ALCUNE RIFLESSIONI SU INIZIATIVA RUTELLI /DELLAI
Mi piacerebbe molto poter aprire con gli amici un confronto e una riflessione sull’iniziativa che in questi giorni Francesco Rutelli e Lorenzo Dellai, hanno messo in campo. In questa prospettiva cercherò di svolgere alcune riflessioni, sulle quali mi attendo i vostri commenti.
L’iniziativa di Francesco Rutelli e di Lorenzo Dellai va guardata con molta attenzione, interesse e simpatia. Il Manifesto, diffuso ieri 28 novembre 2009, con il quale si da vita a questa nuova iniziativa è da parte mia condiviso nell’analisi e nei contenuti, convinto come sono che “ occorre costruire una nuova offerta politica”. Questo era l’obiettivo che ci eravamo dati all’inizio della costituzione della “Rosa per l’Italia” e nell’avvio del processo costituente dell’Unione di Centro come lo abbiamo tracciato negli Stati Generali di Montecatini.
La scelta di Rutelli e Dellai è interessante sul piano politico, si tratta ora vedere a quali sbocchi perverrà. Di certo mette a critica i percorsi di questi quindici anni ed evidenzia come questo bipolarismo anomalo abbia sfibrato le istituzioni, l’economia, il tessuto sociale e come la politica abbia dismesso il governo inteso nel suo profondo senso etimologico di guidare la cosa pubblica.
La crisi economica che viviamo in questi giorni, i problemi che si accaniscono sulle famiglie, sulle lavoratrici, i lavoratori e gli immigrati e l’insieme del nostro sistema economico e produttivo sta mettendo a nudo le difficoltà della politica a mettere in campo un “sogno” e una prospettiva per il futuro. Non basta più la demagogia del posto fisso, della riduzione fiscale, o le lezioni sulla globalizzazione di fronte alle trasformazioni che il mutamento del paradigma tecnologico sta introducendo, e che condizionerà fortemente la nuova fase della globalizzazione, le forme e le dislocazioni del produrre e dei commerci e, pertanto, la vita delle persone. Se vogliamo evitare che il nostro Paese resti tagliato fuori da questi processi, che a pagare siano i soliti noti occorre che si cambi passo e tabella di marcia.
Occorre pertanto pensare a una strategia che ci faccia uscire dalle pulsioni populiste che agitano e condizionano la politica e gli attuali schieramenti di destra e di sinistra e che rischiano di mutare l’ethos popolare degli italiani .
Serve oggi che cresca e si unisca un’area popolare d’ispirazione cristiana, liberale, repubblicana e dare vita a un soggetto realmente liberaldemocratico a forte tensione sociale. Non basta più un soggetto politico che si dichiari solo riformista, serve un soggetto riformatore che abbia la voglia e la capacità di ricostruire e di innovare strutturalmente e culturalmente e in profondità il Paese e la Società italiana.
La scesa in campo di Rutelli e di Dellai è in questa prospettiva un elemento interessante e diviene anche una sfida per il progetto costituente messo in campo dall’Unione di Centro. Ogni chiusura sul proprio passato, su poteri e posizioni consolidate non farà altro che alimentare una visione minoritaria e non ci aiuterà a giocare un ruolo importante e forse fondamentale dentro i cambiamenti che si intravedono e che in larga parte sono già tra noi. Purtroppo qua e là incontriamo ancora segnali di resistenza, di trasformismo che possono svuotare il progetto costituente, non basta cambiare sigla per essere una cosa nuova.
Sono convinto che in questi mesi abbiamo fatto dei passi avanti, ma occorre osare di più. La vera disgrazia sarebbe quella di restare ancorati solo a quello che siamo e non tentare uno sforzo per ricomporre tutta o larga parte della diaspora centrista verso un nuovo soggetto politico, di cui la governabilità e l’innovazione riformatrice dell’Italia sempre più esigono.
Si deve operare in questa direzione con maggiore determinazione, poiché se è vero che il bipartitismo è finito non è escluso che possa risorgere attraverso il presidenzialismo. In questa situazione le prossime elezioni regionali non sono più una variante localista, ma un passaggio che segna le prospettive politiche. Le nostre attenzioni primarie non possono essere solo quelle delle alleanze, che pure rivestono un carattere d’importanza, o discutere degli assessorati o di chi entra nel “listino” – questioni che non sottovaluto – ne possiamo lasciar trionfare la logica del male minore, ma il progetto che vogliamo costruire per le prossime elezioni politiche.
Vi è dunque la necessità di mettere in campo un progetto di ricostruzione repubblicana, che dica con chiarezza quale è il modello istituzionale che vogliamo, quale Stato, quale organizzazione, quali poteri e contropoteri si devono mettere in campo, quale orientamento vogliamo fornire alla società italiana.
Da questo punto di vista la scesa in campo di Rutelli e Dellai può essere stimolante se si inserisce in un percorso unitivo e non frazionistico. Resta comunque il dato che con questa presenza dobbiamo dialogare e vedere se è possibile lavorare insieme per costruire un nuovo soggetto politico, autonomo dal Pdl e dal Pd, in contrasto con i populismi della Lega e di Di Pietro.
Solo un soggetto forte, ben strutturato, con gestione collegiale e, soprattutto, con un progetto politico chiaramente definito può determinare le possibili e probabili alleanze e pertanto essere un soggetto vero del cambiamento. Non credo che questo obiettivo si raggiunga creando nuovi frazionismi.
Per queste ragioni la fase costituente del nuovo soggetto politico mantiene in essere tutte le sue potenzialità ma oggi richiede un tasso di coraggio e aperture maggiori del passato.
Ci sono tempi, e questo è uno di quelli, in cui bisogna mollare gli ormeggi e avventurarsi sul mare aperto, avendo come bussola la storia, gli ideali e chiarezza di obiettivi, accogliendo gli inviti di un poeta: “ Che i martelli del cuore battuti per squillare non fallino su corde lente, debilitanti, o che si spezzino”.
Liberal, 31/10/09


Non con simpatia,ma addirittura con un certo entusiasmo,da parte mia.
Potrebbe essere il vero punto di snodo.
E senza indugiare un attimo mi chiedo come potremo noi, nel migliore dei modi, favorire un processo che alla fine registri una convergenza.
Mi auguro che l’Unione di Centro e quest’ultima di Rutelli siano iniziative parallele, in qualche modo preordinate.
Il fatto che per ora si prenda tempo, e si vada ciascuno per la sua strada, lo trovo tutto sommato comprensibile, ma non indenne da qualche rischio. Se l’Udc facesse delle scelte non appropriate alle prossime Rgionali, i percorsi, che ora appaiono convergere, potrebbero divaricarsi irrimediabilmente. E’ il momento di accantonare le scelte ispirate a criteri territoriali e dare un forte segnale di simpatia e sostegno alla nascente organizzazione. Da laziale aggiungo anche che vedo profilarsi, Lanzillotta,Rutelli, dei punti di riferimento importanti che finora sono mancati. E noi,possiamo giocare meglio il nostro ruolo all’inteno dell’Udc, tesserandoci, oppure in modo diverso?
Vedo con molta simpatia l’ iniziativa portata avanti da Rutelli, Dellai, Tabacci e Cacciari (non dimentichiamo anche questa seria e costruttiva anima “laica”!) e ritengo che sia importante avanzare un dialogo con il nuovo soggetto in uno spirito di cooperazione verso il completamento reale della Costituente di Centro.
Noi di Roma pensiamo che l’iniziativa di Rutelli possa , in qualche modo, anche scompaginare l’attuale assetto dell’UDC romana e aprire nuovi spazi per l’ingresso della società civile nel futuro nuovo soggetto politico di centro che ora ci appare più vicino.
Il Laboratorio Persona è futuro di Roma proverà a porsi come punta avanzata di dialogo e di confronto con Rutelli e i suoi amici.
Cari saluti
A me sembra arrivato il momento di “rischiare”: smettere di procedere per piccoli passi incrementali, e fare quel salto disruptive come si dice nell’ambito della ricerca e sviluppo (che poi porta alle vere innovazioni e scoperte). La “tattica” UDC delle scelte contingenti alle regionali poteva avere un senso nel barcamenarsi giornaliero in attesa di un qualche evento futuro favorevole: il manifesto Dellai richiede più coraggio, scelte autonome più nette … pena il lascirsi sfuggire un momento “magico” per molti motivi che hanno finito per rafforzarsi a vicenda; e pena il non essere capiti, e agganciati, da un popolo anche eterogeneo di persone in cerca di una reale e solida rappresentanza politica. Auguri!
Sono passati quasi due anni da quando si è avviato il percorso per la costruzione dell’Unione di Centro e le decisioni di Chianciano situano il Congresso costitutivo nell’autunno del 2010, cioè a quasi tre anni dall’avvio del percorso, un tempo lunghissimo che può essere ulteriormente dilatato se, come avviene in Lombardia, per problemi tutti interni all’UDC (Unione Democratica Cristiana), questa non mantiene e impone il rinvio delle tappe intermedie quale la convocazione degli Stati Generali già fissata per il 21 novembre prossimo.
Trovano conferma in ciò le preoccupazioni espresse da Savino: l’idea che l’ancoraggio nel porto sicuro di ciò che si è sia più premiante di quanto possa derivare dall’accettare la sfida del mare aperto.
Non credo che la Rosa per l’Italia, certamente non il Movimento Civico Lombardo, abbiano ed esprimano preoccupazioni all’invito di Savino “per osare di più”, anche per la semplice ragione che non hanno nulla da perdere ma speranza da vendere.
Sono convinto che la proposta di Rutelli e degli altri promotori sia anche una sfida per il progetto costituente messo in campo dall’Unione di Centro. Infatti non possiamo non considerare che questa proposta interviene e interagisce con la nostra proposta politica, che è rivolta alla nostra stessa area di sensibilità politica, che si pone obiettivi largamente condivisibili.
Per queste ragioni ci interroga sull’attualità e adeguatezza del percorso della costituente dell’Unione di Centro che abbiamo intrapreso.
Per queste stesse ragioni credo che, oltre a guardare con attenzione a questa nuova proposta, occorra avviare un dialogo e un confronto con i suoi promotori per costruire assieme le risposte ai temi evidenziati anche da Savino come limiti della proposta ma prioritari per il Paese.
Personalmente spero che questa nuova proposta sia un passaggio utile per costruire qualcosa di nuovo, sia in termini di proposta politica che di contenitore (associazione, partito o forza politica che sia), come condizioni assolutamente necessarie per il futuro del Paese e la sicurezza economica, civile e sociale dei suoi cittadini.
Mi auguro che dall’incontro tra i firmatari di questo Manifesto e gli altri soggetti che ormai da tempo e con grande sforzo camminano sulla stessa strada (Rosa per l’Italia, Movimento Civico Lombardo, Liberal, ecc.), possa nascere una formazione politica autorevole e credibile che sia in grado di dire ad ogni persona: vieni con noi perché stiamo costruendo qualcosa di nuovo per quando Berlusconi cadrà.
R. Vialba
Caro Savino,
sono Angelo Fragnelli. Abbiamo avuto modo di conoscerci in Puglia (a Taranto) durante il percorso di nascita della Rosa per l’Italia. Il nostro piccolo paese è uno dei pochi (a livello nazionale) in cui il percorso di integrazione tra vecchia UDC e Rosa per l’Italia è avvenuto da tempo. Personalmete vi leggo e continuo a seguirvi con costanza (il mio nome lo ricorderanno anche gli amici del blog di Bruno Tabacci; purtroppo esigenze professionali mi hanno ormai portato a dedicare tutto il mio tempo all’azienda per cui lavoro). Pur non potendo essere un protagonista di questo percorso, sono qui a dichiararvi il mio entusiasmo per quanto sta accadendo. Mi sono affacciato alla vita politica quando ormai la DC non c’era più. Sono stato segretario cittadino del PPI, ma ho bbandonato la scena quando il PPI è stato affossato dal percorso Margherita. Ho ripreso a sognare qando è tornato in campo Mino Martinazzoli con il progetto Alleanza Popolare. Lei sa bene quali fossero le intenzioni di Martinazzoli e sa anche i motivi per cui l’On.le Martinazzoli è stato costretto ad abbandonare anzi tempo quel progetto. Quel seme lasciato nel terreno comincia, però, oggi a portare i suoi frutti (così la pensa uno che in quel progetto ha creduto). Nessuno di noi avrebbe voluto rifondare la DC, ma le cose di cui oggi parlate le ho sentite da Mino Martinazzoli quando è venuto in Puglia a presentare la mia candidatura alle Regionali scorse. Mi piacerebbe pensare che ci sia, se non una regia comune, almeno un comune sentire ormai divenuto troppo più grande delle singole personalità. Ritengo che l’unico pericolo da evitare sia proprio quello di ritagliare spazio per sè stessi; ritengo che, se tutti voi politici “di primo piano” aveste oggi finalmente il coraggo di mettere da parte i percorsi e le storie personali, certamente saremmo di fronte a quella rielaborazione del sistema politico italiano, che possa portarci oltre questa oscura fase bipartitica.
Martinazzoli non poteva offrire un approdo certo ai tanti politici che avrebbero dovuto staccarsi da un “percorso sicuro e tranquillo”; oggi voi tutti (Lei, Tabacci, gli ex Popolari, i Liberal, l’UDC ed ora Rutelli, Cacciari, Dellai, ecc…) avete contribuito a creare le condizioni perché ciò possa avvenire. Mi augro, pertanto, che continuiate con estrema convinzione e coraggio lungo questo percorso. La gente ci crede. Siete voi a dover essere ancora più determinati. Non è più il “momento della prudenza”… è tempo di agire, con forza e con convinzione.
Un grande “in bocca al lupo”. Angelo Fragnelli (Crispiano – TA).
Generalmente i treni passano una sola volta…che peccato perderli per sempre!!!
Condivido la proposta contenuta nel “manifesto del cambiamento e buongoverno”: è un ottimo progetto che si colloca a pieno titolo nel solco di un percorso costituente che ci ha visto protagonisti prima con La Rosa per l’Italia e poi nell’Unione di Centro.
Ma, questa volta, i tempi della politica ci hanno regalato un inedito dinamismo. Tanta velocità rischia di spiazzare gli amici che in questi diciotto mesi si sono impegnati nella Costituente, ne hanno accompagnato con entusiasmo l’avvio e ne hanno sostenuto il progetto nonostante qualche “stop and go” di troppo.
Con la presentazione dell’associazione “Cambiamento e buongoverno”, ma soprattutto dopo le dichiarazioni di Rutelli e Casini rilasciate a margine del Convegno organizzato dai Circoli Liberal, siamo entrati in una nuova fase di tipo federativo. Una stagione caratterizzata dal confronto tra forze ben distinte che però intendono concorrere, in un’unità di intenti, alla formazione di un unico soggetto politico, espressione articolata dei diversi territori e di varie proposte culturali. In questo senso, il processo di sviluppo dell’Unione di Centro, così come lo avevamo immaginato a Chianciano, rischia di bloccarsi per essere sostituito da una nuova modalità di allargamento tra forze federate. Insomma, chi condivide la necessità di una nuova stagione politica, intende farlo con l’UdC, ma da posizioni per il momento distinte.
In questo scenario, la Costituente di Centro, che ad oggi rappresenta lo spazio privilegiato per il confronto tra l’UDC, La Rosa per l’Italia, i Circoli Liberal e i Democratici Popolari, rischia di rappresentare uno spazio anacrostico, ormai superato dagli eventi.
Per questo, per non disperdere i risultati sin qui ottenuti, penso sia indispensabile ripensare immediatamente ad un nuovo ruolo per la Costituente, immaginando modalità di aggregazione inedite e percorsi anche irrituali. In sintesi: coraggio e apertura.
Giuseppe Berthoud
Ciao Giuseppe, lieto di rileggerti su questo blog.
La rete (o la “costellazione” come preferisce chiamarla Savino) di “Persona è futuro”, in fase di costruzione su base federale, vuole essere una risposta anche alla esigenza da te richiamata, essendo non un gruppo dell’UDC, ma un Laboratorio culturale aperto a tutta l’area della società civile che si rispecchia nel Centro.
Il pensiero personalistico costituisce il filo costruttivo e la sintesi aggregante del nostro percorso.
Ciao, a presto
Vedo con favore ed una buona dose di ottimismo la scelta degli undici di dar vita ad una proposta molto vicina a noi, cui anche l’ottimo Bruno Tabacci è pietra angolare di questo nuovo manifesto politico, che ben conosciamo per serietà e capacità politica e tecnica.
“cambiamento e buongoverno” proprio ciò che anche noi desideriamo, una proposta politica gemella alla nostra, ma proveniente da centrosinistra, per contribuire a determinare la rottura da questo finto e negativo bipartitismo, per offrire una proposta e dei contenuti politici diversi, maggiori e mi permetto di dire migliori qualitativamente.
Nuova linfa alla pianta del centro moderato, liberale moderato democratico e repubblicano, e se posso dire positivamente critico, per dare anche una scossa rivitalizzante a quadri e dirigenti locali provinciali e regionali Udc a volte “sonnecchianti”.
Cari amici di Persona è Futuro e della Costituente di Centro ,da molto tempo cerco di seguire i blog di Casini,Tabacci, Pezzotta, Persona è Futuro,il distinguo che ci fà notare Giuseppe Sbardella di essere un Laboratorio politico va benissimo .E’ necessario però che con qeste nuove entrate ,maggiormente quella di Cacciari e Rutelli ci dessero immediatamente il segnale di un Partito senza dubbi antiberlusconi.
C’è necessità di aggrecare nuove generazioni politiche che devono essere guidate dalle Persone di esperienza ,coraggio, e pasienza.
Noi quste persone le abbiamo e credo che non bisogna troppo calcare la mano ad aggrecare soggetti che non conoscono la moderazione.
Circa due mesi fà ho scritto un e.mail a Giorgio la Malfa dicendogli proprio che lui era uno che doveva partecipare con la Costituente di Centro,se accadrà benvenga.Fernando Miele.
Cari amici riprendo alcuni passi delle riflessioni di Pezzotta, perchè rappresentano, a mio modo di vedere, un punto centrale sui cui ragionare: “…La scesa in campo di Rutelli e Dellai può essere stimolante se si inserisce in un percorso unitivo e non frazionistico. …Con questa presenza dobbiamo dialogare e vedere se è possibile lavorare insieme per costruire un nuovo soggetto politico…. Solo un soggetto forte, ben strutturato, con gestione collegiale e, soprattutto, con un progetto politico chiaramente definito può …essere un soggetto vero del cambiamento”.
Condivido e pongo alcune domande. L’invito al percorso unitivo viene fatto come Rosa per l’Italia o come UdC? Non è arrivato il momento di porre la questione dell’apertura reale dell’UdC e di una collegialità gestionale del nuovo soggetto, perchè in questa fase la forma rappresenta, aldilà delle parole, il contenuto politico-programmatico? Raggiungere il 14% dei consensi, come auspica Casini, non può essere il frutto di alchimie politiche o di trasformismi vari, ma deve partire dalla declinazione vera della dottrina sociale della Chiesa; solo così si può avviare nel paese una nuova stagione e ridimensionare le politiche scissionistiche della lega o la demagogia giustizialista dei vari Di Pietro. In questi 15 anni di bipolarismo muscolare in cui si sono persi di vista i problemi della gente, in alcuni momenti altri soggetti hanno cercato di rappresentare qualcosa di nuovo, seguendo logiche trasformistiche. Poichè non costruivano sulla “roccia”, il loro tentativo è risultato fallimentare. Lo stesso rischio può correre l’Unione di Centro se non ha il coraggio di mandare via i mercanti che stanno nel tempio.
Quali strategie si possono mettere in atto perchè ci sia un rinnovamento vero?
Propongo di organizzare come Rosa per l’Italia un convegno nazionale per riflettere sull’attuale evoluzione politica e per contribuire a definire una sorta di road-map per il nuovo soggetto politico del centro.
La Rosa Bianca è nata quando l’UDC stava ancora nella CDL con l’idea chiara di costituire un partito laico d’ispirazione cristiana, partendo dalla dimensione dei singoli territori. Probabilmente bisognava continuare questo percorso, ma se ci si è fermati è stato anche perchè l’UDC si è avvicinato alla linea di Tabacci e Pezzotta, diventando una forza di opposizione. Aiutatemi a capire meglio questo manifesto: se è una rottura con l’UDC, penso sia sbagliato proprio adesso; se invece c’è un accordo con Casini non dovrebbe essere tenuto sotto banco; se è un’adunata di leader laici e cattolici in cerca di riposizionamento per fare il terzo partito di plastica, arrivederci e grazie; se (come spero) è un modo per dare una scossa alle realtà locali dove l’UdC non ce la fa, c’è bisogno di ripensare ai Comitati civici, non di affidarsi a presunti salvatori della patria.
Sono d’accordo con quanto scritto da Paolo Giuseppe d’Angelo. Occorre che la Rosa per l’Italia esprima una posizione chiara sulle ultime evoluzioni della situazione politica. Per crederci ancora bisogna avere una strada da seguire. Tabacci ha chiesto la convocazione dell’ufficio politico del movimento: speriamo che qualcosa si muova.
Vedo molti colleghi della Rosa Per L’Italia avere le stesse nostre perplessità.Non credo che Tabacci -Pezzotta ed altri si vogliono ritrovarsi nel Vecchio partito con le ragioni di cui ne uscirono.
Ancora oggi qualche politologo prevede per le Regionali ,9 regioni PDL+ UDC questo a noi non ci garba dicono i toscani.
Ma siamo quasi certo che ci sarà una decisione univoca per mettere insieme una forte squadra senza i berloscuniani.
Fernando Miele
La situazione non è affatto chiara.
Nel blog di Tabacci si dichiarava di continuo (con il tacito assenso dell’ospitante) l’estinzione dell’esperienza della Rosa per l’Italia.
Ora lo stesso Tabacci, dopo aver sottoscritto autonomamente il documento del gruppo di Rutelli e Dellai, ha chiesto a Savino di convocare l’Ufficio politico della Rosa per l’Italia.
Non si è neppure capito se il progetto di Rutelli / Dellai / Tabacci sfocerà in un nuovo partito e gruppo parlamentare (sembrerebbe di si se ci fossero i numeri minimi).
Forse sarò “superato” ma ritengo che alla lunga la coerenza paga anche in politica, al di là dei cambiamenti repentini di rotta.
Apriamo il dialogo con il nuovo gruppo (o partito?) della nostra stessa area ma continuiamo a percorrere con tenacia e pazienza la nostra strada della Costituente di Centro lavorando per la costruzione di un grande partito in cui tutte le reali componenti culturali e politiche di ispirazione moderata dinamica possano paritariamente ritrovarsi.
Le “scorciatoie” possono essere spettacolari e portare (forse) vantaggi a singole persone, ma non al bene comune.
Per quanto riguarda il Lazio, i miei corregionali sanno come la penso. Corriamo da soli alle Regionali, sono pronto a votare un candidato di Centro alla Presidenza della Regione, si chiami Rutelli o Ciocchetti non importa.
Cari saluti
A Giuseppe Sbardella e a tutti gli amici
Tu scrivi “continuiamo a percorrere con tenacia e pazienza la nostra strada della Costituente di Centro”. Molti di noi sono convinti che è la strada maestra, ma noi siamo inseriti in questo percorso? Tutte le situazioni territoriali in cui l’UdC è chiuso a riccio e quelli della Rosa sono fuori come è possibile portare e far pesare le proprie posizioni, idee, etc?
Chi è fuori rimane con il suo gruppo di sostenitori, ma non riesce a creare una prospettiva politica, perchè, ad esempio, si svolgono le assemblee provinciali dell’UdC e non si fa parte. Come si va a proporre ai cittadini l’adesione al nuovo UdC? Come si fa a dire alla gente che si aderisce a qualcosa di nuovo, se l’UdC è più vecchio e chiuso in sè stesso di un soggetto autistico? Se vogliamo rimanere credibili ed affidabili, bisogna sciogliere i nodi, altrimenti veniamo distrutti dal logorio di essere sospesi in un limbo. Vorrei che ci fosse un confronto vero in un qualsiasi luogo d’Italia con la speranza che possano venir fuori proposte per far partire la costituente di centro.
Tutte cose sante e giuste, ma la realtà è una sola: i giorni passano ; L’Unione di centro è sempre solo e soltanto UDC; ci avviamo ad alleanze regionali con il Pdl. La vittoria di questo partito, sicura con l’alleanza con noi, dimostrera:
- che Berlusconi ha il pieno consenso del popolo italiano;
- che il suo governo del Paese è condiviso;
- quello che vuole realizzare a livello istituzionale e nell’ambito della giustizia è giusto ed accettato o dal popolo.
Ho l’impressione che sia molto più interessante e avanti di noi la posizione di Fini.
Pare che Tabacci ti abbia chiesto di convocare la direzione della Rosa bianca. Quando avverrà ?
La decisione di Tabacci mi sembra un’ottima scelta, per motivazione e tempestività: finalmente ci si rende conto che non è più il momento dei tatticismi e delle “alleanze leopardate” ma occorre “lanciare il cuore oltre l’ostacolo”, come ha detto!!! Barra al cento e avanti tutta!!!
Seguo con interesse tutto ciò che si muove per creare una seria alternativa al berlusconismo e che possa trovare la sua ragione a partire da valori umani e cristiani condivisi (e non trovandola invece nell’essere contro qualcun altro).
Come ho scritto qui (http://famigliacolori.wordpress.com/2009/11/09/il-muro-non-e-crollato/), ritengo importante l’appello al dilaogo del card. Bagnasco. Mi domando se non sia utile trovare subito un terreno comune ed evitare di disperdersi in mille rivoli …