Verso la Costituente di Centro

2009 Novembre 3
by Savino Pezzotta

Il dibattito sul superamento del Bipartitismo e la creazione di un nuovo soggetto politico autonomo dal Pdl, dal Pd e alternativo ad ogni forma di populismo e giustizialismo, si arrichische ogni giorno. Il lavoro, le fatiche e le passioni che abbiamo messo in campo con tanta pazienza dalla nascita della Rosa per l’Italia e con l’avvio della Costituente cammina . Bisogna impegnarci perchè questa stagione di germogli non subisca le gelate dei nostri conservatorismi, delle nostre paure, dei nostri piccoli interessi. Non possiamo ancora dire che siamo arrivati alla meta, ma sono convinto che un tratto di strada si sia compiuto e che ora non possiamo arretrare di fronte ai nostri dubbi, alle resistenze che si insinuano dentro di noi e nei nostri compagni di viaggio. Sono un montanaro e so che andare in montagna è faticoso, che si sale a fatica e che molte volte, per riprendere slancio occorre anche essere capaci di arretrare un pochino. L’importante è non perdere di vista la meta.

Con l’iniziativa di Rutelli si evidenzia sempre di più il fallimento di un sistema politico e l’inconcludenza della prospettiva bipartica. L’intervista che oggi Lorenzo Dellai   ha rilasciato a Liberal è il segno che qualche cosa di importante si muove e che i nostri desideri si intrecciano. Consegno alla vostra valutazione e riflessione il testo dell’intervista , nella speranza che rafforzi ad ogni livello il nostro impegno.

Certo che si può andare oltre il bipolarismo. Lorenzo Dellai ne è convinto e non fa alcuna fatica a condividere l’appello rivoltogli da Savino Pezzotta con l’articolo pubblicato sabato scorso su liberal. «È possibile superare la trappola in cui il sistema attuale ci ha portati», dice, «ed è possibile farlo costruendo un unico grande partito insieme con l’Udc». Non sarà un lavoro semplice, né un’opera di breve durata, spiega il presidente della Provincia di Trento.

In gioco non è tanto la possibilità di un riposizionamento tattico, ma «l’offerta di una nuova visione del futuro», realizzata a partire «dall’idea del bene comune, principio che negli ultimi anni ha smesso di essere di moda». Comincia dunque a definirsi in modo più chiaro il percorso che l’inventore della Margherita (Dellai è stato il primo a utilizzare questo simbolo, nel 1998) ha avviato la settimana scorsa, con la presentazione del “Manifesto per il cambiamento e il buongoverno”. Una strada condivisa con Francesco Rutelli, sulla quale molti sono disposti ad affacciarsi, innanzitutto altri nove sottoscrittori del documento, ma che nemmeno può essere considerata, ancora, il prodromo di una nuova formazione politica. A quella, d’altronde, il presidente della Provincia di Trento vorrebbe arrivare insieme con l’Unione di centro, e per farlo è disposto a darsi tempi che difficilmente potranno essere rapidi: «La nostra non è la cultura del predellino», è la sua rivendicazione, a cui si accompagna un richiamo significativo: «Come Alcide De Gasperi, anche noi oggi abbiamo davanti un mondo da ricostruire: è quello crollato con la fine del compromesso tra benessere e coesione sociale, sul quale si sono rette per decenni le democrazie occidentali». Nell’orizzonte di un democratico trentino si tratta di un riferimento eveidentemente indispensabile.

 È davvero finito il tempo del bipolarismo, presidente?

Il grande valore che secondo me va sdoganato è il principio della democrazia dell’alternanza: dovrebbe essere lo strumento attraverso il quale i cittadini possono esprimere un’alternativa per il ricambio e per evitare la stagnazione, ma alla fine è stato interpretato in una logica tendenzialmente bipartitica che oggi mostra la propria fragilità: il sistema oggi è evidentemente incapace di evocare un’idea di futuro del Paese.

 È un giudizio che si fa strada in modo non impetuoso, nell’opinione pubblica, ma progressivo.

Ed è a partire da questo punto di vista che mi sento di dare una risposta positiva alla domanda iniziale. Si apre la strada di una politica nuova, è possibile superare la trappola di questa deriva bipartitica.

 Il suo “Manifesto” dunque guarda in questa direzione.

Sì, e lo sforzo maggiore credo debba essere destinato a far passare un concetto: la politica nuova non consiste nel ritorno alla palude, a un sistema cioè in cui non c’è nessun principio di responsabilità. Credo lo si debba dire perché l’accusa che ci può essere rivolta è appunto quella di voler tornare al tutti con tutti, che poi magari trasfigura nel tutti contro tutti.

 Dica lei di che si tratta, lo dica in positivo.

Si tratta di costruire un’alternativa politica concepita per il bene del Paese, per un’idea di futuro e non contro gli altri. Perché si possano creare le condizioni di un percorso simile, naturalmente, si deve ancora lavorare tanto.

Nell’appello che Savino Pezzotta le ha rivolto sabato scorso dalle colonne di liberal si invoca un approccio non semplicemente “riformista” ma “riformatore”, in grado cioè di affrontare e sciogliere i grandi nodi di sistema, dalla riforma previdenziale al generale superamento delle chiusure corporative.

Primo: l’invito che rivolge Pezzotta è quello che rivolgo a mia volta. Abbiamo davanti scenari nuovi che poco hanno a che fare con semplici misure tattiche, con un nuovo bilanciamento di classi dirigenti in un senso o nell’altro.

Secondo?

Pezzotta ha ragione anche rispetto all’idea concreta del grande impegno riformatore che ci si deve assumere. È qualcosa di non tanto lontano dall’idea ricostruttiva di cui scriveva Alcide De Gasperi a cavallo tra la fine del fascismo e la nascita della Repubblica. Anche a noi tocca ricostruire dalle fondamenta un principio di vita politica, sociale economica.

 Anche se non abbiamo una guerra alle spalle.

Anche se non c’è stata una guerra, certo, perché comunque abbiamo alle nostre spalle appunto il crollo di quel grande compromesso tra benessere e coesione sociale sul quale si sono rette per decenni le democrazie europee. Ci sono grandi rischi: magari per avere più benessere c’è chi sarebbe disponibile ad accettare meno coesione; o chi, per avere più sicurezza è disposto a rinunciare a una quota di democrazia. Come si vede qui non si tratta di arrovellarsi dietro congetture tattiche, ma di darsi una previsione strategica comune.

 Pdl e Pd non sono in grado dunque di affrontare sfide simili?

Offrono risposte non adeguate: la sinistra non sembra aver capito fino in fondo gli effetti della crisi, la nuova destra propone un’illusoria protezione ma non sa dare gli stimoli per venirne fuori, dalla crisi. È a partire da questa constatazione che abbiamo presentato la settimana scorsa un manifesto per una proposta democratica, popolare, liberale, che credo sia destinata a incontrarsi con il percorso della Costituente di centro.

 Incontrarsi come?

Seguendo due percorsi che portino a un unico nuovo grande partito. Spero che si realizzi l’intenzione dell’Udc di andare oltre se stessa, dichiarata prima a Todi e poi a Chianciano. Così insieme potremo dar vita a una a una formazione in grado di raccogliere tutti coloro che si riconoscono in una certa idea della politica.

Ma c’è nel Paese la richiesta di una politica di questo tipo, che sia fondata sulla ricerca del bene comune? O la contrapposizione estrema degli ultimi anni l’ha spenta?

Capisco il timore: per anni si è proposta l’idea di una politica concepita come sondaggio e non come costruzione dal basso, abbiamo assistito a una drammatica semplificazione. E allora proprio perché le cose sono andate così il progetto di cui parlo ha futuro solo se siamo consapevoli che la strategia a cui dobbiamo dare vita non si esaurisce in una settimana. Il nostro d’altronde è un approccio non compatibile con la cultura del predellino, abbiamo bisogno di gradualità. Non si tratta di fare annunci attraverso ni media. Posso aggiungere una cosa?

 Dica pure.

Se si passa dal livello delle classi dirigenti e ci si affaccia nella vita quotidiana delle persone ci si rende conto che non solo c’è un grande bisogno, ma anche un’aspettativa forte per una politica nuova: parlo appunto di una politica capace di ripristinare il senso delle istituzioni, di rimettere al centro il bene comune, di riproporre un’idea di futuro intesa come visione di lungo periodo. Forse c’è molto disincanto.

 Diciamo pure diffidenza.

Certo, gli ultimi anni hanno fatto in modo che un’idea simile della politica assumesse più il carattere di un miraggio. Eppure la gente se lo aspetta, e qui non discutiamo di un Centro che va a contrattare con un partito e poi con l’altro, ma di una cosa solida.

 A proposito: le Regionali potrebbero fornire un’anteprima di questa nuova formazione di Centro che lei ha in mente?

Dobbiamo fare i conti con una situazione oggettiva, quella dell’Udc che ha realizzato negli anni una serie di alleanze, anche a macchia di leopardo, ma che nei singoli territori sono consolidate. Dall’altra parte c’è l’esigenza di non penalizzare il progetto con tentativi estemporanei. Però credo che in singole realtà o regioni alcune intese sarebbero possibili. L’importante è ricordarsi della lezione di Moro: la politica non consente salti.

20 Risposte leave one →
  1. 2009 Novembre 4
    Giuseppe Berthoud permalink

    Viviamo in una stagione segnata da una profonda crisi economica, sociale e politica e la cronaca di questi mesi ha fotografato con implacabile asprezza i limiti del sistema Italia, le sue contraddizioni e l’inadeguatezza di uno schema politico appesantito e “fermo sulle gambe”.
    Le radici di questa deriva hanno origine profonda, ma le conseguenze di un sistema politico bipolare in versione italica hanno contribuito a svelare l’inadeguatezza di questo modello.
    La propensione al bipartitismo infatti, ha annullato le positive peculiarità derivanti da un sistema democratico imperniato sull’alternanza che, per sua natura, dovrebbe invece reggersi sul reciproco rispetto tra le parti e nella vicendevole legittimazione, nel segno di un solido ancoraggio a valori fondanti condivisi.
    Questo schema bipolare ha obbligato gli schieramenti a rincorrere soluzioni-scorciatoia che hanno messo la sordina alle riforme che pure necessiterebbero al paese. Troppo rischioso, per due fazioni contrapposte, impegnarsi per dei progetti con una scarsa ricaduta sul consenso elettorale; meglio dibattere sulle questioni dell’oggi per catturare l’attenzione del cittadino elettore e per ottenere così una nuova maggioranza destinata a “contrapporre dei rimedi” ai presunti disastri attuati dal governo che si intende sostituire. Così, invece di creare un’alternanza virtuosa in grado di migliorare le riforme già avviate, siamo soggiogati da una prospettiva di alternanza finalizzata a ribaltare l’esistente. La politica rischia quindi di ridurre il suo campo visivo; lo sguardo diventa corto e miope e la prospettiva si ripiega sul presente.
    Per questi motivi, un tema così specificatamente politico come l’assetto bipolare, apparentemente distante dai problemi quotidiani, rappresenta invece uno snodo fondamentale per il futuro e per lo sviluppo dell’Italia.
    In questo scenario si collocano i progetti dell’Unione di Centro e, più recentemente, del “Manifesto del cambiamento e del buongoverno”
    L’obiettivo prioritario di queste esperienze e di altre che sono in cantiere, è quello di concorrere alla trasformazione di questo bipolarismo per sostituirlo con un assetto dove la forza propositiva sia affidata alle forze maggiormente orientate al dialogo e, con ciò, inducendo alla ragionevolezza le forze più intransigenti.
    In questo senso, le alleanze che andranno a definirsi per le regionali non possono essere utilizzate per prolungare l’agonia di uno schema incrostato ed inadeguato che invece va scomposto e poi ricomposto in previsione delle elezioni politiche nazionali del 2013.
    In questo senso, la Costituente di Centro deve ritagliarsi con caparbietà e determinazione il ruolo di protagonista che le è stato assegnato dall’Assemblea di Roma e dagli Stati Generali di Chianciano e deve essere l’interlocutore principale in ogni confronto politico.
    Ho letto quindi con molta soddisfazione del confronto-intervista Pezzotta/Dellai sulle colonne di Liberal e mi aspetto ulteriori interessanti sviluppi intorno ad una Costituente di Centro che faccia dell’apertura e del coraggio gli elementi irrinunciabili in questa stagione politica.
    Giuseppe Berthoud

  2. 2009 Novembre 4
    Fernando Miele permalink

    Caro Savino Pezzotta riesco sempre a capire meglio il suo appello della linea De Gsperi , gli accenni a Moro, ma se noi ,convinti della Costiuente di Centro , ancora ascoltiamio tanti dell’UDC convinti di alleanze con il PDL non ultimo un politologo prevede 9 regioni PDL+IDC ,questo sicuramente non avvicinerà altre persone ne all’UDC, ne alla Rosa per l’Italia .E’ Giusto la sua riflessione di essere un montanaro e guardare la vetta pensando che non è facile raggiungerla,ma come ho detto più volte noi abbiamo tante persone di sana salute, culturale e politica ,e che hanno una pasienza sufficiente di attendere e marciare per raggiungere la vetta. Noi della Rosa per l’Italia ,dopo anni di lavoro abbiamo il diritto di non essere disintegrati dall’UDC, perchè è vero che ha dato la possibilità di darci dei parlamentari in parlamento , ma il movimento della Rosa Bianca gli ha dato l’opportunità di ritornare al 6% dei consensi permettendolgli una continuità politica autonoma, su questa autonomia dobbiamo continuare. Trovo assolutamente gravoso ,come lo pensano i nostri componenti della Rosa per Cassino ,ripetere l’esperienza delle Provinciali alle prossime Regionali ovvero fare alleanze con il PDL.

    Fernando MIele

  3. 2009 Novembre 4
    bartolomeo permalink

    a mio avviso la parola ” centro ” è limitante
    con stima
    Bartolomeo

  4. 2009 Novembre 4

    Pur condividendo la linea politica e il grande fine che ci si propone, ritengo che sia assolutamente vero quello che scrive Miele “Noi della Rosa per l’Italia ,dopo anni di lavoro abbiamo il diritto di non essere disintegrati dall’UDC”. I diritti si riescono ad esercitare se si ha il riconoscimento di cittadinanza nell’Unione di Centro; oggi molti di noi non sono cittadini in alcun territorio. Non ci resta che ritirarci in un doloroso riserbo, una sorta di “aventino”, sapendo che non saremo minimamente coivolti nelle regionali e in altre scelte.
    Caro Savino è opportuno non fare di ogni erba un fascio: le resistenze, i conservatorismi ed i piccoli interessi non appartengono ai “desaparesidos” della costituente di centro; vengono dai quadri dell’UdC. Il fare un passo indietro e riprovare a scalare la montagna vanno sostenuti dalla determinazione di scrivere anche propositi sgradevoli.
    Cari amici, sono desolato. Credo che vi continuerò a leggere, ma eviterò di scrivere quello che di volta in volta penso.
    Al momento faccio letteralmente un passo indietro!

  5. 2009 Novembre 5

    Cari amici,
    mi sembra che la linea proposta da Pezzotta non vada nella direzione di essere “disintegrati dall’UDC”.
    Siamo (quasi) tutti stanchi per le continue battaglie per costruire, nell’ambito della Costituente di Centro, un nuovo soggetto politico, diciamo anche un partito, che non sia (e che non sia percepito) come una UDC allargata, e che invece permetta una vera rappresentanza di quella larga area moderata, dinamica, non conservatrice, ad ispirazione cristiana (ma non rivolta ai solo cristiani) che siamo soliti chiamare area di Centro.

    Ma questa stanchezza non ci deve far abbandonare l’impegno.
    Ci sono indizi positivi.

    La rete di Persona è futuro va crescendo. Dopo il successo dell’envento del 18 settembre a Roma, sono in programma altre manifestazioni a Matera (il 7 novembre) e a a Roma il 4 dicembre.

    Dal punto di vista politico le iniziative di Italia Futura e del movimento di Rutelli e Dellai muovono il quadro al Centro e possono aprire nuovi spazi di partecipazione per la società civile.

    Certo c’è da andare controcorrente, ma questo lo si sapeva bene.

    Nei momenti di sconforto (sarebbe disumano non averli) ricorro a due medicine.
    La prima è una frase del Vangelo: “chi mette mano all’aratro e poi si volta indietro non è degno del Regno dei Cieli”. E non è forse la nostra una “missione” in risposta ad una specifica “vocazione” laica all’impegno in politica.
    L’altra è il sapere che non solo, conosco tanti amici che proseguono lo stesso cammino in tante parti d’Italia, alcuni dei quali li conosco anche fisicamente (il Convegno di Roma è stato utile anche in questo senso..).

    Forse ho scritto troppo, cerco di condensare in tre parole: lucidità, fiducia, coraggio.
    Cari saluti

  6. 2009 Novembre 5
    Alessandro permalink

    Caro Savino,

    GRAZIE per quello che fai. GRAZIE perchè abbiamo il privilegio di poter percorrere un cammino con una persona che rappresenta oggi nella maniera più alta i valori ed il pensiero di Sturzo e di De Gasperi. E consentimi di dirlo, è oggi molto più difficile interpretare ed incarnare quei valori, nella nostra società sempre più liquida, anestizzata, relativista ed individualista, ma che non dobbiamo mai scordare di amare e di migliorare, pur con tutti i suoi limiti che sono propri della nostra natura di persone.

    La meta non è ancora giunta, ma continuando ad usare la metafora del cammino in montagna, l’iniziativa di Rutelli è come trovare una fontanella d’acqua nel percorso o il cartello che indica la vicinanza all’arrivo.

    Ciononostante facciamo attenzione: continua a presiedere la Costituente di Centro, dialoghiamo con il gruppo di Rutelli, ma non abbandoniamo l’impegno nell’Unione di Centro che seppur faticoso, è oggi dall’esito non più incerto, perchè o l’UDC cambia davvero, oppure saranno dolori per lo stesso, perchè a quel punto l’offerta di Rutelli diventerebbe competitiva ed allora avremmo sì ragione per abbandonarlo.

    Dico questo perchè vedo, senza alcuna polemica, eccessivo entusiasmo nell’iniziativa di Tabacci di distaccamento dall’Unione di Centro, quasi a misconoscere nei fatti che l’UNione di Centro di oggi non sia diversa dall’UDC di prima, ossia della serie “non aspettavo che qualcosa di meglio nascesse per trovare casa migliore”, il tutto pur in una lucida coerenza delle argomentazioni politiche usate. Non sono sciocco per cui ringrazio Tabacci per il lavoro di tessitura che in parte sta facendo, ma siccome si legge di una eventuale entrata tua e di Bruno negli ipotetici gruppi parlamentari di Rutelli, io a questo ci penserei bene: in questo momento, può essere utile il ruolo di Tabacci, ma è bene che tu ribadisca e gestisca con forza il tuo ruolo di Presidente della Costituente di Centro.

    Dico questo per prudenza: può valer la pena usare da parte tua e di Bruno convergenze parallele e strategie sinergiche, ma adesso che viene il bello non distacchiamoci dall’Unione di Centro: credo che mai come in questo momento abbiamo una posizione di forza straordinaria nei confronti degli udiccini più conservatori e più chiusi.

    Anche Casini deve capire che è ad un bivio: ha sempre avuto partitini nella sua storia di leader. Ora o fa una cosa nuova che diventa una forza significativa con la quale gli auguro di diventare Presidente del Consiglio, o se vuole solo allargare l’UDC si troverà la carriera politica rovinata, perchè grazie a Dellai, Rutelli e magari anche alla Rosa per l’Italia, l’UDC inizierà a perdere consensi su consensi.

  7. 2009 Novembre 7
    Nicola permalink

    Ogni passo concreto verso la formazione del nuovo soggetto politico di centro è motivo di ottimismo; deve esserlo al di là delle preoccupazioni e dei barcollamenti. Ciò che reputo davvero importante per la credibilità del progetto è la chiarezza degli obiettivi, la trasparenza delle operazioni politiche e la forte caratterizzazione moderata e riformatrice che sia in grado di attirare al suo interno laici e cattolici insieme. Bene comune e testimonianza, democrazia e partecipazione potrebbero divenire i quattro punti cardinali.

  8. 2009 Novembre 7
    Giuseppe Berthoud permalink

    Grazie Nicola, concordo con le tue considerazioni,
    Un progetto vince quando convince e, per questo, la credibilità è essenziale.

    Giuseppe Berthoud

  9. 2009 Novembre 7
    adriana vanon permalink

    Concordo pienamente coi commenti che mi hanno preceduta.
    Quanti hanno trovato il senso della politica con la nascita della Rosa Bianca, hanno subito l’organizzazione di partito dell’UDC che – in alcune sue componenti – sono stati un intoppo alla concreta realizzazione di un lavoro comune. Questo fatto ha determinato un logoramento che poco ha a che fare con la fiducia di trovare un domani il punto di incontro necessario al Partito unico e, noi della RB, siamo stati relegati al ruolo di sudditi mal sopportati, utili solo per fare tesseramento. Con tutte le cautele necessarie a non rovinare il lavoro certosino fin qui fatto, ora si intravede l’occasione di far capire agli amici udicini che l’unione di intenti in pari dignità è uno degli ingredienti necessari per dare una risposta seria. Ben venga e spero quanto prima, la riunione dell’ufficio politico della RB, dal quale mi auguro, scaturisca una linea chiara di cui abbiamo veramente bisogno

  10. 2009 Novembre 8
    Oreste De Pietro permalink

    PARLA RUTELLI.

    Nell’intervista pubblicata sull’ultimo numero di Famiglia Cristiana (n.45/2009) Rutelli dichiara: “Noi non facciamo un partito cattolico e nemmeno vogliamo rafforzare l’attuale UDC” (pag.49).

    Ed alla domanda sulle sue giravolte risponde:
    “Ho iniziato a fare politica con i radicali 30 anni fa. In quegli anni Roberto Maroni era di Avanguardia operaia, adesso sta con Berlusconi. Franco Frattini aveva aderito al Manifesto, era socialista e ora sta anche lui con Berlusconi. Ignazio La Russa era fascista. Chi e’ nel Pd ha cambiato almeno quattro partiti. Confrontiamoci, per favore, sul contributo che ognuno puo’ oggi dare all’Italia” (pag.50).

    …quindi confrontiamoci su quale contributo può dare Rutelli all’Italia in termini di progettualità politica, idee innovative, patrimonio di valori, efficacia delle scelte, cultura di riferimento e soprattutto chiediamoci se rafforza o indebolisce il progetto di un nuovo partito che sin dall’inizio è stato presentato come PARTITO IDENTITARIO, con una notevole INTENSITA’ VALORIALE centrata sull’ispirazione cristiana e quindi sul concetto di “non negoziabilità” di alcuni valori: la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale, il rispetto dellA famigliA (al singolare come la Costituzione sancisce), l’idea di un bene comune in cui diritti e doveri coesistono in modo equilibrato.

    Su questo ci dobbiamo misurare e non su altro.

  11. 2009 Novembre 8
    Oreste De Pietro permalink

    E’ TEMPO DI FARE CHIAREZZA!

    Da alcuni giorni sono diventato il “bersaglio” di critiche, battutine, provocazioni ecc… da conoscenti, vicini di casa, amici che conoscono il mio impegno in politica e sanno che in qualche modo indirizzandole a me possono trasferirle a qualcun altro!

    Tutte le osservazioni rivelano lo smarrimento, la delusione e spesso la rabbia della gente rispetto a quanto fino a qualche mese fa era chiaro in termini di collocazione politica dell’UDC e del progetto della Costituente di Centro e del nuovo partito.

    Mi tocca di sentire rispetto al centrodestra “tanto prima o poi Casini torna con Berlusconi… se lo fa perde il mio voto… non ce la farà a rimanere al Centro…” e così via.

    Sul centrosinistra “ora vi prendete anche Rutelli… porta sì dei voti ma avete perso il mio e quello di tanti altri… prendete tutti dentro, manca solo Mastella…” e così via.

    Sul pericolo di giravolta di Casini non faccio fatica a rispondere perché mi fido di quanto ha dichiarato dopo l’incontro con Berlusconi (UDC da sola alle Regionali) e quindi il rischio è durato solo poche ore.

    Sulle giravolte DA e VERSO il centrosinistra cosa devo rispondere?

    Spero che Tabacci e Pezzotta vengano in aiuto, PRESTO E CON CHIAREZZA!

  12. 2009 Novembre 9

    Savino, l’intervista di stamane di Tabacci al Corsera, con la quale si annunciano le sue dimissioni dall’UDC e la sua intenzione di essere co-fondatore del nuovo partito di Rutelli/Dellai, cambia il nostro quadro politico di riferimento e sembrano mettere una pietra tombale sulla esperienza della Rosa per l’Italia.
    Anche volendo evitare giudizi sul comportamento di Tabacci, restano da valutare le conseguenze politiche per chi si riconosceva nella esperienza della Rosa Bianca.
    Ha un senso restare ancora nell’UdC, un partito la cui aria era già prima in parte irrespirabile?
    Ha un senso lasciare l’UDC e, in questo modo sì accelerare una sua deriva a destra?
    Ha un senso aderire al nuovo progetto che, al momento, appare fortemente sbilanciato sul fronte del liberalismo tecnocratico rispetto ad un’anima maggiormente interprete della ispirazione popolare e cristiana?
    Non ho una risposta né un suggerimento sicuro.
    Glu unici agganci che vedo certi rimangono il pensiero “personalistico” di cui si sta facendo portavoce il nostro Laboratorio “Persona è futura” estraneo a giochi di potere o meramente partitici, e la progettazione, magari insieme ai Teodem e alcuni cattolici dell’UDC e del PDL, di un’area di ispirazione cristiana da rendere poi compartecipe della costituzione, con il partito di Rutelli/Dellai e l’UDC, del nuovo soggetto politico di Centro.
    E’ un percorso stretto, ma sinceramente non vedo facili scorciatoie…
    Con i miei più cari saluti

  13. 2009 Novembre 9

    La decisione di Tabacci mi sembra un’ottima scelta, per motivazione e tempestività: finalmente ci si rende conto che non è più il momento dei tatticismi e delle “alleanze leopardate” ma occorre “lanciare il cuore oltre l’ostacolo”, come ha detto!!! Barra al cento e avanti tutta!!!

  14. 2009 Novembre 10
    Claudio permalink

    Sono un ex coordinatore di un piccolo Circolo della Margherita del Veneto, uno dei tantissimi delusi della deriva sinistroide del PD impressa, ahimè, a Franceschini prima ancora che da Bersani.
    Scivo per la prima volta al blog di Pezzotta che stimo da sempre per linearità di azione ed un coraggio che in politica non torva pari.
    Certo la presa di posizione di Tabacci “in solitaria” può avere disorientato e averti messo in difficoltà. Però, caro Pezzotta il momento è decisivo. Tu puoi essere decisivo. La tua esplicita discesa in campo senza tentennamenti con la vigoria e la tenacia che tanti ti riconoscono può essere uno stimolo formidabile per molti.
    Due le direttrici su cui devi dare tutto te stesso per far decollare il Manifesto: premere sull’UDC affincè comprenda che è ora di mollare le esitazioni (e le rendite di posizione …) e liberare il progetto della Costituente di Centro per far decollare un porgetto unico con il Manifesto “Cambiamento e buongoverno”. La seconda verso i tanti moderati del PD che ti stimano e per i quali puoi essere di grande aiuto e stimolo nel prendere decisioni che ora possono essere per loro plausibili e giustificabili, più passa il tempo e meno le potranno prendere.
    Forza
    Claudio

  15. 2009 Novembre 10
    Rodolfo Vialba permalink

    Non intendo esprimere alcun giudizio sulle scelte di Bruno Tabacci, sia perché vi sono ragioni e motivazioni che le sostengono sicuramente valide ma, credo, incomplete, sia perché appartengono alla sua personale responsabilità e coinvolgono solo lui e il suo futuro politico.
    Pur tuttavia non posso non richiamare alcuni fatti recenti ed il significato che essi avevano precisando che, non disponendo di altre informazioni che di quelle della stampa, possono oggi apparire ed essere parziali:
    1- all’Assemblea del Movimento Civico Lombardo, che aderisce alla Rosa per l’Italia, del 24 ottobre scorso e alla quale hanno partecipato Savino Pezzotta e Bruno Tabacci, è stato proprio Tabacci ad annunciare che nei giorni successivi ci sarebbero state importanti novità che avrebbero riaperto e rilanciato la prospettiva di Centro.
    2- Quando ho visto la firma di Tabacci sotto il Manifesto di Rutelli – Dellai, che condivido, ho pensato che questo atto fosse la novità concordata con Savino Pezzotta e, quindi, un segnale di attenzione della Rosa per l’Italia e di disponibilità al confronto per ri-costruire assieme una proposta e un percorso politico.
    3- in questa prospettiva, a mio giudizio, si inserivano le riflessioni di Savino pubblicate sul suo blog il 30 ottobre e la successiva intervista a Lorenzo Dellai del 3 novembre che, in qualche modo costituiva la risposta ad alcuni temi sollevati da Savino.
    4- in attesa che si delineassero meglio le prospettive aperte dall’iniziativa Rutelli – Dellai, In Lombardia si era convenuto, tra MCL e UDC, di convocare gli Stati Generali dell’Unione di Centro ritenendo questa iniziativa necessaria per rilanciare l’Unione di Centro e non in contrasto con le prospettive che si stavano aprendo.
    Le scelte di Tabacci, che ripeto non intendo giudicare, inducono ad una lettura diversa dei fatti richiamati, in ogni caso modificano il contesto in cui quei fatti si sono verificati, creano problemi e alimentano domande, ma pongono anche con urgenza e per rispetto a coloro che con ostinazione continuano a credere nelle prospettive per le quali finora si sono impegnati, la necessità di interrogarci su quale è, nelle condizioni attuali, lo spazio e la prospettiva della nostra presenza e per decidere cosa noi possiamo fare per rispondere, come dice Dellai, ad “un’aspettativa forte per una politica nuova”.
    In attesa di capire le ragioni e le motivazioni delle scelte di Tabacci, mi permetto di fare una sola riflessione critica:
    - al di là del merito che, per quanto ha detto è anche condivisibile, non altrettanto è il metodo da lui utilizzato che pone “il suo stato d’animo” e la necessità “di testimoniarlo” in antitesi con l’appartenenza ad un gruppo, la Rosa per l’Italia, e alla sua iniziativa politica. Probabilmente è vero che si sono accumulati ritardi nel processo della Costituente di Centro, l’iniziativa della Rosa per l’Italia è risultata debole, quando non assente, come improvvisati appaiono i suoi rapporti con il variegato mondo che si riconosce al centro dello schieramento politico. Di tutto questo parte delle responsabilità sono anche di Bruno Tabacci ed è anche per questo non riesco a capire il significato delle sue scelte. Certamente tali scelte avrebbero avuto altro significato politico se fossero state l’esito di un confronto interno alla Rosa per l’Italia, di un progetto e di una strategia condivisa.

    R. Vialba

  16. 2009 Novembre 10

    Cari colleghi di Persona è Futuro e della Rosa Bianca.
    A volte è più difficile decidere che tacere e aspettare , spesso può essere troppo tardi attendere.
    La decisione di Tabacci non può essere calata all’improvviso, noi abbiamo sembre avuto qualche dubbio dell’UDC e l’abbiamo manifestato più volte con comunicati sia a Tabacci che a Pezzotta .Ora credo si farà più chiarezza.
    Il compito nostro di tutti e di essere insieme con i sani principi della Rosa Bianca e seguire giorno dopo giorno l’evolversi della politica e il comportamento dei nostri Rappresentanti e correggerli prima se necessario, ansichè abbandonare la battaglia senza difendersi.
    Fernando Miele.

  17. 2009 Novembre 10
    giuseppe cerasaro permalink

    Aspettavo proprio il commento di Rodolfo Villalba.
    Sempre ben calibrato ed equilibrato.
    E mi piacerebbe ascoltare presto anche quello di Berthoud.
    Non esito a dire che toccava a Tabacci tenere Pezzotta aggiornato ed informato delle iniziative in essere. C’è stato un deficit di comunicazione, e non è nemmeno la prima volta.
    Apprezzo la serietà con cui Savino tiene fede agli impegni presi, alla parola data. Ma qui non si tratta di farsi trascinare in una sterile questione di principio. La situazione, giusto o sbagliato che sia, si è oggettivamente evoluta in questo senso, e non è possibile ignorarla. Mi domando come sia possibile, con la scadenza delle regionali ormai prossima, una permanenza nell’Udc in una posizione oggettivamente indebolita rispetto alla situazione precedente. Si rischia di arrivare tra un mese uno strappo lacerante che adesso potrebbe essere anche indolore, condotto con motivazioni diverse e argomentazioni più serene di quelle che ha usato Tabacci. Si tratta semplicemente di affermare che si va col nuovo soggetto per favorire il processo del nuovo Partito, senza creare alcuna polemica. Il nuovo non potrà certamente chiamarsi Unione di Centro. Credo che occorra una seria riflessione, ma anche la convocazione di Consiglio Direttivo, e Savino è chiamato a dare prova della sua riconosciuta responsabilità. Conoscendo un pò le persone di “Persona è Futuro”, ma anche i frequentatori di questo blog, credo che siano in pochi coloro che in questo momento se la sentono di restare all’interno dell’Udc.

  18. 2009 Novembre 10

    Rispetto l’idea di tutti e sono stato fra i primi ad accogliere con entusiasmo la novità Rutelli, quando si pensava che si limitasse ad un Movimento e non ad un Partito aggiuntivo.
    Ora però mi rivolgo alcune domande.

    L’uscita di Tabacci dall’ UDC e quella, auspicata da Giuseppe ed altri, di Pezzotta non finirebbe con l’agevolare proprio le correnti conservatrici dell’UDC e spostarne definitivamente il baricentro a destra? Certo non sarebbe una iniziativa politica lungimirante quella di mandare nuovamente Casini nelle braccia di questa destra berlusconiana…

    Seconda domanda.
    Quanto costa un partito? Chi è che sta finanziando il partito di Rutelli, Tabacci e Dellai?
    Se inquadriamo anche la loro iniziativa nella lotta in corso per la successione a Berlusconi, viene da chiedersi se dietro ai tre non ci possano essere i finanziamenti di alcune grandi industrie e banche, interessate ad una deriva tecnocratica.
    Mi ricordo un episodio. Quando, a gennaio del 2008, nel corso di una conferenza a Roma, fu chiesto a Pezzotta, allora sulla cresta dell’onda del dopo Family day, perché non fondasse un partito, la sua risposta fu lineare: “e chi me li da i soldi?”.

    Terza domanda.
    Posto che la nostra linea culturale di fondo, alla base dell’agire politico,è il Personalismo sociale, siamo sicuri che Rutelli, Tabacci, la Lanzillotta, Modella e compagni (forse con l’eccezione di Dellai) siano i nostri migliori alleati? O non sono gli esponenti di una tecnocrazia illuminata che ben poco ha a che fare con il popolarismo e il personalismo?

    E allora sarà forse meglio, nel breve periodo, restare nell’UDC, appoggiando Casini nella resistenza ad uno scivolamento organico verso il centrodestra, magari, anzi sicuramente, alzando il livello della nostra presenza, con uno stile più incisivo e con una maggior libertà di movimento e di dialogo non solo verso i tecnocrati rutel-tabacciani ma, anche, e sopratutto quei parlamentari del PD quali Bobba, Binetti, Carra, e del PD quali Pisanu, più vicini alla nostra sensibilità.

    Occorre evitare l’avventurismo politico come anche il restare, in maniera statica, dentro l’UDC.
    L’obiettivo di fondo è sempre la Costituente di Centro, occorre muoversi nell’ottica di non renderne più difficile il raggiungimento o addirittura di impedirlo.

    Cari saluti

  19. 2009 Novembre 10

    Caro Giuseppe mi è difficile capire il tuo ultimo messaggio, domani sono a Roma per lavoro al Parco Leonardo ,penso di liberarmi per mezzogiorno ,pensi che troviamo il tempo per un caffè anche nel pomeriggio? eventualmente è possibile mi dai uno squillo di telefono .
    ciao Fernando Miele.

  20. 2009 Novembre 11
    Giuseppe Berthoud permalink

    Le ore sono scivolate via, ho letto e riletto le vostre riflessioni ed ho ascoltato le dichiarazioni dei protagonisti che hanno animato il dibattito politico di questi giorni. Ho ripercorso con la memoria i passaggi più importanti di questi 20 mesi, da Montecatini a Chianciano. Come capita nella vita, insieme abbiamo attraversato momenti luminosi e momenti un po’ più grigi, grandi slanci ed inopportune battute d’arresto. Nel febbraio 2008, anche a Brescia abbiamo raccolto la sfida ed io, insieme agli amici della prima ora, mi sono presentato candidato sindaco per la Rosa Bianca. I sondaggi, poi confermati dall’esito elettorale, li conoscevo molto bene, ma per dare un significato alla presenza dei nostri leader nelle liste dell’UDC, era necessario testimoniare la proposta della Rosa Bianca. Nei mesi che seguirono cercammo di avviare un serio confronto con l’UDC: un percorso in salita e zeppo di insidie, abbiamo lavorato insieme alle provinciali e alle europee. Oggi le distanze sono meno nette e qualche progresso è stato fatto, permangono ancora molte differenze, e nessuno le ha mai nascoste, ma grazie al lavoro di questi mesi una parte del divario è stato colmato. Con l’UDC – sabato prossimo a Brescia – abbiamo convocato l’Assemblea Provinciale del Centro. Abbiamo sbagliato a crederci troppo? Dovevamo rimanere più coperti? Dovevamo lasciare maggior spazio alla tattica? Io guardo con attenzione ed interesse alla proposta di Rutelli e Dellai. La considero una delle novità più interessanti nel panorama politico, ma sono altrettanto convinto che, sino ad oggi, il lavoro dei gruppi parlamentari dell’Unione di Centro ha determinato significativi risultati politici che solo un lettura disattenta può negare. Non mi soffermo sulle modalità con cui si vorrebbe consumare un’esperienza politica. Quando si assumono posizioni politiche nette e precise, le modalità passano in secondo piano e noi ci dobbiamo interrogare solo sulle conseguenze di tali scelte, a prescindere dalle modalità. Ma sui tempi, quando li riteniamo inadatti, possiamo esprimere il nostro disappunto. La decisione politica di Tabacci, , merita assoluto rispetto, ma sui tempi scelti da Rutelli ho fortissime riserve e, per tutti noi, mi auguro che l’eccesso di velocità non pregiudichi il risultato finale.
    Da questo momento, la nostra presenza nell’Unione di Centro (provenienza: RB, Liberal, Popolari di De Mita) acquista un senso politico solo se diventa interprete di una linea politica ben definita (anche in tema di alleanze) . Magari linea di minoranza, ma netta, chiara e trasparente con minori concessioni allo spirito costituente che sino a ieri ha giustamente caratterizzato il nostro lavoro di pazienti tessitori. E’ una fase nuova che potrebbe determinare qualche contraccolpo in casa UDC, ma è indispensabile per non disperdere in una sola settimana il lavoro sin qui svolto e per preparare una nuova stagione congressuale anche in vista di un auspicabile confronto, sereno e privo di polemiche, con gli amici che tra voi hanno deciso di lavorare per il Centro della porta accanto.
    In caso contrario o in presenza di scelte politiche dell’Unione di Centro profondamente distanti dalla nostra storia, con altrettanta serenità, andrà riavviato un sincero confronto con gli amici che, in questi giorni, si stanno muovendo verso un nuovo partito e a cui va il mio “in bocca al lupo”. Ma ricordo sommessamente che nell’Unione di Centro ci stiamo muovendo verso un partito nuovo.
    Per il futuro, il cambio di linea politica diventerà un passaggio obbligato solo quando dovrò registrare significativi atti politici incoerenti ed in contrasto con le indicazioni di Chianciano.

    Giuseppe Berthoud

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