi offre di più in quanto accetta una larga parte del suo programma politico.
    La teoria dei due forni diventa quella dei due clienti. Rispetto al cinismo della prima, la seconda mette meglio in evidenza la posizione centrale e preminente che assume la possibilità di perseguire i propri obiettivi politici e sociali.

    In presenza della attuale forte maggioranza parlamentare questa ipotesi potrebbe risultare scarsamente praticabile ma, nella attuale situazione di probabile (purtroppo) di pesante crisi economica, i due attuali schieramenti si troveranno ben presto nella situazione di non poter dare risposte adeguate (in quanto dominati dal pragmatismo e privi di un forte elaborazione culturale).
    Allora l’ipotesi del forno con due clienti potrebbe realizzarsi.

    Cari saluti

  6. 2009 Luglio 2
    Rodolfo Vialba permalink

    Caro Giuseppe,
    la attribuzione ad Andreotti della paternità della formulazione della teoria dei “due forni”, è storicamente fondata, corretta e condivisibile.
    Ciò nonostante attingendo all’esperienza vissuta e, dunque, senza approfondimenti storici o ricerca documentale, ricordo che se Andreotti di tale politica ne fu il teorico, Craxi ne fu l’artefice sul piano attuativo in base all’assunto che non c’era, ne poteva esserci, alcun automatismo tra l’alleanza politica del Governo nazionale e quelle dei Governi locali, riflettendo queste ultime condizioni e necessità specifiche e diverse da quelle nazionali.
    La disinvoltura, e finanche l’arroganza, con cui Craxi da Segretario del PSI gestiva i rapporti con le altre forze politiche, gli consentiva di sfruttare tutte le opportunità di allargamento della presenza e del ruolo del PSI che si presentavano nei livelli di governo locale, provinciale, regionale, nazionale e nelle strutture e servizi da questi dipendenti o a questi collegate.
    Questa mi pare sia l’immagine che oggi resta della teoria dei “due forni” come conseguenza di scelte di opportunità e non di una comune identità di riferimenti e di vedute. E non è un’immagine positiva.
    R. Vialba

  7. 2009 Luglio 2

    Ciao Rodolfo, infatti io non accolgo la teoria dei due forni ma dell’unico forno (il nostro, da costruire) con due clienti….

    Ciao, spero tanto di conoscerti, prima o poi.

  8. 2009 Luglio 2
    Pier Paolo Pedriali permalink

    @Giuseppe Sbardella. In linea teorica sarei d’accordo con te, anche se c’è una difficoltà costituita da quel circa 6,5%, che, in virtù dei meccanismi elettorali, obbliga il Centro ad aggregazioni quasi sempre in posizione subordinata. Osservo che il percorso, a tutt’oggi, è stato sotto un segno pragmatico e doppiofornista, da Nord a Sud.
    L’UDC è un partito senza un vero dibattito interno, tutto concentrato nelle mani del suo segretario. Per i cespugli (RB, Liberals, Popolari) mi sembra si profili l’ annessione silenziosa dietro il paravento di una evanescente Costituente di Centro.

  9. 2009 Luglio 3
    Enzo permalink

    La storia è quella solita come si fa a parteciapare ad un movimento che gestisce le cose in maniera verticisticail Caso della Provincia di Forlì insegna.
    Come possono i giovani partecipare in queste condizione.
    E’ necessario che lei e Tabacci facciate chiarezza sul percorso della Costituente. In caso contrario forse sarebbe meglio che diciate chiaramente che è meglio iscriversi all’ Udc e così ognuno si prenderà le sue responsabilità.

  10. 2009 Luglio 4
    Enzo permalink

    Dopo il suo comportamento le mie parole mi sembrano il massimo della moderazione. Le chiedo quindi nuovamente come ritiene di comportarsi ora che le elezioni sono finite con il gruppo della rosa bianca di Forlì.

  11. 2009 Luglio 19
    luigi avella permalink

    I tre passaggi della road map: tesseramento (controllato) per fine anno, congressi territoriali in primavera (pilotati per le elezioni regionali) e congresso a fine anno 2010 (per la gioia di Berlusconi) sono ormai palesi a tutti.
    In Lombardia dopo gli ultimi avvenimenti (scontro udc-rosa bianca su Pennati) penso che con l’attuale legge elettorale Pezzotta e Tabacci hanno perso il seggio in Parlamento (tranne nel caso che Sant’Ambrogio non fa il miracolo).
    Io mi chiedo e vi chiedo: perchè non difendere un’autonomia nella Costituente?
    Per questo motivo faccia domanda, umilmente, a Savino Pezzotta ed a Bruno Tabacci, qualora hanno a cuore i loro destini e quelli dei pochi supporters sparsi in tutta Italia di convocare un’assisi in qualunque posto sperduto del territorio nazionale (va bene la capanna in montagna o la zattera sul mare) per definire una piccola organizzazione in nome di quei pochi ma significativi legami che ci hanno visto protagonisti in questi ultimi 18 mesi.
    Buona domenica

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