INTERROGATIVI
In questi giorni in cui sta per iniziare l’autunno e gli alberi cambiano di colore senza sradicarsi e il sole si è intiepidito per preparaci gradualmente ai rigori invernali, sono passato dall’aula incandescente del Parlamento al tepore amicale del Capitolo della Fondazione Exodus di Don Mazzi.
Mi siano consentite alcune considerazioni su questi due momenti.
Nel partecipare al dibattito politico sullo scudo fiscale, subire la venticinquesima richiesta della fiducia da parte del Governo, ascoltare le intemperanze e gli eccessi verbali che hanno attraversato l’Aula di Montecitorio , mi sono profondamente intristito e interrogato sul valore e sul significato del mio impegno politico.
Mi sono sentito estraneo ad un sistema politico che ormai si basa quasi esclusivamente sulla contrapposizione, sullo scontro, sull’inimicizia e che fatica a rintracciare forme e metodi di una dialettica costruttiva.
L’impressione che ricavo dalla mia breve esperienza politica, è che ormai si sia stabilizzato un metodo che agisce esclusivamente nella difesa degli interessi di parte, nell’aiuto agli amici e nella lotta senza quartiere contro il “nemico”. L’idea che , propria di ogni democrazia liberal-democratica, nell’agone politico esistano solo competitori e concorrenti sembra essere, nei fatti, profondamente negata e favore dell’idea del nemico da battere, sconfiggere e annientare con tutti i mezzi.
Questo modo di procedere e il clima che ha generato mi turba profondamente sul piano esistenziale e mi mette in una posizione di distanza da questa politica. Inoltre , sento crescere il timore di finire, anche per legittima difesa, prigioniero di logiche che non mi appartengono e di essere costretto ad assumere mezzi e metodi che non condivido.
Continuare a credere che la politica è amicizia per il nostro Paese e per la sua unità, per le nostre città, per le persone ed in particolare quelle più deboli; che il confronto politico deve sempre e comunque svolgersi dentro una logica dialogica e di ricerca del bene comune , sta diventando problematico e difficile e, per chi non vuole o non può adeguarsi, marginalizzazione.
Tutto diverso a Sirmione, dove con i ragazzi, i giovani e gli adulti della Fondazione Exodux e con Don Mazzi abbiamo celebrato il venticinquesimo di fondazione discutendo della … “pietra scartata” . Si è riflettuto sulle fragilità , sulle debolezze di ognuno nella ricerca di un senso umano del vivere e del vivere insieme senza giudizi, pregiudizi e discriminazioni.
In questo stare insieme ho percepito il senso dell’umano, del nostro essere uomini in ricerca che deriva da riconoscere le reciproche fragilità.
La fragilità contrapposta all’onnipotenza , alla supponenza e alla volontà di dominio che attraversa la scena e la prassi della politica attuale.
Tornando a casa , guardando le calme acque del lago, mi sono chiesto se la nostra “fatica” politica ha ancora senso, oppure non sia venuto il tempo di ricercare un nuovo campo per una nuova aratura e una nuova semina.


Caro Savino, in tutte le epoche della storia dell’umanità ci sono stati Popoli, Paesi, Nazioni, Imperi e Regimi che sembravano indistruttibili, ma che non sono arrivati fino a noi e che conosciamo solo per le testimonianze archeologiche che ci hanno lasciato e perché ne parlano i libri di storia.
L’ultimo di questi, quello comunista dell’Unione Sovietica, sembrava indistruttibile, coltivava l’ambizione di conquistare il mondo, è stata una delle due grandi potenze del mondo per gran parte del secolo scorso. Nonostante fosse tutto questo e altro ancora, si è dissolto quando, per usare le parole di Giovanni Paolo II, sono scaduti i tempi concessi dalla Provvidenza di Dio: Egli aveva scritto che doveva durare circa 70 anni e poi finire, e così è stato.
Io non so quale sia, ma certo ci sarà, la ragione per la quale a noi tocca vivere in questo regime e tu, che ci rappresenti in Parlamento, di “sentirti estraneo ad sistema politico che ormai si basa quasi esclusivamente sulla contrapposizione, sullo scontro, sull’inimicizia e che fatica a rintracciare forme e metodi di una dialettica costruttiva”.
Ciò che so è che quando i tempi saranno maturi, spero che avvenga molto presto, tutto questo passerà e nuovi orizzonti si schiuderanno per questo Paese e le persone che lo abitano.
In attesa che questo avvenga noi abbiamo, a prescindere dal ruolo sociale che ad ognuno di noi è assegnato, due doveri da compiere:
- rendere testimonianza ai valori nei quali crediamo: la dignità della persona umana, la famiglia, la comunità, il bene comune, la solidarietà di tutti verso tutti, la responsabilità di ognuno verso tutti, e fare tutto ciò che ci è possibile per accelerare i tempi del cambiamento,
- preparare e costruire oggi il qualcosa di nuovo per essere pronti a gestire il cambiamento che avverrà domani, dunque, come dice S. Paolo “Estote parati”, tradotto dal Movimento degli Scout così: siate pronti, in spirito e corpo, per compiere il vostro dovere.
Popoli, Paesi, Nazioni, Imperi e Regimi, nascono e passano. Solo un piccolo Popolo, quello di Israele, nato circa 4.000 anni fa con Abramo che ha creduto alla promessa di Dio, continua a sopravvivere nonostante tutto e a dispetto della sua storia.
Ci sarà pure una ragione che spiega la ragione della sua sopravvivenza e questa ragione risiede nella certezza incrollabile di essere, almeno parete di esso, “il popolo eletto, la nazione santa” a cui è stato affidato il compito di testimoniare, nel tempo e per sempre, la fedeltà alla sua fede.
Noi cristiani cattolici consideriamo il popolo ebreo il “nostro fratello maggiore” perché proveniamo dalla stessa fede, tradizione e cultura.
Se dopo 4.000 anni il popolo di Israele continua a credere nella promessa di Dio ed a renderne testimonianza, come possiamo noi non dare testimonianza al comandamento nuovo di Gesù Cristo “ama il tuo prossimo come te stesso” in quello spazio preferenziale di carità che è l’impegno sociale e politico?
Pur nelle delusioni e nelle avversità a questa testimonianza siamo obbligati. Non dico questo per te, caro Savino, ma lo dico per me e per gli altri amici che hanno bisogno di riscoprire le ragioni del loro impegno. Tu queste ragioni le conosci molto meglio di me.
R. Vialba
Savino, non dimenticarti il “popolo” presente al Convegno del 18 settembre. Quel popolo è pronto a lottare per le dimensioni valoriali che citi nel tuo commento.
Siamo su un cammino difficile e controcorrente, ma non sei solo.
Aspettiamo solo un tuo cenno per far sorgere una “trama” di gruppi e persone sul territorio.
Permettimi un abbraccio.
Cari saluti
Nelle sue considerazioni, on. Pezzotta, c’è un accento di pessimismo, di cui non si comprendono fino in fondo le motivazioni, perchè non sono state rese del tutto esplicite. Come ho sempre affermato, la mia adesione è stata al progetto della “Rosa Bianca o per l’Italia” e credo che le ragioni di quella scelta siano ancora valide da un punto di vista, se non progettuale, almeno di prospettiva politico-culturale in senso lato. Mi riferisco alla lunga, storicamente importante, tradizione del cattolicesimo popolare, che non obbedisce a istanze confessionali, ma non media nemmeno la propria identità con altre forme di pensiero politico, se non per quanto oggettivamente già comune. Mi riferisco al pensiero socialista e liberale, interpretazioni che rimangono distinte dal patrimonio più genuinamente popolare, su cui, per alcuni aspetti, esse possono convergere, per altri, no. Il passaggio elettorale, con le sue oggettive difficoltà e necessità, ha portato alla confluenza della originaria RB nell’UdC di Pierferdinando Casini, il che ha comportato, a mio avviso, l’avvio di una fase confusa, in cui, in assenza di un efficace momento organizzativo, tutto si è stemperato e quasi annullato nella vecchia UdC, che pure ha parzialmente rivisto le sua posizioni (più al centro, che in periferia). Sia a Todi che a Roma e, per quanto letto, persino a Chianciano non è emersa una chiara prospettiva per questo nuovo Centro, che si appresta ad affrontare le prossime elezioni regionali con il tradizionale approccio doppiofornista. Una prassi forse utilitaristica, che tuttavia rende questo partito, agli occhi di molti, una specie di farisaico modello di ambiguità e di opportunismo. Non so se esistano i margini per tenere in piedi il meglio di tale esperienza attraverso l’organizzazione di qualcosa di pre-politico in attesa di tempi migliori. Credo che la sua onestà intellettuale e la sua tensione morale, pressenti in queste sua amare riflessioni autunnali, siano in ogni caso degne di considerazione e di apprezzamento.
Carissimi,
condivido il pessimismo di Savino, che deriva da un’analisi della realtà non solo politica della nostra società. Purtroppo anche le cosiddette aree “sane” del paese sono significativamente segnate da clientelismi vari presenti anche nella società civile.
Come psicoterapeuta ogni giorno cerco di cucire situazioni a volte inconciliabili ( a livello interpersonale o intrapsichico). E’ come mettere cerotti su gambe apparentemente di legno: dei moderni geppetti che provano a tasformare un borattino in un bambino. Forse la stessa incoscienza ci è chiesto in questo momento in politica. Se esista poi un campo più fertile su cui lavorare, questo è difficile dire, in quanto il mondo cattolico è composto da una miriade di associazioni a volte in contrapposizione tra di loro e/o non in comunicazione.
Sono arrivato a questo blog grazie all’invito di Giuseppe Sbardella su Facebook. Io non sono impegnato in politica e guardo con preoccupazione alla situazione italiana. Per questo mi auguro possano esservi persone capaci di “una ricerca che parta dalla consapevolezza delle proprie fragilità”. Ma anche, aggiungo io, consapevoli delle proprie qualità e capacità.
Io non la conosco, ma se Lei si riconosce quel “senso dell’umano” e quella passione per il bene comune, non demorda!
La cifra della fragilità ci fa vedere il mondo e le persone nella loro vera luce, quella umana e richiama all’esigenza della fraternità , della condivisione e della solidarietà. Continuiamo insieme: Grazie Savino Pezzotta.
Nella vita e nell’impegno politico e sociale bisogna sempre scegliere da che parte stare e con chi stare , per molti di noi significa essere oltre la destra e la sinistra per collocarci nella compagnia delle nostre e altrui debolezze. Savino
Sono uso ad esercitare il pessimismo della ragione per corroborare l’ottimismo della volontà e per non chiuderci dentro i nostri percorsi. Nella vita ci sono strade che si percorrono fino in fondo e con fatica. Ma nello stesso tempo si possono segnare anche altri sentieri. Per il momento lavoriamo su progetti e percorsi aperti con rogore e onestà. Savino Pezzotta
Non sono un pessimista, anzi continuo a coltivare speranze. Savino
Grazie Rodolfo per le tuie parole di incoraggiamento. savino
Sappia che se abbandona lei ……finisce definitivamente anche per “l’impegno” in Politica…..
Resistiamo………..INSIEME
un caro saluto, Domenico SAVINO – Laterza (TA)
finisce anche per me ……volevo dire
Comprendo quello che vivi, Savino, la tentazione per tutti noi a mollare è forte e a tratti molto forte. La forza che viene dal discernimento – meglio di tutti quello di ignaziana memoria – che esercitiamo, talora davvero faticosamente, ogni giorno ci giunge in soccorso, le coincidenze e gli eventi imprevisti della vita quotidiana che generano vita ci confermano nel valore e nella bontà del nostro impegno e ci invitano a non mollare. La politica è carità, è servizio, nella forma più alta, diceva Paolo VI. Non si tratta allora di incaponirsi o di irrigidirsi o di mollare anche solo un filo sul piano etico. Si tratta di consolidare un progetto, di tessere legami e sinergie tra competenze, metterle in rete e farle lavorare insieme per costruire il maggior bene comune, attenti a tutte le istanze, specie dei più deboli, le “pietre scartate” dalla società quieta, benpensante e benestante. Perché la politica credo sia questo: tessere sinergie buone che lavorino insieme per promuovere e praticare un progetto autenticamente umano di società.
Buona giornata e coraggio, a te come a tutti noi che cerchiamo di volare, un po’ come il gabbiano Jonathan, almeno un pochino più alto che sul livello del mare.
Buonasera Savino,
dopo aver letto il suo intervento mi permetta di ribadirle, molte volte l’ho fatto di persona ma sempre in modo molto discreto, la mia personale e sincera stima.
Come l’intervento appassionato nell’Assemblea di Roma dell’aprile scorso, che devo dire ha entusiasmato molti degli uddiccini presenti, oltre a noi del Movimento Civico Lombardo, anche il pessimismo che traspare nell’articolo, in modo direi inequivocabile, credo sia da cogliere positivamente proprio perché trattasi di un sentimento vero che nasce e cresce nel cuore, vero motore dell’anima. Sono le persone come Lei che incarnano e trasmettono valori quali la veridicità, l’onestà, la solidarietà, la vicinanza, la responsabilità, in questo caso politiche, che possono e devono accompagnare i più o meno giovani a sperimentare, al contrario di quello che accade oggi, la politica con la P maiuscola, intesa come servizio reso al prossimo senza troppi calcoli ed interessi di parte.
Certo Lei ha ragione quando sostiene di avere timore di cadere prigioniero, seppur per legittima difesa, nella ragnatela, costruita ad arte, dell’attuale sistema politico italiano.
Però, credo che solo una Persona con la P maiuscola può capire i problemi delle donne e degli uomini in quanto persone umane prima ancora che lavoratrici o lavoratori, pensionate o pensionati, liberi professionisti ecc.ecc.
Solo attraverso un esercizio di elaborazione e trasmissione di un alto pensiero politico, che a Lei riesce molto bene, si potrà essere accompagnati nel costruire quel modello di società in cui a primeggiare non siano le lobbies ma un efficace e giusto sistema di welfare comunitario, “la community care –la comunità che cura” che riporti al centro la persona umana.
Vivendo in Italia, paese per tradizione fortemente legato agli sport di squadra, in primis il calcio, vorrei chiederle: “Mister vada avanti e ci conduca fino alla fine del campionato. Speriamo vincente!!!”.
Cordiali saluti,
Maurizio Falbo
Caro Presidente,
molto probabilmente attraverso i blog (suo e di Tabacci) avrà avvertito la mia vena polemica su alcuni passaggi della Rosa Bianca e della Costituente di centro. Polemiche dovute al fatto che spesso ci sentivamo abbandonati a noi stessi senza un punto di riferimenton nonostante avessimo costituito comitati e coinvolto amici e colleghi.
Detto questo le voglio esprimere la mia condivisione su alcuni stati d’animo che ci hanno portato a momenti di pessimismo.
Però, c’è un però molto forte che dobbiamo dirci con franchezza e lealtà. Noi non abbiamo ideologie da difendere o da promuovere ma la forza dei nostri valori ai quali crediamo. Questa forza non è il paravento per giustificazioni o compromessi: è l’essenza della nostra battaglia.
Caro Presidente, don Bosco diceva ai suoi ragazzi: una cordicella da solo tirata si spezza, tre intrecciate e tirate non si spezzano facilmente.
Io una speranza ancora l’ho: trovare la forza dell’agape politica per navigare in mare aperto senza paura di infrangerci sugli scogli vicino la riva dell’individualismo.
Giuseppe Sbardella ha fatto una proposta, secondo me, seria.
Bisogna uscire dall’isolamento ed essere lievito. La forza? Se è cosa che si pone nella scia della verità, prima o poi porterà frutti.
Spesso le polemiche riguardano i percorsi politici. Il rispetto dell’uomo è un’altra cosa.
Un saluto cordiale
Luigi Avella
Grazie, io non mi perdo d’animo e ora continuiamo a lavorare sul terreno della Costituente di centro e alla geminazione di comunità di pensiero ispirate al personalismo. Savino
Grazie: andiamo avanti. Savino
Cara Isabella, non ho pensato di mollare ma di gurdare in faccia la realtà per quella che essa è e cercare di vedere quali possono essere le strade migliori da percorrere. Non c’è una sola strada per rinnovare la politica anche se occorre percorrere fino in fondo quelle intraprese. Ciao Savino
NON finisce mai. C’è sempre una ripartenza perchì vive sotto il segno della nascita. Grazie Savino
Amare o reliste? questo è il problema. Non si può sfuggire la realtà e l’impegno a calarsi dentro. Avanti. Savino