Care amiche, cari amici,
Grazie per aver accolto il nostro invito ad essere qui oggi. La vostra presenza è la chiara dimostrazione della passione civile che alberga nei vostri cuori e nella vostra mente. E’ su questa forza morale e politica che la Costituente di Centro conta. Stiamo costruendo una nuova forza politica e lo facciamo con passione e fatica. Non contiamo su grandi mezzi economici, non abbiamo prebende e posti da distribuire, potere da gestire, ne’ possediamo organi di stampa e televisioni. Soffriamo anche di condizioni comunicative semplificate e polarizzate che non ci favoriscono.
Siamo qui
Eppure siamo qui, caparbiamente qui. Sono in tanti che ci dicono: “Dovete scegliere”, sottovalutando che noi la nostra scelta l’abbiamo fatta il giorno che abbiamo deciso di dare vita alla Costituente di un nuovo soggetto politico, che abbiamo deciso di liberarci della cappa bipolare che voleva imbrigliare il nostro senso di libertà. A volte si fa fatica tra noi e con l’esterno a cogliere la novità della nostra presenza. Anche a noi a volte viene la tentazione degli Israeliti nel deserto che rimpiangevano le cipolle d’Egitto e perdevano la speranza della promessa.
Noi oggi siamo qui per dirci e dire che non abbiamo nessuna nostalgia e che continuiamo a presidiare il presente con lo sguardo rivolto al futuro.
Oggi vogliamo lanciare un messaggio a tutte le persone, gruppi, associazioni che non hanno perso la speranza civile, che è il tempo di un nuovo impegno centrato sui valori più profondi dell’umanesimo cristiano e laico.
Insieme e senza la pretesa di rivendicare primogenitura, ci rivolgiamo a tutti quelli che vogliono ricostruire l’Italia, che vogliono dare un senso nuovo e riformatore alla politica costruendo un nuovo soggetto politico.
Bisogna lasciare a parte i personalismi, i risentimenti, la nostalgia, qualche rancore e la diffidenza, per mettersi all’opera. Noi siamo pronti e possiamo offrire l’esperienza di un percorso che è avviato, che non si è chiuso, che è aperto e disponibile a rimodularsi. A nessuno sono permessi indugi e resistenze; ci si deve mettere tutti al lavoro per costruire insieme una prospettiva politica nuova tra le rappresentanze e per il Paese.
Auguri
Grazie, care amiche e amici di essere qui, e – capovolgendo la retorica dei discorsi che usano lasciare per ultimo gli auguri – voglio farli ora, all’inizio dei nostri lavori .
Tanti auguri a voi, alle vostre famiglie, tanti auguri a noi e soprattutto al nostro paese, all’Italia che amiamo. Siamo orgogliosi di essere cittadini di questo Paese e così vorremmo che, nelle forme più adeguate, la cittadinanza fosse estesa anche a chi abita con noi, che vive con noi, che lavora e rispetta le leggi della repubblica e le tradizioni del nostro popolo, come noi rispetteremo le loro.
Vogliamo un’Italia più grande.
Preoccupazione, non regalare il Nord alla Lega
Sono molto preoccupato e mi pongo profondi interrogativi sul fatto che il Pdl ha consegnato il Nord del Paese alla Lega e ciò è dimostrato da quanto siano determinanti in questa maggioranza i suoi condizionamenti. Non posso nemmeno dimenticare che l’idea di un Federalismo a velocità variabile veniva da lì. Bisogna riflettere senza complessi ideologici sulla strategia che la Lega ha assunto negli ultimi anni e in particolare con il Governo Berlusconi.
La Lega ha compiuto una lunga marcia dentro le istituzioni non per rafforzarle ma per trasformarle. Sono troppo avveduti per digerire molte cose come hanno fatto in questa legislatura senza avere un progetto. Le fondamenta del loro progetto le conosciamo, non possiamo fingere di ignorarle.
Non è un caso che ci percepiscano e ci indichino come i loro veri antagonisti, perché nella realtà dei valori, del riferimento e nella concezione dell’idea di nazione lo siamo. Non lasciamoci illudere dalla difesa del crocefisso, della cultura e dal presidio del territorio. Il crocefisso non è un feticcio da agitare. Gli attacchi al Cardinale di Milano non sono casuali e non sono i primi. Il radicamento nel territorio non è un valore in sé, dipende da come si fa: se è orientato a creare discriminazioni, separazioni o controllo sociale non va bene. A me fa un po’ acre che si passi dal dio Po, dalle ampolle, dai matrimoni celtici alla cultura cristiana. Vorrei ricordare che S. Paolo quando si convertì cadde da cavallo e non passò su un altro cavallo. Capisco quando mi si dice di non essere intollerante, ma non mi piacciono nemmeno le sottovalutazioni e le acquiescenze.
La questione settentrionale
Questo implica una nostra maggior presenza nelle realtà del nord, senza timori e senza farci accompagnare da determinismi che non aiutano. Serve un nostro maggiore protagonismo al Nord e del Nord all’interno della proposta politica della Costituente; serve un nuovo ‘metodo’ che ci consenta di avvicinarci al cosiddetto territorio, rappresentarlo e dare voce alle esigenze dei cittadini. Un’analisi attenta della composizione sociale, uno sguardo proiettato verso il futuro per una politica che sappia anticipare i processi e che non sia sempre all’inseguimento. Dobbiamo stare nel cambiamento in corso nella società, nel lavoro. Dobbiamo sapere che i cambiamenti che avvengono nel Nord anticipano quelli nazionali sull’economia, la politica, l’innovazione e la cultura. Il nord è la vicinanza all’Europa ed è il luogo della dimensione multiculturale. E’ lì che dobbiamo radicarci anche correndo qualche rischio.
Per una idea di popolo e di Nazione
Per noi l’idea di nazione, di popolo, di cultura implica quella di un’esperienza collettiva inserita nella scrittura di una storia. Non è esclusiva ma legata strettamente a un’idea di civiltà che non si scontra con altre e si confronta all’interno di un’idea di umanità. Abbiamo un’idea moderna dell’ispirazione cristiana e del rapporto tra fede e politica. Non siamo ne’ vogliamo essere dei neoclericali e usare la religione e i suoi simboli per sostenere il nostro progetto politico. Siamo cristiani laici che vivono la politica e che si lasciamo interrogare dalla fede e da ciò che la Chiesa insegna.
La crisi e i suoi problemi
Detto questo, sono convinto che serva un cambio di passo e la cultura della politica anche in Italia.
La crisi economica iniziata nel 2008 non ha prodotto solo cambiamenti sul terreno economico, ma sta producendo grandi cambiamenti sociali e culturali. Molti concetti, interpretazioni, idee che ci avevano accompagnato negli ultimi vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, sono messi in discussione e trasformati. Sono sottoposti a profondi mutamenti concetti come libertà di mercato, rapporti tra pubblico e privato, tra economia e politica. Tutto questo incide sui comportamenti sociali e pertanto sull’esercizio della politica.
Il segno di questo cambiamento è il Vertice di Copenaghen sull’ambiente. Vorrei richiamare la vostra attenzione non tanto sulla questione del clima sulla quale le parole del Santo Padre sono state molto chiare, ma sul mutarsi di un paradigma politico. Le nostre democrazie sono chiamate a introdurre nel dibattito pubblico e nel loro funzionamento il riferimento al lungo termine e a pensare in termini inediti i nostri obblighi nei confronti delle generazioni future.
Uscire dai tempi corti
Il nostro dibattito politico, anche quando è propositivo, è troppo condizionato da una preferenza sul presente. Ci sono ragioni strutturali che portano a questo; molto dipende dai comportamenti determinati dai ritmi elettorali e dagli imperativi sondaggistici. Si può anche ricordare che molte volte si è rimproverati per non aver gestito prontamente circostanze eccezionali, al punto tale che si è messa in atto una visione semplificata della decisione tanto che, nei fatti, si limita la discussione delle assemblee legislative riducendo il ruolo del Parlamento.
La mancanza di una prospettiva sui tempi lunghi colloca ogni dibattito sul terreno dell’emergenza e dell’eccezionalità e accentua il ricorso alla decretazione, del voto di fiducia.
In questo modo la democrazia si restringe, i processi di cambiamento non sono colti e c’è il rischio che si perda il senso e il significato del ruolo e della funzione che una comunità nazionale deve giocare rispetto alle attese delle nuove generazioni, ma anche del ruolo che si vuole giocare nella nuova fase della globalizzazione.
Attenzione ai bisogni
L’assemblea di oggi e gli stati generali svolti nelle regioni – che abbiamo voluto svincolati dal tema delle alleanze e pertanto da un problema di breve periodo, per concentrarsi sulle questioni vere quelle che interessano le persone, il territorio, le relazioni e il vivere – sono un fatto importante che ci ha distinto dalle altre forze tutte concentrate su problemi interni, su equilibri di potere. Noi abbiamo provato a sperimentare ragionamenti sui tempi lunghi, sulla responsabilità.
Ora con un patrimonio di proposte possiamo confrontarci con tutti e con libertà.
Diverse volte ho sentito amici dirmi che la politica non può essere testimonianza che invece deve essere concreta. Faccio fatica a cogliere questo modo di pensare, perché sono convinto che il nostro problema sia intrecciare testimonianza e progetto; in altre parole il coraggio di pensare in grande e di collocare la nostra azione sui tempi lunghi della trasformazione. Si può morire per una testimonianza astratta ma anche per un pragmatismo senz’anima e progetto.
Viviamo in tempi complicati, ma anche avvincenti che ci obbligano a uscire da ogni grigiore e conformismo, ma per fare questo occorre guardare con realismo la società.
Vorrei richiamare la vostra attenzione su alcune questioni che a parer mio agiscono sull’attuale dibattito politico.
Avverto profondo disagio anche esistenziale su quanto sta accadendo in Italia: sembra che si stiano allentando molti freni inibitori e che ragione e moderazione siano state messe da parte. Ci sono troppi episodi di violenza senza che si reagisca, a volte si ha l’impressione che di questo ci si compiaccia.
La violenza
Consentitemi una breve riflessione sul tema della violenza e metto in fila tre avvenimenti e una questione:
- La contestazione durante la manifestazione per la ricorrenza della strage di piazza Fontana;
- L’aggressione al Presidente del Consiglio in piazza Duomo;
- Le bombe all’università Bocconi;
- La violenza nella quotidianità
Sono rimasto molto turbato dalla contestazione a Piazza Fontana. E’ un episodio che è stato troppo in fretta derubricato, mentre avrebbe meritato una maggiore riflessione poiché in quella manifestazione sono state contestate le istituzioni, le famiglie delle vittime e i sindacati. Ha mostrato che esistono ancora forze antiistituzionali che non si possono sottovalutare.
L’aggressione al Presidente è un fatto grave. Le espressioni di solidarietà e di condanna che il nostro gruppo ha espresso sono sincere, chiare e inequivocabili. Non ci sono giustificazioni alla violenza e contro ciò che la anima e la mette in campo. La violenza genera comportamenti mimetici, si espande come un’epidemia, solitamente nasce dalle parole e poi precipita nei gesti e nelle aggressioni.
Condannare, riflettere e agire
Ecco perché oggi abbiamo il dovere di condannare, ma anche di riflettere sul perché questo è accaduto e cosa lo abbia alimentato. Non si tratta di cercare i mandanti, quasi si avesse bisogno di un capro espiatorio su cui orientare il giusto sdegno, ma di assumere comportamenti coerenti con quello che diciamo di volere. Da qualche tempo come Unione di Centro lo stiamo dicendo. Abbiamo proposto chiare vie di uscita come l’ultima proposta sul legittimo impedimento, soluzione prima osteggiata che oggi vede altri arrivare su queste posizioni. Certo, si è voluta strumentalizzare, ma abbiamo detto che faremo contrasto se si volessero produrre modificazioni – come quelle annunciate dal Presidente del Consiglio al congresso del Ppe e poi ritirate anche per merito della nostra presa di posizione – perché pensiamo che occorra garantire la governabilità del Paese come succede in altri paesi.
Non abbiamo mai accettato la logica antidemocratica dell’amico/nemico, forse per le nostre ispirazioni culturali e religiose, possiamo fare meglio di altri e guardare le situazioni senza paratie ideologiche perché interessati solo al bene del Paese.
Ciò che è avvenuto non può essere però considerato solo un episodio giustamente da condannare. Sarebbe troppo poco. Bisogna che si determini un modo nuovo per il confronto politico, bisogna che si abbia più rispetto per le idee degli altri, per le loro proposte, per come viviamo la giusta e necessaria dialettica politica. E credo che il primo passo tocchi alla maggioranza e al presidente del Consiglio. Proprio per questo abbiamo chiesto che metta in gabbia i falchi e liberi le colombe.
Non sottovaluterei nemmeno l’attentato alla Bocconi. Non credo che siamo tornati ai tempi delle brigate rosse, la stagione che è costata tanto e che ha ferito in profondità la storia di molti di noi; non abbiamo dimenticato come sono morti Bachelet, Ruffilli e Moro. E’ un pulviscolo antiistituzionale che può fare danno alle cose e alle persone e che pertanto deve essere isolato.
Ma ci sono comportamenti sociali che devono essere presi in seria considerazione perché sono il sintomo di cambiamenti profondi, e una loro sottovalutazione alla fine rischia di non farci cogliere segnali che meritano invece tutta la nostra attenzione. È il caso della violenza verbale e della rissosità che caratterizzano i nostri canali informativi, che hanno raggiunto il livello di guardia e che sono il segnale di un deterioramento profondo del linguaggio e delle relazioni umane. Un fenomeno, questo, che riguarda tutti i mezzi d’informazione, dalla TV alla carta stampata, fino ai blog su internet.
Bisogna invitare alla prudenza nell’uso della parola “odio” per descrivere la situazione nella quale ci troviamo, ma ci sono tre elementi che non si devono sottovalutare:
- La radicalizzazione degli scontri, con l’annullamento delle posizioni intermedie e la colpevolizzazione di chi non si schiera agli estremi, di chi punta sul dialogo;
- La semplificazione della realtà attorno ad atteggiamenti “da tifoso” e qualche volta anche “etnici”, con quel corredo di rinuncia alla ragione che questo comporta;
- La mancanza di responsabilità della politica che, attraverso la logica dello scontro, contribuisce ad aggravare questo clima di conflitto.
Esistono antidoti contro l’abbrutimento delle parole? Noi dobbiamo operare perché questo avvenga e possa crescere la consapevolezza che sul rispetto delle parole si fonda la possibilità di vivere assieme una vita “umana”. [1]
Sono convinto che la maggioranza abbia perso un’altra occasione per svelenire il clima con la decisione di mettere la fiducia sulla Finanziaria, vedremo da oggi in avanti noi come sempre faremo il nostro dovere per riportare la politica, la ragione e la mediazione al primo posto.
Da un po’ di tempo a questa parte si continua ad affermare che la situazione economica sta evolvendo verso il bel tempo, che ci sono segnali di ripresa, che il nostro Paese ha retto meglio di altri l’impatto della crisi. Sono annunci che mi riempiono di speranza.
Devo però rilevare che la situazione non può essere letta solo seguendo i pur importanti movimenti del Pil e delle borse. Credo che si debba valutare da un altro angolo di visuale, quello sociale, e soprattutto tenere conto di quanto malessere e sofferenza si stia condensando nella nostra società.
Si comincia ad avvertire forte il vento gelido della crisi. Si percepisce nella vita quotidiana, nelle restrizioni dei consumi, nella mancanza del lavoro. La gente vive con comprensibile frustrazione le difficoltà, il ridimensionamento del livello di vita, la nuova povertà.
La crisi sta mordendo i livelli di vita e di lavoro di migliaia di persone, non da’ prospettive ai giovani, mortifica la dimensione femminile, crea disagi nei pensionati a basso reddito, accentua i temi della povertà, rafforza i divari territoriali ed in particolare tra nord e sud, rende difficile l’integrazione degli immigrati, colpisce le famiglie ed attenua il senso della solidarietà e la coesione sociale e nazionale.
Il Lavoro
Sul terreno del lavoro viviamo una situazione difficile. Bastano alcuni dati per evidenziare la situazione. Nel terzo trimestre di quest’anno (ma c’era da aspettarselo) il numero dei disoccupati nel nostro Paese è aumentato; a fornire la stima ufficiale in merito è l’Istat che ha rilevato per il terzo trimestre di quest’anno un calo delle forze lavoro di 222 mila unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Pesante è il bilancio su base annua perché i posti di lavoro persi superano quota 500 mila; per l’esattezza, le forze lavoro mancanti sono pari a 508 mila, frutto della contrazione sia dei dipendenti a tempo indeterminato, sia dei collaboratori autonomi, lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato e lavoratori autonomi. Contestualmente, sale il numero delle persone alla ricerca di un lavoro: nel terzo trimestre 2009 sono, infatti, pari a 1,814 milioni, con un incremento del 18,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il ricorso alla Cassa integrazione è sempre molto alto e si segnala un passaggio da quella ordinaria a quella straordinaria che significa che le imprese hanno spostato in avanti la prospettiva della ripresa. Ci sono molte persone in mobilità. I giovani hanno perso il lavoro e la disoccupazione sta oltrepassando i due milioni di persone coinvolte cui andrebbero aggiunti i senza lavoro. Facendo la somma di tutti i disoccupati e dei senza lavoro si va ben oltre l’8% che ci ha indicato ultimamente l’Istat. Il problema del lavoro è oggi al primo posto nella preoccupazione delle persone e delle famiglie. In tutti i paesi dell’occidente si sta affrontando questo problema. Il presidente Obama ha annunciato una conferenza nazionale sul tema.
Non mi sembra che la finanziaria abbia risposto a questa che ormai è una vera e propria emergenza.
Il Sistema produttivo
Servivano misure forti a sostegno del nostro sistema produttivo e in particolare per le piccole e medie imprese. In finanziaria ci sono alcuni provvedimenti che aiutano le imprese e non saremo certo noi a negarlo. Quello che manca è un chiaro disegno di politica industriale. Certo che dobbiamo difendere e valorizzare il nostro settore manifatturiero e il made in Italy, ma se non si spinge sul terreno dell’innovazione, rischiamo di restare deboli sul terreno della competizione internazionale.
La Famiglia
Altra questione su cui voglio porre l’accento è quella che riguarda le politiche famigliari. Ricordo che quando si tenne la grande manifestazione del Family Day ci furono molte dichiarazioni sulla necessità di nuove politiche a favore della famiglia. Da allora si è fatto poco: si è agito con provvedimenti una tantum, frammentari e di scarsa incidenza. Nel frattempo le sofferenze delle famiglie italiane sono cresciute e non sempre si riesce a far quadrare il bilancio soprattutto quando si è colpiti dalla disoccupazione. Molte famiglie stanno toccando i risparmi accumulati e hanno modificato le loro abitudini alimentari e di vita e non certo in meglio.
Tutti abbiamo rilevato come le famiglie siano state in grado di attenuare gli effetti sociali della crisi. Ma come valorizziamo la Famiglia in questa finanziaria? Poco o nulla. Si era promesso il quoziente famigliare ma non è mai il tempo. Anzi, si dice che tutto è rinviato. Nel frattempo però si tolgono 2 miliardi e 400 milioni di risorse, l’equivalente del bonus famiglia finanziato nel corso del 2009 per aiutare le famiglie con figli e gli anziani con redditi bassi. Il fondo per l’Infanzia e l’adolescenza vede una riduzione degli stanziamenti. Stessa sorte la subisce il fondo per le politiche per la famiglia.
Ancora una volta dobbiamo lamentare che non si riesce a cogliere il ruolo fondamentale che la famiglia ha nella nostra società.
La Povertà
Non c’è in questa finanziaria un piano di contrasto vero alla povertà che pure è un problema che sta emergendo e che la crisi sta aggravando. Sul piano sociale c’è da apprezzare il finanziamento per il fondo delle non autosufficienze, mentre va rilevato il non finanziamento del Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, la riduzione delle risorse per il servizio civile, le pari opportunità e le politiche giovanili.
Il Mezzogiorno
Questa la finanziaria ma il dibattito pubblico ed economico si sta dimenticando del Mezzogiorno. I problemi del mezzogiorno sono i problemi del Paese e non credo basti la Banca per il sud quando servirebbe un piano per le infrastrutture, per la mobilità territoriale, per le ferrovie, collegando questa parte del Paese con l’alta velocità e soprattutto per il lavoro e l’occupazione. Abbiamo apprezzato i risultati sulla lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, ma la vera battaglia si conduce sul terreno dello sviluppo e sulla valorizzazione della vocazione mediterranea.
Il conflitto sociale
Le tensioni sono alte, il conflitto sociale può ripartire da un momento all’altro e ci sono già tutti i prodromi. Un’eccessiva tensione sociale non servirebbe a nessuno e finirebbe per accentuare le difficoltà cui abbiamo accennato.
Serve una strategia riformatrice
Il nostro Paese ha un problema di debito pubblico che non possiamo sottovalutare, ma questa questione si affronta solo se si mette in campo una vera proposta riformatrice. Non si può solo gestire l’esistente, serve una politica che operi sul tempo lungo, che abbia un progetto.
Non ci si può continuamente trincerare dietro la scarsità delle risorse, quando sappiamo che – oltre che dalla crescita però ancora lontana- possono essere recuperate affrontando con determinazione le riforme del Welfare, delle pensioni, del debito pubblico e della pubblica amministrazione. Si tratta di realizzare e mettere in cantiere quelle riforme che consentono di recuperare le risorse necessarie per investire sulla famiglia, sui giovani e sul lavoro.
Vogliamo costruire un nuovo soggetto politico che si metta in campo di nuovo e oltre questo bipolarismo che ha fallito sul piano della coesione sociale, che ha diviso la società e il sindacato, che non riesce a produrre un progetto di ricostruzione e di riforma del Paese, che rischia di farci allontanare dall’Europa e di indebolire la nostra posizione a livello internazionale.
Per questo ci rivolgiamo a tutti coloro che hanno un’idea mite della politica, che hanno cura del Paese e dei deboli, che credono nella libertà e nella responsabilità, che si battono per i diritti e sono esigenti sui doveri, perché insieme mettiamo fine alla diaspora e diamo vita a un nuovo soggetto politico: ce lo chiedono tante persone, lo chiede l’Italia e la sua democrazia. Solo così si potrà cambiare il nostro sistema politico, renderlo estraneo al populismo, al giustizialismo, al radicalismo e riaccompagnare le persone all’impegno civile.
[1]Alberto Conci (Responsabile scientifico del progetto Atlante di Unimondo)


Quando si porta un peso ogni minimo carico rischia di farti inciampare. Quello che vorrei è che accanto alle cose negative che ci sono ogni tanto si vedessero anche quelle positive, saranno poche ma crescono. Poi il bilancio finale verrà fatto. Savino
Savino,
credo che le situazioni di malessere manifestate nei commenti precedenti non esprimano un dissenso e una spinta ad abbondanare la strada intrapresa.
Credo, invece, che esprimano un desiderio di dare un minimo di concretezza ad un’azione politica che, per quanto imperniata su un progetto di lungo respiro, dovrebbe, per usare una metafora, “battere un colpo”.
Cerco di spiegarmi meglio: nessuno sta chiedendoti di rinunciare ad interpretare la politica come testimonianza; ce n’è un grande bisogno perchè la crisi di valori è evidente in tutti gli aspetti della società, a partire dalla mancanza di dignità del lavoro che non è altro che la conseguenza della crisi del modello turbocapitalistico imperante fino ad oggi.
Quello che si vorrebbe, invece, è andare oltre la testimonianza, cercando di declinare lo schema di valori della Costituente in proposte concrete, magari cominciando dagli ambiti locali.
Anche per evitare che, al contrario, gli accordi locali siano condotti sotto le insegne della corrente “pragmatica” che concepisce l’azione politica locale come semplice gestione di potere senza alcun legame con lo schema di valori proposte dalla Costituente.
Approfitto del commento per fare i migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno nuovo.
Caro Savino,
innanzitutto grazie della risposta.
sono abituato ad esprimere il mio pensiero con chiarezza e talvolta anche con nettezza, perché penso che anche le critiche costruttive siano un buon modo di aiutare gli amici.
La mi fedeltà è fuori discussione. Il mio “comunque” del precedente post voleva solo esprimere il mio rammarico per la lentezza di un processo che potrebbe arrivare ad un esito positivo troppo tardi.
Restano in piedi le mie perplessità su un graduale ma costante allontanamento della società civile “temperata” (un aggettivo che ti piace…) dalla politica, in assenza di nuove iniziative concrete.
Accolgo volentieri il tuo invito ad una seria riflessione durante il periodo di feste natalizia e colgo l’occasione per inviare a te ed ai tuoi cari i miei più cari auguri per un sereno S. Natale.
Grazie della risposta. E non intendevo affatto sminuire la portata e la qualità del Tuo impegno. Scendere e salire, però, è il tuo punto di vista. Per quanto mi riguarda io sono salito due anni fa sul carro del Centro che, o sarà sufficientemente grande e plurale (e già ci metto dentro anche La Malfa), o non sarà affatto. Almeno per quanto mi riguarda. Considero perciò del tutto naturale passare da una parte all’altra, come se fossero già correnti diverse di uno stesso Partito. So che la parola “corrente” a te non piace, ma io rifuggo dagli stereotipi. Perché “corrente” ha anche un significato nobile di corrente di pensiero, se non si vuole cadere nel falso unanimismo o, se vuoi, nel centralismo democratico. La mia posizione, politicamente scorretta, forse rappresenta quella di tanta gente comune, che non è più avanti della politica, ma semplicemente in una dimensione diversa.
Noto che in questo momento Udc ed AxI tendono a trincerarsi, ad autoescludersi, a mettersi reciprocamente in difficoltà. Non è fuori luogo immaginare che questo logoramento può portare anche ad una divaricazione, piuttosto che ad un ricongiungimento. Ti stimo, ed il bello è che la mia stima per Te non dipende dalla tua volontà. Sono al Tuo fianco, anche se tu non lo vuoi, perché è la democrazia, e contemporaneamente mi sento libero, liberissimo, di sostenere anche persone di diverso orientamento. So che, in fondo, anche Tu sostieni questa posizione. Altrimenti non avresti fortemente voluto questo approccio fortemente multiculturale, e anche multipartitico, del Laboratorio.
Grazie Antonello;
Ognuno è libero di fare le sue scelte, per quanto mi riguarda vado avanti sugli impegni assunti , il giorno in cui mi renderò conto che la strada intrapresa è impraticabile farò le mie scelte. Per il momento continua a lottare e non credo che la strada migliore sia quella di scendere e salire, ma di restare sul campo con coerenza.
Io continuo a vedere dei passi positivi, lenti ma attenti a tutti. Purtroppo non trovo la stessa attenzione in altri amici di ispirazione cristiana. Il mio impegno è profondo e chiaro e non capisco quali possono essere i gesti politici chiari che invochi . Me sembra di averli dati in tutte le occasioni e con una certa coerenza. La strada è difficile e lo si sa, ma se questa non conduce alla meta non ne vedo altra. L’assemblea era chiaramente rivolta ai rappresentanti regionali e non ad altri soggetti che a livello teritoriale si sono pure incontrati. MI spiace che tu non abbia visto i tanti giovani che c’erano e che ti sia fermato a gurdare i soliti noti. Bisogna cercare le novità e mi sembra che nell’intervento di di Cesa e di Casini ci siano state. Non si può andare avanti solo vedendo le cose negative che ci sono e che devono essere superate , si devono vedere anche le cose che maturano. Intanto possiamo dire che abbiamo prima di tutti i nuovi arrivi che noi abbiamo intravisto che il bipartitismo era in declino, lo abbiamo detto quando altri lavoravano per prospettive diverse e invocavano il voto utile contro di noi. Le festività ci devono obbligare a riflettere. Non si resta caro amico “comunque” al mio fianco. SAvino
Devo essere sincero.
Sono andato all’Assemblea venerdì pomeriggio (sabato mattina ho dato la giusta priorità alla famiglia) e ho avuto una netta sensazione di un deja vu.
Tanti quadri di partito, molti esponenti e “clienti” del partito degli assessori, poca società civile.
Forse perché, dopo Todi, la Convention di aprile a Roma, gli Stati generali di Chianciano forse questa Assemblesa era “un di più”. Le persone sono stufe di parole e di “parate” di personaggi politici di grande e piccolo spessore.
La società civile, le persone che si erano appassionate alla Rosa per l’Italia, aspettavano un percorso più rapido verso la Costituente di Centro e, invece, la vedono sempre rinviata (prima dopo le “europee”, ora dopo le “regionali”, poi c’è il rischio di aspettare l’autunno e…se ci fossero elezioni anticipate?).
Anche l’AxI mi sembra che rinvii sempre più in là nel tempo un incontro costruttivo con noi.
Savino, dicembre è arrivato, mi sembra che il salto d’ala non si veda, lo so, si può dire che l’UDC al nord combatte efficacemente la Lega, ma non esiste solo il nord (i cui abitanti ammiro ed amo), esistono anche le collusioni mafiose al sud, esistono le collusioni con i palazzinari al centro, e su tali questioni non abbiamo fatto passi avanti.
Continuiamo, come è giusto, a fare elaborazione culturale con “Persona è futuro”, condivido pienamente che occorra dare una prospettiva di lungo termine al nostro cammino politico. Ma abbiamo anche bisogno di gesti politici chiari e incisivi anche sul medio termine, come ad esempio un dialogo aperto coi i politici di reale ispirazione cristiana operanti in altri partiti nella prospettiva di un progetto politico comune, o una minaccia seria di lasciare l’UDC in assenza di una accelerazione reale della Costituente di Centro.
Attenzione stiamo rischiando di perdere la simpatia della società civile!!
Gradirei sapere il parere degli altri amici!!
Comunque resterò al tuo fianco, un caro saluto e che le vacanze natalizie siano un periodo di riflessione per tutti noi.
Tanti cari auguri!!!
Un piccolo spunto. L’esame che fai della situazione politica del Nord mi fa venire in mente quanto la Lega sia inadeguata e provinciale,nel senso più riduttivo della parola. E’ singolare che questi fenomeni separatisti nascano in piccole Nazioni e non, per esempio, negli Stati Uniti. Purtroppo noi abbiamo una “questione meridionale” (e nella questione meridionale metterei anche un certo parassitismo del Lazio) che non abbiamo saputo risolvere. E se la Lega, con un programma così debole, trova tanto consenso, ciò significa che l’offerta politica degli altri Partiti è stata assolutamente insufficiente.
Anche se adesso sono in AxI, ho molta nostalgia e un bel ricordo di Todi, Roma , Chianciano. La mia scelta è totalmente pragmatica, e dettata solo dalla impossibilità, o meglio, dalla grave difficolltà di avere referenti ed interlocutori coerenti e credibili nel Lazio.
Meglio Rutelli. Per il resto, o si torna rapidamente,n in qualche modo, tutti insieme, oppure né AxI nè Udc serviranno alla causa dell’Italia, anzi, potrebbero essere una zavorra. Serve un soggetto che faccia massa critica, che racccolga almeno il dieci per cento dei consensi, in modo da poter presidiare stabilmente tutti i livelli amministrativi. Con un’ottica rivolta al lungo periodo. Il breve periodo potrebbe consegnarci delle sorprese, ma anche confermare, per lungo tempo, la situazione attuale.
[...] di Savino Pezzotta – Assemblea Nazionale delle Regioni – Roma 18-19 dicembre 2009 : Leggi l’intervento Share Italia, Notizie e Commenti Pezzotta, politica La compagnia di [...]
Non potendo partecipare all’Assemblea di Roma, ho gradito poter leggere, direi quasi in tempo reale, l’intervento di Savino.
Mi pare importante, sul piano politico, che abbia sottolineato l’esigenza di lasciare da parte la diffidenza, per mettersi all’opera nel costruire il nuovo soggetto politico, osservando che è un percorso che si è avviato, che non si è chiuso, che è aperto e disponibile a rimodularsi.
Le recenti prese di posizione di Casini e i movimenti che avvengono anche in “periferia” confermano che l’Unione di Centro interpreta una posizione politica innovativa, come evidenziato da Dorina Bianchi nel motivare la sua scelta a favore dell’UdC.
Non meno importante è che Savino abbia rimarcato che siamo antagonisti alla Lega nella realtà dei valori e nel riferimento e nella concezione di un’idea moderna di nazione: è questo una sottolineatura che qualifica la posizione dell’UdC non solo per il nord, ma per tutto il Paese.
Grazie a Savino degli auguri, che ricambio a lui e a tutti gli amici.
Antonello