Intervista di
“Famiglia Cristiana“
a Savino Pezzotta
su don Tonino Bello.
Nella vita ognuno si sceglie i suoi compagni di strada. E che Savino Pezzotta abbia voluto al suo fianco don Tonino Bello non sorprende affatto: questione di affinità elettive. Non si creda, però, che lo abbia voluto come “amico” per esserne rassicurato o confortato. Al contrario, ne ha fatto per la sua esistenza e la sua carriera un pungolo, una voce che continuamente lo sfida e lo interroga, chiamandolo a un’adesione più radicale al Vangelo, qui e ora. Apprendista meccanico a 12 anni in un’azienda del suo paese, Scanzorosciate (Bergamo), si iscrisse alla Cisl nel 1963, per poi esserne eletto segretario generale nel 2000, mantenendo la carica per sei anni. Fra i promotori del Family day, è stato eletto nelle file dell’udc alle politiche del 2008. La presidenza del Consiglio italiano per i rifugiati e l’attività nella Commissione parlamentare che si occupa di xenofobia e razzismo completano il quadro degli impegni di un uomo che ha tentato di portare una testimonianza cristiana nel lavoro, nella politica, nel sociale.
Pezzotta, ha conosciuto personalmente don Tonino Bello?
«Non direttamente, ma l’ho sempre seguito. Aveva un grande carisma, è stato una figura viva, grande, vera. Non è facile trovare vescovi come lui».
I testi raccolti nel volume allegato a Famiglia Cristiana insistono sul richiamo di don Tonino a una testimonianza fuori dalle sagrestie, nelle praterie della quotidianità. Il suo impegno si è ispirato a questo principio?
«Ho tentato di essere un cristiano che si impegnava nella storia. Non so se ci sono sempre riuscito. Per fortuna don Tonino diceva che le nostre incoerenze non debbono spaventarci. L’immagine di una “Chiesa della stola e del grembiule” è bellissima, quanto difficile da realizzare: da un lato coltivare l’aderenza alla Chiesa, dall’altro essere dentro la quotidianità, senza avere paura del mondo. Siamo chiamati a guardare oltre, tenendo lo sguardo sul presente. Sappiamo che il Regno è già qui, alla nostra azione spetta il compito di ampliarlo, rischiando anche qualcosa di proprio».
Ritiene di esserci riuscito meglio come sindacalista o come politico?
«Da sindacalista. La mia passione è stata quella di cercare di essere cristiano prima come operaio, poi come rappresentante dei lavoratori. In questa veste ho sempre sentito una tensione verso la condizione umana che incontravo. Mi sforzo di farlo anche da parlamentare, ma – come diceva Flannery O’connor – la politica è l’attraversamento del territorio del demonio, le tentazioni sono tante… ».
Il presidente Napolitano di recente ha ricordato che il lavoro non è un privilegio, ma un diritto di ogni persona…
«La mancanza di occupazione non può essere ridotta a fatto meramente economico, perché il lavoro – che non è mai un fatto individuale, ma di relazione con gli altri – è il momento in cui l’individuo mette il suo talento al servizio della comunità. La precarietà lo riduce a una dimensione esclusivamente strumentale. È molto pericoloso, in quanto, al di là delle sofferenze morali e materiali, viene negato qualcosa di profondamente umano. Una delle prime scelte di don Tonino, appena nominato vescovo, fu di visitare una fabbrica occupata».
Fra i suoi lasciti ancora attuali e fecondi, vi sono la teoria e la pratica della non violenza…
«Non come remissività, bensì come modalità privilegiata per dirimere le controversie. In questo senso la sua marcia a Sarajevo è una luce, un interrogativo, un punto di riferimento, che poi altro non è che la traduzione del Comandamento “Non uccidere”. Ecco, la vita e gli scritti di don Tonino ci pongono una serie di domande, alle quali siamo chiamati a dare una risposta immergendoci nella storia».


Caro Savino, in questi mesi, da quando in luglio ho iniziato il mio percorso insieme a voi a partire dal convegno alla Confcooperative, riscontro una tua progressione verso una più determata testimonianza cristiana e cattolica. Forza e coraggio. La Radicalità a cui il Vangelo ci chiama è questione di tensione verso la Purezza che diviene Assoluta Trasparenza al fine di Rifulgere di Luce di Verità che viene dall’Alto e riempie il mondo dei Colori dell’Arcobaleno che è Segno della Primissima Alleanza Noachita tra Dio e l’Umanità. Caritas in Veritate … Veritas in Caritate. Mons. Tonino Bello prega per noi e ci invita a questa Radicalità Evangelica Cristiana Via Verità e Vita. Il Nome del Signore cerca Suoi Annunciatori, Suoi Banditori, Suoi Testimoni. Beato colui che viene nel Nome del Signore. Il Signore vuole abitare in mezzo a noi e guole essere Presente. Venire quindi “nel Nome del Signore” rende quindi questo servizio alla Divina Volontà. Sarà quindi Shalom, che non è pace come la danno gli uomini, bensì Shalom, Presenza di Dio, Pax Christi. PACE di Cristo: Pacifici Adoratori del Cuore Eucaristico di Gesù. Pacifici Amanti del Culto Eucaristico di Cristo. Pacifici Araldi della Comunione Eucaristica di Cristo. Ecco ie tre realtà che costituiscono la dimensione ecclesiale della esperienza cristiana e che rendono Presente Il Messia, Gesù nostro Signore e Re dell’Universo, dentro le maglie del mondo, nel Cuore del monfo: Amore di Dio (Caritas), Parola di Dio, Liturgia (Celebrazione della Gloria di Dio in Spirito e Verità con la Vita per la Santa Comunione degli Uomini tra di l