Nella votazione alla Camera del rendiconto di bilancio i «sì» si sono arrestati a quota 308, otto voti sotto la maggioranza assoluta. Il centrodestra minimizza e parla di «numeri previsti». Undici i deputati del centro destra che non hanno partecipato al voto.
Vale la pena meditare su cosa significhi questa crisi politica per il nostro Paese e la nostra democrazia. Le soluzioni possono essere solo due : un governo di larghe intese come vogliono le opposizioni o il ricorso alle urne come sembra essere nei desideri di Berlusconi e di Bossi.
Dobbiamo tutti prendere atto che un ciclo politico e terminato. Al momento non vediamo ancora compiutamente come sarà quello che sta iniziando, molto dipenderà dalla nostra capacità di mettere gli interessi dell’Italia e la tutela dei poveri davanti a tutto.
In questo momento predominano le questioni dell’economia e l’esigenza di sottrarre il nostro Paese alla pressione dei mercati. Sappiamo che dobbiamo rispondere a quanto l’Europa ci sta chiedendo, anche se la declinazione concreta di quelle indicazioni deve essere fatta con attenzione e senza fondamentalismi.
Non credo però che basti pensare a come affrontare le problematiche di natura economica di cui si riconosce l’urgenza soprattutto per quanto il nostro debito pubblico, ma si deve intervenire senza mai dimenticare i problemi che insistono sul lavoro e sulle condizioni di vita delle famiglie.
Vi è però l’esigenza che si avvii un profondo rinnovamento morale e sociale .La crisi italiana, a differenza di quella di altri paesi, si è venuta nel tempo a configurare come un intreccio tra crisi economica, politica, sociale e morale e non mi sembra che vi sia stata una cesura tra prima e seconda repubblica, anzi si è proceduto per successive stratificazioni.
Una cultura edonista e relativista è penetrata nella quotidianità e ha indebolito i riferimenti etici e spirituali.Berlusconi, nei suoi diciassette anni di presenza e di invadenza, non ha fatto altro che interpretare e dare forma politica a quanto era presente e maturava nella società.
Nelle le classi dirigenti,nella classe politica e in molte parti della società civile si è smarrito il riferimento all’incorruttibilità, al civismo e alla dimensione dei valori che sempre più si sono resi astratti e collocati nell’empireo delle buone intenzioni. Gli zombi sono ovunque presenti e ognuno dovrebbe vedere quelli che sono dentro di sé o che ha curato.
Basterebbe valutare l’entità dell’evasione fiscale a confermare queste affermazioni, ma anche per misurare l’estensione sociale del civismo e dell’eticità.
Se , dal punto di vista economico, diventa urgente ricostruire l’Italia, altrettanto urgente è la ricostruzione morale e civile. Un lavoro che estremamente difficile. Ho sentito in questi giorni qualche amico fare il paragone con l’Italia che era uscita dalla guerra e dal fascismo, allora c’era da ricostruire un Paese sia dal punto di vista materiale che dal punto di vista politica, non era facile ma reso possibile da una classe politica e da un sentire sociale temperato dal contrasto con il fascismo. Oggi sono in pochi ad avere lo stesso nerbo dei fondatori della repubblica, in questi sessant’anni i nostri costumi a causa dell’ideologia consumistica si sono infiacchiti e rendono difficile riportare in auge vocaboli come onestà, morale pubblica, virtù politica.
Non sono in grado oggi di dire quanto durerà la presenza politica di Silvio Berlusconi , ma sono certo che quell’insieme di pensieri e, di modi di fare e di interpretare la politica e i rapporti sociali che abbiamo etichettato come berlusconismo durerà ancora per un bel po’ essendo penetrato nelle fibre del paese e contagiato anche i propugnatori del novismo. Avere alle spalle e dentro di noi i tratti di un’epoca che è durata quasi vent’anni, rende il cammino difficoltoso .
Il tema della democrazia, del come convivere, dell’esercizio del potere pubblico e dell’attenzione alla profondità economica , umana e spirituale dei cambiamenti è la sfida che si pone davanti a noi , soprattutto se ci beiamo nel dichiaraci cristiani.
Dovremo imparare a meditare in modo nuovo sull’onestà dei politici, degli amministratori, degli imprenditori e di tutti coloro che svolgono una funzione pubblica, da non confondere con quella statale. Gli strali contro la politica non bastano più , bisogna cercare di andare oltre e riproporre i temi che la fondano.
Berlusconi non ha governato bene e i motivi per criticarlo sono molti e in questi anni non ci siamo sottratti. Non ho mai creduto nella sua rivoluzione liberale che pure aveva ammaliato i tanti. Ci sono state più complicità che coraggio. Resto però convinto che Berlusconi sia stato anche un alibi per coprire le nostre compromissioni è quel leggero e diffuso lassismo che si è inserito nella società e anche dentro di noi che ci ha portato a tollerare più che combattere : l’illegalità diffusa e vissuta, i conflitti di interesse assunti come normalità, il fare i furbi invece del proprio dovere. Molti dei comportamenti di Berlusconi o di persone del suo enturage hanno creato, oltre alle distorsioni che conosciamo, una sorta di immunità per tutti. Sono sotto gli occhi di tutti le evasioni fiscali, il lavoro nero, l’abusivismo e la mala gestione dei rifiuti, come l’incuria verso il territorio che ha scaraventato Genova e altre località in una situazione drammatica. Abbiamo ammirato i ragazzi che sono corsi in Liguria a spalare fango e sono loro che hanno acceso una fiammella di speranza e che ci rendono meno pessimisti.
Nel dopo Berlusconi bisognerà certo e con un rigorismo equitativo mettere le mani al risanamento economico , ma se vogliamo dare a questo una valenza morale e politica e non meramente contabile e non basta dire: “bisogna che tutti facciano i sacrifici” , perché tutti non li possono fare e allora occorre indicare chi deve fare di più perché è nelle condizioni di farlo ed esentare o ridurre il contributo di chi non lo può fare.
Non potremo ricostruire l’Italia se il nostro impegno riformatore si concentra solo sulle cose del “qui e ora” . Sono convinto che occorre ricostruire guardando oltre l’orizzonte e dando corpo e sostanza al principio di responsabilità verso le generazioni future, delineando un tipo di economia, di lavoro e di visione ecologica e tecnologica capace di produrre una crescita economica nella salvaguardia dell’ambiente e tesa a costruire le basi di un nuovo umanesimo.
Dopo che si è vissuti in una sorta di monarchia generata dal nostro anomalo bipolarismo e che per vivere aveva bisogno delle corti, occorre tornare alle virtù repubblicane così come austeramente le declina la Costituzione. La dinamica delle virtù è l’unica che può far sorgere un’etica della responsabilità che possa orientare anche le difficili scelte collettive che si imporranno con sempre maggiore urgenza e toccheranno il nostro presente nella speranza di dare un destino migliore alle generazioni future.
Ricostruire e rilanciare l’Italia è l’obbligo politico che si pone oggi davanti a noi, ma perché questo possa avvenire e consolidarsi non ha bisogno di proporre un ottimismo un poco beota secondo il quale tutto va bene fintanto che i fiumi e i torrenti non straripano, i mercati non infieriscono , i nostro debito si amplia, ma poi arriva sempre il momento della verità. Per uscire dal berlusconismo senza vacui trionfalismi che rintraccio anche in chi è stato alla corte e ricevuto favori, serve in primo luogo un forte rigore intellettuale e tornare a fare riferimento a virtù cruciali come la saggezza pratica e il coraggio di fronte alle difficoltà che ogni scelta comporta, ma occorre ridare senso e concretezza al termine onestà.
Credo che questo sia il compito su cui il nostro movimento “la Rosa per l’Italia ” dovrebbe maggiormente impegnarsi nei prossimi mesi dando vita a incontri, riflessioni e proposizioni dimostrando che esiste e può esistere un modo diverso di pensare, proporre e praticare l’impegno pubblico , questo ci aiuterebbe a superare i vari ostracismi e la pratica escludente cui molti amici sono sottoposti in questi giorni di congresso.


[...] Volentieri pubblichiamo un articolo dell’amico on. Savino Pezzotta tratto dal suo blog http://savinopezzotta.wordpress.com/2011/11/09/tempo-di-scelte [...]
Sono tra i tanti che esultano per la fine del ciclo politico di Berlusconi, e non mi importa disquisire se le dimissioni, conseguenti al voto della Camera che ha certificato che il Governo non ha più una maggioranza che lo sostiene, sono un atto di dignità istituzionale di Berlusconi (dignità che non gli riconosco in quanto per difendere i suoi interessi ha minato le istituzioni repubblicane), oppure imposte dall’autorevolezza del Presidente Napolitano, ciò che importa è il risultato finale: con l’approvazione della legge di stabilità per il 2012, prevista per domenica sera, Berlusconi non è più Presidente del Consiglio dei Ministri.
Sono anche tra coloro, e spero siano numerosi, che auspicano che la nuova fase della politica italiana che si aprirà da lunedì ponga fine alla politica muscolare, di contrapposizione esasperata e di scontro continuo che ha segnato la storia del nostro Paese negli ultimi 17 anni e considerano, quale unica strada percorribile, quella di un Governo di unità nazionale, espressione della più ampia rappresentanza politica possibile, essendo questa la condizione primaria e imprescindibile imposta dalla drammatica situazione economica e finanziaria che vive il Paese e richiesta per il perseguimento del bene comune.
Non vorrei però fossero in pochi, ma mi auguro siano invece in molti, coloro che mentre considerano urgente ricostruire l’Italia dal punto di vista economico, considerano altrettanto urgente la sua ricostruzione morale e civile.
Infatti, come dice Savino, nonostante la caduta di Berlusconi, quell’insieme di pensieri e di modi di fare e di interpretare la politica e i rapporti sociali etichettato come berlusconismo, durerà ancora per un bel po’ di tempo, in quanto la cultura edonista e relativista che si è affermata in questi anni è penetrata nella quotidianità e ha indebolito i riferimenti etici e spirituali fino a determinare l’azzardato e pericoloso intreccio tra crisi economica, politica, sociale e morale che nel Paese si sta vivendo. Occorre avere coscienza che questo è un lavoro molto difficile, ma anche che tutto questo deve essere fatto nella speranza di dare un futuro migliore al Paese e alle generazioni future.
Berlusconi, i berluscones, i suoi spin doctors con Ferrara in testa sono per le subdole elezioni sotto la neve di gennaio. Perchè se vanno ad elezioni pur perdendole, la sinistra non governa, Lui rimane e può puntare al Quirinale, il bipolarismo seppur ferito quasi mortalmente non sparisce, come non sparirebbe il berlusconismo. Con il Governo di Larghe intese tutta quella schifezza di cui sopra che ci ha ammorbato per quasi due decenni viene disintegrata. Non ci dormo la notte… e spero nel Governo di Larghe intese. Con Pezzotta Ministro del lavoro, naturalmente.
Ciao Savino, condivido talmente le tue considerazioni da chiederti l’autorizzazione a pubblicarle sul sito di Persona è futuro.
Cari saluti