In questi giorni ho ricevuto molte e-mail e telefonate di amici e semplici cittadini che mi ponevano interrogativi e critiche sulla manovra del governo. Vorrei precisare con molta onestà il mio pensiero.
Debbo dire che ho vissuto con molta sofferenza queste ore e questi giorni. Mentre cercavo di analizzare l’insieme dei provvedimenti, la mia mente e il mio cuore correvano ai volti di tante persone, alle tante battaglie sociali e sindacali cui mi sono coinvolto per rendere più giusta la nostra società. Due termini correvano nel mio pensiero : uguaglianza e solidarietà.
Ad un certo punto ho avuto la sensazione che tutto il mio mondo, le cose in cui avevo creduto e sperato venissero a cadere, precipitassero in una sorta di annullamento..Mi sono reso conto che una cosa è dire che con la crisi nulla sarà come prima, altro è vedere in diretta i cambiamenti e i loro effetti sulla vita quotidiana delle persone..C’é stato un momento di grande incertezza in cui ho pensato di lasciare il mio impegno,tanto mi sentivo impotente innanzi alle domande che mi venivano rivolte e a ciò che mi appariva come ineluttabile.
Poi con maggior serenità ho pensato che è compito della politica affrontare le questioni per come esse sono e che non si può disertare, anche quando le critiche sembrano ingiuste e tendono a colpire la tua storia e l’impegno di una vita.
Allora mi sono chiesto come in questa situazione si poteva stare dalla parte dei deboli. Non è stato facile trovare una risposta. Molto mi hanno disturbato coloro che si fanno paladini di tutte le cause e si rifiutano di fare i conti con la realtà e di dire la verità sulla situazione finanziaria,economica e politica del nostro Paese. Come se non ci fossero rischi e in quel caso i danni maggiori non ricadessero sui poveri .
Possiamo e dovremmo cercare di individuare le responsabilità, le ignavie diffuse e la subcosciente convinzione che sarebbe bastato attendere la ripresa mondiale che tutto si sarebbe aggiustato, dimenticando che il mondo è dentro processi di cambiamenti profondi e per molti versi inediti.
La grande trasformazione , innescata dalla globalizzazione e dalla rivoluzione tecnologica, dal mutamento degli equilibri economici, dalla nuova divisione internazionale del lavoro e delle attività produttive.dalla nuova distribuzione della ricchezze,dalle grandi migrazioni, dalle guerre “umanitarie” e dalle rivolte democratiche che sono in. sviluppo dentro i paesi islamici, sta trasformando lo scenario mondiale e sociale in cui si deve operare.
Di fronte alla crisi e ai suoi caratteri sistemici la teoria dello “sgocciolamento” della ricchezza non regge più e lo dimostra l’aumento delle disuguaglianze in tutte le società.
Oggi si tratta di assumere la sofferenza dei molti, di imparare a patire con gli altri, ma per fare questo occorre bandire ogni forma di rassegnazione , di paura per avere lo sguardo lungo, cercando di intravedere nel presente il futuro desiderato, di essere capaci di forzare i privilegi e sconfiggere la logica del eccesso che è penetrata un poco ovunque.
Di fronte a tutto questo mi chiedo se la mia generazione, con tutto il suo carico di passato che l’appesantisce, non debba iniziare a cedere il passo.
In questi giorni,a proposito e sproposito, si usa molto la parola “sacrifici”, il ministro Fornero nel pronunciarla si commuove ponendoci tanti interrogativi , non solo sull’equità degli interventi, ma sul senso e sul significato stesso dell’agire politico.
Che fare allora? E’ difficile rispondere e fornire delle ricette semplificate o delle risposte giustificanti nel momento in cui si è costretti a sentire tanti politici usare con noncuranza questa parola,sia quando ne affermano la necessità che nel respingerli.
Fare l’elenco delle restrizioni è sempre possibile, più complicato è convincere sull’utilità di quello che viene proposto. Si può dire che bisogna salvare l’Italia,pensare alle nuove generazioni, sui titoli tutti si concorda,diventa difficile si passa alla realtà e si è obbligati dalla situazione a mettere tra parentesi ciò che si riteneva indisponibile.
Sono urtato quando sento persone ambienti che parlano di sacrifici, forse dovrebbero avere la decenza di tacere e fare gesti che convincano che quel che si predica è giusto. Un discorso che vale anche per i politici e per tutti coloro che godono privilegi. Nelle nostre analisi e valutazioni dobbiamo sempre tenere presente che per un operaio, un lavoratore o un impiegato, per le famiglie numerose i termini sacrifici, dedizione, austerità significano intaccare il modo di vivere. Per altri questo non avviene.
Queste dovrebbero essere le giornate del pudore, anche nelle parole..Bisogna tenere presente che i sacrifici dettati dalla crisi non .sono un qualche cosa di astratto, ma che incidono nella carne viva di tante persone. Per molti è il naufragio di tante speranze o aspettative , su cui si era impegnata la vita e che ora devono riprogrammare.
Considerato che i frutti di quanto stiamo facendo saranno in buona parte goduti da altri e in particolare dalle generazioni che verranno,il nostro compito allora diventa inevitabilmente quello di declinare con chiarezza il senso di quello che si sta facendo, in modo da superare ogni incomprensibilità.
Ricordo, che, nel 1984, quando si tratto di superare l’automatismo della scala mobile per introdurre una politica dei redditi basa sull’inflazione programmata, noi allora giovani sindacalisti avemmo un momento smarrimento, ma ci rincuorò Ezio Tarantelli esortandoci ad non avere timori perché diceva “alla fine la gente capisce”. Questo discorso vale anche per l’oggi.
Dare un senso compiuto a quanto si sta facendo, ai sacrifici che sono richiesti e alle sofferenze che si determinano è il compito che ci attende nei prossimi giorni . La tempesta economico-finanziaria che si è scatenata ci lascerà comunque in eredità tante macerie e distruzioni, ma sappiamo che dopo i tornado occorre togliere le impalcature protettive e iniziare a pulire e ricostruire. Ecco perché oggi si ha l’obbligo della verità ,e mi turba il vedere persone e dirigenti di vario genere che sono stati complici con chi non ha voluto affrontare le situazioni, tornare oggi a sedere in cattedra ed impartire lezioni. La complicità diretta o indiretta è sempre colpevole. Possiamo, data l’urgenza dei problemi e le necessità, non accentuare le critiche e cercare di realizzare le necessarie convergenze. Si deve fuggire anche la logica di chi cerca capri espiatori su cui caricare tutte le colpe della situazione. Rene Girad ci ha ben spiegato come i criteri vittimari portino sovente alla violenza. Lo si è ben sperimentato nel nostro Paese dove si è cercato di trasformare in colpevoli gli immigrati , le persone che erano costrette a morire sui barconi in mezzo al mare e si è utilizzata la parola meno cristiana del nostro lessico: respingimento.
Il decreto del Governo che in piccole parti si spera ancora, prima della sua approvazione definitiva possa accogliere alcune modifiche in direzione dell’equità , non ci fa certo fare salti di gioia e tormenta il nostro animo , ma è purtroppo inevitabile.
Dobbiamo cercare di vedere in esso i semi di qualche di nuovo sul terreno della crescita, della lotta all’evasione e tante altre piccole cose che , proprio per il loro essere ancora semi, se verranno curati bene potranno germogliare e dare frutti.
Ne possiamo dimenticare che a questo decreto che è stato chiamato “Salva-Italia” va aggiunto anche “salva Europa” . L’Italia è tornata al suo posto in Europa e questo apre alla speranza e alla possibilità di superare le visioni un poco troppo nazionalistiche di alcuni paesi . Non diventeremo una colonia germanica, ma si è aperta la possibilità di tornare come lo siamo stati nel passato: un soggetto attivo nella costruzione di una nuova Europa .
Tormenti e speranze si intrecciano in queste ore .
Si è anche accompagnati dalla certezza che lo scenario politico sia destinato a mutare in profondità . Da qui al 2013 nessuno potrà impudentemente ripetere se stesso e i suoi riti. Mi fanno sorridere coloro che pensano ad automatismi restauratori come chi ipotizza un partito dei moderati , una declinazione italiana del Ppe o il partito dei riformisti. Si dovrebbe avere il coraggio di ripensarsi fino in fondo e andare oltre le categorie del novecento. Non è facile. Serve ripensarsi senza ambizioni esagerate, o mettendo in soffitta la storia, per far vivere idee, valori e proposte che facciano i conti con un mondo che mutato nella profondità della sua struttura.
La moderna società secolarizzata e globalizzata richiede anche ai cristiani di ripensare il loro modo di essere e di testimoniare . Ciò richiede un’attingere, con nuove domande, sensibilità e preoccupazioni, alle fonti della fede e della vita ecclesiale, con maggiore creatività e coraggio. Nello stesso tempo ci è richiesto di essere attenti e vigili nel leggere i “segni dei tempi”, per poter valorizzare tutti gli stimoli e le domande che ci vengono dalla maggior consapevolezza della dignità e libertà dell’uomo, come è andata a sedimentarsi nel corso degli ultimi secoli . Occorre anche tenere presente che siamo chiamati a navigare in mare aperto essendo ormai usciti dalla “cristianità” , cioè da una società fortemente improntata dal cristianesimo. Si aprono strade nuove da esplorare e dentro le quali la libertà dei cristiani , l’amore verso l’altro diviene sempre più cifra descrittiva di quello che si è.
Molti sono gli interrogativi che si pongono a noi del movimento della “Rosa per l’Italia” che , come ricordiamo, è nato per mettere in discussione il falso bipolarismo e per aprire la prospettiva verso la buona politica , obiettivo che avevamo assunto anche con la nascita di officina 2007 . Ci siamo impegnati a far nascere l’UNIONE DI CENTRO, abbiamo partecipato alle elezioni politiche del 2008 contribuendo al raggiungimento del quorum , alle regionali , alla prospettiva di costruire un partito nuovo.
Alcuni degli obiettivi di fondo che avevamo messo al centro del nostro impegno sembrano realizzarsi, le questioni non sembrano più essere quelle di quando abbiamo iniziato il nostro percorso e si deve aprire una riflessione profonda sul nostro ruolo e sul nostro futuro anche perché il tempo della Costituente e quella del“… verso il partito della nazione” sembra si stia esaurendo .
Il nostro è un piccolo movimento non per questo dobbiamo disperdere il senso profondo della nostra esperienza. Di questo vorrei che ne discutessimo con chiarezza e attenzione.
Sabato mattina sono stato ad AREZZO per partecipare ad un incontro tra “Educatori senza frontiere” e la “Cittadella della Pace Rondine” un incontro molto bello e pieno di contenuti, che mi ha fatto respirare aria nuova. Mi è sembrato di intuire che esiste un “altro dalla politica” che si dovrebbe curare di più se si vuole che il nostro Paese, l’Europa e il mondo riscoprano il senso vero dell’umano. Piccole esperienze che contengono quelle briciole di sogno che aiutano a vivere e a cambiare.


Forse non avremo fatto tutto bene, ma le assicuro che, anche con tanta sofferenza e senza salti di gioia, abbiamo cercato di dare una prospettiva di futuro, di correggere alcuni provvedimenti.Ma se come ha detto il Presidente della Repubblica eravamo sull’orlo del baratro, il nostro dovere era cercare di evitare di cadervi dentro . In tal caso le conseguenze per i più deboli sarebbero state disastrose. Forse occorreva fare qualche cosa di più verso i ceti più abbienti, vedremo alla fine di questo percorso se saremo stati capaci di coniugare i sacrifici con la crescita e l’equità. Anche noi contribuiremo questo gli e lo assicuro. Ho sempre auspicato che il sindacato facesse la sua parte, che lo sciopero serviva e che era opportuno aprire un confronto tra il GOVERNO E I SINDACATI. Poi, ogni tanto mi chiedo se anche il sindacato che continua ad amare perché è stato parte della mia vita non debba fare qualche autocritica o per lo meno ridelineare le sue strategie e recuperare sulle proposte maggiore unità.Dico queste cose non da politico , ma da iscritto alla Cisl che resta la mia organizzazione.
Una generazione che ha accumulato il debito che oggi decide di far pagare alle nuove generazioni avrebbe dovuto avere il pudore di mettersi da parte e lasciare che i sacrifici, con senso di responsabilità, fossero varati da un governo di giovani consapevoli non di dover costruire il futuro dei propri figli, ma, forse, dei propri nipoti. Non c’era bisogno, per la manovra che avete varato, di alcun professore. Avete lasciato ancora una volta che una classe dirigente anziana prendesse le redini del nostro Paese. I veri privilegi non li avete neanche toccati, quando si è trattato dei vostri benefits, piccoli accorgimenti e idee declinate al tempo futuro. Alle grandi lobbies avete pensato con qualche intervento che potrebbe anche essere impugnabile. Gli unici realmente colpiti sono stati i deboli, i giovani, i pensionati, i lavoratori dipendenti. Carissimo onorevole, lasci che determinate battaglie sindacali le faccia chi ancora fa sindacato e, se è possibile, i più giovani.
Ma come diavolo si fa ad affrontare il problema lavoro partendo dall’art. 18!!!!! Ma non è pura cattiveria??? Che inizio schifoso.
La manovra di Monti focalizzata sulle pensioni e mirata al cuore del ceto medio è durissima e ingiusta ma non spiazzante, non mi ha insomma colto di sorpresa, perché il centrodestra ha ancora una certa share parlamentare e perché sia il governo, che il Capo dello Stato, sia il Terzo Polo che il centrodestra, che una parte importante del Pd, sono quasi tutti comunque sostenitori, in maniera differente, del sistema neo-liberista, ma è stata per conto mio deludente. Mi ha deluso ovviamente anche Casini per la fermezza, consapevole che sia granitica per lo stato comatoso nel quale versa l’Italia, però visto e considerata la gratitudine per il ruolo e l’importanza che il Terzo Polo ha avuto nella caduta dell’infausto Governo Berlusconi e nell’uscita di scena dell’ex premier, nonché l’impeccabile linea tenuta per i precedenti due anni, che resta da me condivisa in pieno, solo per questo motivo provo a seguirVi (e a fidarmi) in questa seconda fase che si aprirà dopo Natale nonostante appunto la delusione della prima fase, quella appena trascorsa con manovra, e connessa riforma delle pensioni.
La seconda fase riguarderà specificatamente la riforma del lavoro senza la quale la riforma delle pensioni da sola non avrebbe un senso logico. Le pensioni rispetto al lavoro sono bazzecole: un conto per un lavoratore è ritardare l’uscita dal mondo del lavoro un conto è perderlo. E’ chiaro che sul lavoro i lavoratori non faranno sconti. Secondo me della crisi (che è crisi del sistema neo-liberista, per conto mio da abbattere) dovrebbero pagare le conseguenze solo i ricchi, al contrario di quello che sostiene il Presidente del Repubblica, penso che sì, siamo disposti a qualche sacrificio anche noi del declassato ceto medio purchè però i ricchi vengano tartassati.
Non ho idea come intenda affrontare la questione il trio Monti/Passera/Fornero ma una cosa è certa: troverà non ostacoli ma un muro impenetrabile di fronte se non attuerà alcuni accorgimenti.
Tento qualche suggerimento anche perché l’Italia sopravviverà se sopravviverà il Governo Monti.
Credo quindi sia opportuno per il trio Monti/Passera/Fornero seguire le seguenti direttrici:
1. in generale, dopo una prima fase di “destra” per rendere l’Italia presentabile in modo da essere considerata affidabile dalla BCE, dalla Merkel e dai mercati, dovranno virare di forza verso sinistra anche se il Governo rischierà la caduta;
2. non dovranno pensare di avere la ricetta pronta e dovranno inderogabilmente interloquire con alcuni indispensabili poli-tecnici di professione, come Tabacci e Sergio D’Antoni, riesumare Tremonti e Crosetto anche se di destra, affidarsi ai suggerimenti dell’ala lettiana del Pd ma anche di quella gran mente di Fassina, e soprattutto avvalersi dell’esperienza e della competenza di ………Savino Pezzotta, senza il quale qualsiasi riforma del lavoro è impensabile. Se non chiederanno la partecipazione al tavolo di questi signori saranno anche intelligenti ma non abbastanza. E il governo cadrà.
3. la riforma del lavoro dovrà prevedere un’uscita graduale degli ultra sessantenni che negli ultimi anni di servizio dovrebbero avere la facoltà di lavorare part-time, agevolare il part-time di massa, tartassare gli stipendi dei manager e dei dirigenti, detassare le imprese straniere per un certo periodo (per detassare intendo proprio tasse ridotte al minimo) in modo da attrarre investimenti e tassare pesantemente le imprese che investono all’estero solo quando diminuiscono il fatturato in Italia.
Una doomanda sorge spontanea:
Sarà sufficiente la manovra così come è stata impostata?
Le “spie” economiche non sembrano di questo parere.
Ci stiamo incamminando nel deserto della “recessione” nonostante i sacrifici chiesti.
Oggi sentivo che probabilmente in primavera saremo dinnanzi ad un’altra manovra di svariati miliardi (ne occorrono altri 70 entro il 2012)….
So bene che per far cassa occorreva “prelavare” a quelle categorie dove il saldo in entrata fosse CERTO/SICURO….ma…. o dall’anno nuovo si inizia a “perseguitare” ed a “tartassare” chi di dovere tagliando privilegi ecc. ed avendo un occhio di riguardo verso i furbetti o lo scenario che ci troveremo dinnanzi non sarà dei migliori.
Le persone sono stufe!!!!
Le persone non ne possono più!!!!
Non vi è crescita sociale verticale (il figlio dell’operaio fa l’operaio, quello del notaio il notaio ecc.)!!!!
Prima qualcuno trovava la scusa di poter dire che stava meglio del suo vicino ora non è più così….se poi ci aggiungiamo che i sacrifici non li si possono sempre chiedere ai soli noti e che di fare sacrifici (quelli veri) non siamo più abituati è facile intuire a cosa si sta andando incontro.
Leggevo su alcuni giornali che secondo alcuni sondaggi in 15 gg di opposizione la Lega ha guadagnato il 2% ecco fatto il disastro!
Penso che:
- gente credibile debba oggi farsi carico di dire a noi cittadini ciò che ci spetta per i prossimi anni;
- dal 2012 si dovranno fare le riforme che permetteranno la “modernizzazione” del nostro paese;
- gli evasori dovranno avere vita dura (non meno facile);
- chi ha di più debba pagare di più;
O la classe politica riesce a riappacificarsi con la società o il rischio che la situazione sfugga di mano è sempre più incombente.
Una persona straordinaria, con la quale ho avuto l’onore oltre che il piacere di condividere un periodo della mia vita di impegno politico sosteneva che all’italiano piace essere pensato (intendendo che l’italiano preferisce che vi sia sempre un altro a decidere per lui), ebbene io penso che i tempi stiano cambiando e di “esagitati” ve ne sono troppi in circolazione.
Quella persona era Mino Martinazzoli scomparso recentemente ed al quale sento il dovere di dire GRAZIE.
Abbiamo ancora quest’ultima opportunità per salvare il paese Italia non sprechiamola, ma la classe politica inizi ad essere d’esempio, non continui a vivere nella bambagia od avvolta nell’ovatta.
Quei pochi politici che vivono tra la gente (Savino è uno di pochi) sanno e conoscono gli umori e le problematiche.
Giampolo Cerri
Lomello Pv
Sarabbe necessario e doveroso mettere al Governo persone che abbiano una idea di pianificazione e sistema sociale pari a quello che hanno Paesi come l’Inghilterra, Francia, Germania..Paesi emancipati.
Insomma, incominciare a guardare e muoversi in un senso più civile e pratico.
Questo ci manca a noi, questa cultura.
Ovvio che la crisi sta toccando tutti i Paesi, ma noi pensiamo al nostro!
Purtroppo, le difficoltà e le basi per definirsi “poverini” non è solo se si hanno numerosi figli.
Oggi, neanche un single può riuscire a vivere pagandosi le nuomerose spese con un salario di 800-900€.
E’ un momento difficile è vero, ma per chi??
I politici devono fano meno i “dritti ed egoisti” e pensare ad impegnarsi nel mettere le proprie mani nelle loro tasche, dato che tanto hanno “rubato” e tanto ancora hanno da rubare a noi Italiani.
Ricordiamoci che, gli stipendi dei Parlamentari Italiani non sono a “norma” nè a livello Europeo, superano e arrivano agli eccessi.
Eppure, la soluzione l’abbiamo proprio sotto gli occhi, per ristabilizzare la crisi.
Ma la cosa disgustosa è che nessuno dei Parlamentari, a parte Italia dei Valori, ammettono e son disposti a rinunciare alle loro “eccessive ed immeritate” ricchezze!
E noi oggi siamo qui, a pagare per loro.
Questo io scriverei e denuncerei alla Commissione Europea e ad Diritti dell’uomo a Strasburgo.
Bisogna sempre denunciare questi soprusi.
Il proproblema futuro è che a comandarci saranno sempre queste persone.
Siamo l’America, dove se non hai i soldi non ti curano, dove la gente comincia a recarsi alla Caritas a mangiare, dove le pensioni arrivano a 400€!
Non parliamo di crisi generali, parliamo di quello che siamo noi, come Paese e come italiani!
Cosa si sta verificando oggi?
Semplice, è il “Titanic” una nave che sta affondanso e dove la gente si calpesta per trovare una scialuppa di salvataggio mentre per qualcuno non c’è salvezza.
…. Hai perfettamente ragione Savino, il seme deve morire e marcire ma ricordiamoci sempre che per dare frutto occorre che il seme muoia, marcisca su di un terreno fertile e non tra i roghi di spine o sulla roccia.
Più passa il tempo e più mi sembra di avere come compagni/amici di cammino dei “cuori” di pietra …. e spesso mi chiedo se a senso “morire” per loro, poi una volta ripresomi dallo sconforto mi dico, RESISTERE RESISTERE RESISTERE ….
Grazie ancora per le tue parole ed il tuo impegno.
Giampaolo Cerri
Lomello
p.s. volevo solo informarvi che oggi nel mio comune (2000 abitanti) è stato fatto “brillare” un “pacco bomba” che alcuni DELINQUENTI hanno lasciato sul portone di ingresso del comune….DELINQUENTI!!!!
In queste ore mi sento piccolo, piccolo e un poco impotente. Succedono cose che mi turbano e mi interrogano e alle quali non riesco a dare delle risposte. Tempi come questi richiedono una reale revisione di vita. Fino a quando potremo accontentarci di quello che siamo. Ci sono tanti movimenti in giro, vedo tanti di coloro che hanno criticato le nostre scelte del passato farsi oggi paladini delle stesse. A volte mi amareggio, ma poi mi convinco che è molto più importante che si affermi quanto preconizzato , anche se non coglie il contributo dato piuttosto che resti morto. Il Vangelo ci dice che il seme per dare frutto deve morire e marcire. Collochiamoci in questa condizione e cerchiamo di fare quello che possiamo, senza nulla pretendere o rivendicare se non il dovere compiuto.
Si, forse le parole sono troppe anche se sono convinto che non bastino per esprimere quello che penso e ciò che mi attraversa.Avrei potuto tacere o limitarmi a espressioni tecniche o puramente politiche . Non ci sono riuscito . Troppe sensazioni pesavano su di me , ricordi, impegni , parole spese nel passato che mi hanno reso prolisso . Non mi vergogno di ciò . ho solo cercato di mettere in pubblico quello che bolliva dentro di me. Pascal ci ricorda che a volte il cuore ha ragioni che la ragione non ha.
Troppe parole
La manovra fa schifo assai ma Pezzotta è un grande. Dopo il brindisi di Capodanno si inizierà a parlare di Riforma del Lavoro. Se Monti e Fornero non Le chiedono di partecipare, per conto mio sono da ritenersi intelligenti ma non abbastanza.