Giovedì 5 Agosto Liberal ha pubblicato una mia lettera aperta agli amici popolari che sono confluiti nel Pd, invitandoli ad una nuova fase di incontro e di presenza. Sento l’esigenza che, in questa fase di profondo cambiamento, la cultura e la proposta del cattolicesimo democratico e popolare , sia maggiormente presente. La ritengo un’esigenza che va oltre le scelte partitiche che ognuno di noi ha fatto e che riguarda il futuro del nostro Paese. Per questo ritengo che coloro che hanno un comune riferimento storico, culturale e politico , ritornino a discutere e a proporre.
TESTO DELLA LETTERA
Care amiche, cari amici,
in queste ore movimentate da molti elementi di insicurezza, ho sentito l’esigenza di rivolgermi a voi, sulla base dell’amicizia personale che coltiviamo e per la condivisione di un comune impianto culturale e di visione sociale. Sono convinto che quanto sta avvenendo sia l’emersione di disagi a lungo incubati e che siano, con tutte le contraddizioni che portano con sé, le premesse per un cambio di fase politica.
Da un po’ di tempo ci siamo tutti resi conto che la marcia trionfale verso i partiti a vocazione maggioritaria, condizione indispensabile per giungere a un bipartitismo, era in affanno. Ora, quella bolla è scoppiata e ci consegna uno stato di turbolenza e di sommovimento profondo, che sembra preludere a mutamenti significativi del nostro quadro politico e del suo assetto futuro.
Nessuno di noi è in grado di definire cosa possa succedere, ma sono convinto che molto potrà dipendere da ci che noi riusciremo a mettere in campo. Il Paese ha un’esigenza profonda di innovazione e di cambiamenti strutturali, oltre che sociali. La vicenda Fiat ci ha dimostrato che, se il cambiamento non viene governato, esso si impone con forza e genera divisioni.
La crisi economica pone l’Italia innanzi a sfide inedite e sempre più sarà chiamata, dalla nuova divisione internazionale del lavoro, dalla crisi energetica e alimentare, dai mutamenti geopolitica, a misurarsi con processi di cambiamento complessi sul piano produttivo, organizzativo e sociale. Questo richiederebbe un dibattito pubblico esteso, un intervento deciso dallo Stato sui punti di snodo, mentre si siamo dovuti accontentare di una manovra che si limita a congelare e a far restringere l’esistente.
A fronte di queste esigenze, la discussione sembra centrarsi su un tema, certamente importante, come quello del federalismo, che ormai ha assunto una dimensione mitologica. Poco o nulla si discute della crisi, del capitalismo che verrà, del lavoro, della famiglia e di un disagio sociale che si diffonde e crea situazioni di malessere. Ancor meno si ragiona sulla disoccupazione giovanile e femminile. La politica sembra occuparsi d’altro, mentre cresce il disimpegno civile e si diffondono gli episodi di corruzione e di immoralità.
All’interno di tutto questo c’è un fatto nuovo ed è il formarsi, seppure ancora in forma embrionale, dell’autodefinita area di responsabilità tra esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Molti hanno interpretato questo avvenimento come la nascita di un “terzo polo” , ma così non è. E’ invece un convergere scaturente dalle medesime preoccupazioni sui problemi che riguardano il Paese, e il suo futuro e che, umilmente, cerca, attraverso la strada del dialogo e del confronto, di individuare percorsi che possano contribuire all’uscita dalla crisi.
Forse questa modalità irrita il presidente del Consiglio e gli amici suoi, che preferiscono imporre le soluzioni con il voto di fiducia. Non si tratta a questo punto di perdere tempo a ipotizzare scenari ma a seguire l’adagio del poeta : “è camminando che s’apre il cammino”.
Quello che è certo è che il Pdl, che era uscito orgoglioso dalle elezioni politiche, sarà costretto a rivedere i suoi atteggiamenti, rimodulare le sue strategie e il suo modello organizzativo, sia che si continui la legislatura o che si vada a elezioni anticipate. La crisi del Pdl non lascerà immune nessuno e tanto meno il Pd.
Quello che mi stupisce è la timidezza dell’analisi e del giudizio critico dei dirigenti del Pd provenienti dai Popolari. A volte ho l’impressione, mi dovete scusare, che stiate giocando il ruolo di difensore di un sistema politico che ormai, nella realtà dei fatti,non esiste più e che al massimo vi limitiate a difendere le scelte fatte o a proporre , seguendo la boutade di Bersani , ipotetici governi con a capo Tremonti o aprendo alla Lega. Cercare vie di uscita dalla in cui siamo precipitati è sempre più utile e importante, ma da voi mi aspettavo molto di più.
La storta comune ci ha insegnato che la politica va guidata dalle virtù naturali della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza. E’ partendo da questa visione che spero che anche con voi si possa costruire un’area di responsabilità. Non si tratta di costruire un nuovo polo, ma una capacità di dialogo e confronto sulle cose necessarie all’Italia. A mio modesto parere è venuto il momento che la cultura del cattolicesimo democratico e popolare (che distinguo dalla fede e dalla religione) esca allo scoperto e operi allo scopo di creare le condizioni fattuali per una nuova presenza capace di proporre attraverso il dialogo e nel confronto i suoi tratti sociali, liberali e democratici. Si tratta di valutare se oggi è possibile nelle forme e nei modi propri della situazione attuale inverare una nuova presenza e non di riproporre le nostalgie di un passato irripetibile.
Sappiamo che la cultura del cattolicesimo democratico e popolare vive se mantiene nel Paese un’apertura sul piano dei valori, se li declina in progetti concreti, se evita la retorica dei valori, per dedicarsi, con pazienza e tenacia, a ricercare punti di convergenza sui temi del governo della crisi, della disoccupazione, dello sviluppo, della pace, dell’economia solidale, della povertà e della difesa dei diritti umani e della persona.
Questo è il lavoro che dovremmo fare insieme.
Possiamo continuare a restare chiusi nei fortini che in questi anni abbiamo costruito e che molte s’avvertono come stretti?
Oppure occorre liberarsi e cercare nuove vie?
Non si chiedono scissioni, separazioni o rotture, ma un modo nuovo di fare politica, di confrontarsi per contribuire a costruire il futuro. Un futuro dove la cultura conti, l’università funzioni, il lavoro sia decente e per tutti, dove i giovani possano sperare e la società rifiutare l’invecchiamento.


Le ragioni del popolarismo nei cattolici del PD
Agli amici della Rosa per l’Italia e dell’Unione di Centro,
E’ tempo di scelte convinte. L’attuale schema bipolare ha prodotto solo lacerazioni e contrapposizioni inesistenti tra simili. L’esperienza del nuovo Partito Popolare di Mino Martinazzoli fu l’occasione giusta per una riproposizione di valori usciti vincitori dalla storia che voleva tradursi in un nuovo sistema elettorale delle alternative. Quel progetto fu subito condizionato dalle alleanza ma soprattutto dalle prime scelte autoreferenziali di alcuni amici, non contenti del rinnovamento avvenuto con la reggenza Iervolino. Il giovane Pierferdinando Casini scelse il campo del centrodestra come naturale sbocco dei democratici cristiani in alternativa alle sinistre e all’evoluzione del più grande partito europeo di matrice post-comunista come il Pci-Pds. Scelta più che giusta in un qualsiasi altro Paese europeo dove i Popolari stanno al centro ricoprendo anche le istanze più conservatrici a destra. In Italia, la storia dei partiti politici ci insegna che la scelta non pesava più su un discorso identitario e ideologico, quanto sulla visione che da allora ad oggi alterna i governi del nostro Paese e la scelta degli elettori. Berlusconiani e anti-berlusconismo. Due categorie riduttive che da destra sono state sempre lette come il nuovo in contrapposizione del vecchio e a sinistra come l’ennesimo sforzo del dossettismo di arginare la deriva populista dell’imprenditore prestato alla politica. Nel 1995, altro colpo all’impresa “popolare” di restituire un centro alternativo ai due poli. L’uscita di Buttiglione, messo in minoranza come segretario e la nascita del contenzioso sul simbolo, quasi a rivendicare il passato sul futuro che da lì a breve avrebbe travolto il sistema politico italiano con l’ascesa della Lega e del fronte culturale berlusconiano.
Da allora il PPI e la sinistra Dc che continuava il suo percorso verso il centrosinistra del Professore Prodi, è stato caratterizzato da scelte volte al Paese, più che all’elettorato di riferimento. La scelta bipolare era nei fatti. O con Berlusconi o contro.
Il ventennio berlusconiano (per l’esattezza sono quasi 17) sembra volgere a termine ma non mi stupirei che il prossimo anno si parli ancora del suo centrodestra magari sotto l’effige di un nuovo partito. Quale collocazione per coloro che vogliono adoperarsi per la ricostruzione della nazione? Occorre davvero un Partito della Nazione? E’ funzionale al pluralismo politico che i cattolici scelgano il centro tout court?Pierluigi Castagnatti ha provato a dare alcune risposte in merito. Alla domanda “Il ruolo dei cattolici?”, l’ultimo segretario dei Popolari ha risposto inopinatamente dicendo che tale ruolo è quello tipico dei riformisti, cioè di coloro che, con le proprie idee, operano per cambiare la realtà. Esattamente l’opposto dei conservatori che piegano le proprie idee alla realtà. Una risposta non a caso, rilasciata durante i festeggiamenti che i Popolari (unica formazione che lo ha fatto) in occasione del 91° anniversario dell’Appello agli uomini liberi e forti di don Luigi Sturzo. Una due giorni intensa di appuntamenti che hanno fatto registrare una grande partecipazione, anche a dimostrare che Sturzo ha ancora molto da dire oggi e non solo alla politica. Pierluigi Castagnetti, allora, non entrando nel dettaglio nominalistico, ma analizzando la situazione dal punto di vista del Partito democratico ha evidenziato che «i personalismi sono conseguenza di una identità ancora debole e di un progettualità debole». Tale affermazione portava i Popolari a criticare Bersani ma in generale a criticare il sistema dei partiti ad impronta leaderistica, dove alla cessazione della leadership cessa la vita stessa del partito. Ecco perché la ragione dei Popolari non è los schieramento ma ciò che più occorre all’Italia, ovvero l’alternativa dei migliori, di coloro che scelgono perché legati a visioni politiche rispetto all’adesione al carisma più o meno apprezzabile dei competitors in campo.
Il percorso dei Popolari nel Pd quindi, non troverà mai soste perché teso alla maggiore manifestazione dei valori che si traducono in mano tesa a “chi è diverso da me”rispetto alla propria scelta culturale. L’appuntamento di Reggio Calabria delle Setimane sociali, poi, ha dimostrato come su 70 parlamentari, tutti erano del PD e dell’UDC e il dato non migliora analizzando le precedenti manifestazioni. Non è forse un motivo di orgoglio che la presenza di cattolici nel più grande partito del centrosinistra italiano, porti lo stesso ad incontrare il Comitato scientifico e a presentare il proprio contributo come partito ai lavori di Reggio? Si scorrano i contributi e non si fa fatica a registrare l’assenza di idee da parte del centrodestra. Una nuova stagione ci attende come cattolici democratici e la scelta di restare nel Pd, rappresenta l’unico stimolo per dare all’Italia una nuova prospettiva di sistema che parta dall’antropologia stessa dello stare assieme. Un nuovo protagonismo attende i Popolari per ridare al PD entusiasmo e ambizione nella costruzione di un consenso che necessariamente deve andare oltre il cosidetto perimetro progressista.
Il dibattito apertosi anche a livello europeo, con la presa di posizione degli ex europarlamentari della Margherita perchè non venga perduto il patrimonio di alleanze con le forze moderate e liberaldemocratiche che avevano sortito grande attenzione a Strasburgo con la nascita del Partito Democratico Europeo (embrione di quello che sarebbe stato il PD italiano) è stato il preambolo alla scelta dei 76 parlamentari che hanno sottoscritto il documento di Veltroni, Fioroni e Gentiloni che ha favorito la nascita di un laboratorio di idee per il rilancio del partito. Nasce il MoDem, esperiemento d’impronta francese per analogie e tempi che a mio avviso permetterà a quanti non condividono le impostazioni di fondo del partito a Guida Bersani di manifestare la propria visione del Paese restando ancorati ai valori costituenti il Centrosinistra e l’Ulivo.
I Popolari si collocano nel mezzo del dibattito apertosi tra il Pd e le sue stesse componenti ma soprattutto tra il PD e i possibili alleati di governo, essendo sia organici alla maggioranza bersaniani, sia osservatori nella minoranza veltroniana (Franceschini e Marini si sono spostati sulla linea dell’unità attorno a Bersani e Fioroni sulla via del ritorno allo spirito del primo PD). Da qui la necessità di prendere da subito le distanze da qualsiasi forma di “Nuovo Ulivo” e al contempo farsi si che il Pd sia invece “Il partito dell’Ulivo”, unico soggetto che ha saputo portare a compimento un progetto – quello di Romano Prodi – che ancora deve raccogliere i frutti e di cui gli italiani conoscono poco per la mancanza di chiarezza nei messaggi stessi dei dirigenti.
+1
A proposito di quell’originale avvocato Roberto Lassini, presidente dell’associazione che ha ideato ignobili manifesti pare che questo signore attualmente sia ancora iscritto come consigliere UDC, telefonare a 39 0331899143 per credere …… oppure vedi sito:
http://www.comune.turbigo.mi.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&cid=2&pid=14&ent=main
Domanda al Lassini (tratta da intervista su Repubblica – Lassini dal titolo: “Se mi arrabbio vuoto il sacco
lo slogan anti-pm usa frasi del premier”)
È vero che lei era sindaco di Turbigo quando ha conosciuto Mantovani, come lui ha raccontato in un’intervista?
«Siamo amici di famiglia, ci conosciamo da una vita. E abbiamo una comune storia politica nella Dc. Io ho seguito le evoluzioni del partito, oggi sono consigliere a Turbigo eletto con l’Udc».
Una considerazione personale: “se la buana giornata si vede dallo splendore del mattino, in questo caso (voto UDC) passiamo subito a notte fonda!”
Saluti
Luigi Redaelli
Registro che il mio commento al Testo dell’amico Pezzotta è stato cassato e cancellato. Spero si sia tratta di un problema tecnico.
Le ragioni del popolarismo nei cattolici del PD
Agli amici della Rosa per l’Italia e dell’Unione di Centro,
E’ tempo di scelte convinte. L’attuale schema bipolare ha prodotto solo lacerazioni e contrapposizioni inesistenti tra simili. L’esperienza del nuovo Partito Popolare di Mino Martinazzoli fu l’occasione giusta per una riproposizione di valori usciti vincitori dalla storia che voleva tradursi in un nuovo sistema elettorale delle alternative. Quel progetto fu subito condizionato dalle alleanza ma soprattutto dalle prime scelte autoreferenziali di alcuni amici, non contenti del rinnovamento avvenuto con la reggenza Iervolino. Il giovane Pierferdinando Casini scelse il campo del centrodestra come naturale sbocco dei democratici cristiani in alternativa alle sinistre e all’evoluzione del più grande partito europeo di matrice post-comunista come il Pci-Pds. Scelta più che giusta in un qualsiasi altro Paese europeo dove i Popolari stanno al centro ricoprendo anche le istanze più conservatrici a destra. In Italia, la storia dei partiti politici ci insegna che la scelta non pesava più su un discorso identitario e ideologico, quanto sulla visione che da allora ad oggi alterna i governi del nostro Paese e la scelta degli elettori. Berlusconiani e anti-berlusconismo. Due categorie riduttive che da destra sono state sempre lette come il nuovo in contrapposizione del vecchio e a sinistra come l’ennesimo sforzo del dossettismo di arginare la deriva populista dell’imprenditore prestato alla politica. Nel 1995, altro colpo all’impresa “popolare” di restituire un centro alternativo ai due poli. L’uscita di Buttiglione, messo in minoranza come segretario e la nascita del contenzioso sul simbolo, quasi a rivendicare il passato sul futuro che da lì a breve avrebbe travolto il sistema politico italiano con l’ascesa della Lega e del fronte culturale berlusconiano.
Da allora il PPI e la sinistra Dc che continuava il suo percorso verso il centrosinistra del Professore Prodi, è stato caratterizzato da scelte volte al Paese, più che all’elettorato di riferimento. La scelta bipolare era nei fatti. O con Berlusconi o contro.
Il ventennio berlusconiano (per l’esattezza sono quasi 17) sembra volgere a termine ma non mi stupirei che il prossimo anno si parli ancora del suo centrodestra magari sotto l’effige di un nuovo partito. Quale collocazione per coloro che vogliono adoperarsi per la ricostruzione della nazione? Occorre davvero un Partito della Nazione? E’ funzionale al pluralismo politico che i cattolici scelgano il centro tout court?Pierluigi Castagnatti ha provato a dare alcune risposte in merito. Alla domanda “Il ruolo dei cattolici?”, l’ultimo segretario dei Popolari ha risposto inopinatamente dicendo che tale ruolo è quello tipico dei riformisti, cioè di coloro che, con le proprie idee, operano per cambiare la realtà. Esattamente l’opposto dei conservatori che piegano le proprie idee alla realtà. Una risposta non a caso, rilasciata durante i festeggiamenti che i Popolari (unica formazione che lo ha fatto) in occasione del 91° anniversario dell’Appello agli uomini liberi e forti di don Luigi Sturzo. Una due giorni intensa di appuntamenti che hanno fatto registrare una grande partecipazione, anche a dimostrare che Sturzo ha ancora molto da dire oggi e non solo alla politica. Pierluigi Castagnetti, allora, non entrando nel dettaglio nominalistico, ma analizzando la situazione dal punto di vista del Partito democratico ha evidenziato che «i personalismi sono conseguenza di una identità ancora debole e di un progettualità debole». Tale affermazione portava i Popolari a criticare Bersani ma in generale a criticare il sistema dei partiti ad impronta leaderistica, dove alla cessazione della leadership cessa la vita stessa del partito. Ecco perché la ragione dei Popolari non è los schieramento ma ciò che più occorre all’Italia, ovvero l’alternativa dei migliori, di coloro che scelgono perché legati a visioni politiche rispetto all’adesione al carisma più o meno apprezzabile dei competitors in campo.
Il percorso dei Popolari nel Pd quindi, non troverà mai soste perché teso alla maggiore manifestazione dei valori che si traducono in mano tesa a “chi è diverso da me”rispetto alla propria scelta culturale. L’appuntamento di Reggio Calabria delle Setimane sociali, poi, ha dimostrato come su 70 parlamentari, tutti erano del PD e dell’UDC e il dato non migliora analizzando le precedenti manifestazioni. Non è forse un motivo di orgoglio che la presenza di cattolici nel più grande partito del centrosinistra italiano, porti lo stesso ad incontrare il Comitato scientifico e a presentare il proprio contributo come partito ai lavori di Reggio? Si scorrano i contributi e non si fa fatica a registrare l’assenza di idee da parte del centrodestra. Una nuova stagione ci attende come cattolici democratici e la scelta di restare nel Pd, rappresenta l’unico stimolo per dare all’Italia una nuova prospettiva di sistema che parta dall’antropologia stessa dello stare assieme. Un nuovo protagonismo attende i Popolari per ridare al PD entusiasmo e ambizione nella costruzione di un consenso che necessariamente deve andare oltre il cosidetto perimetro progressista.
Il dibattito apertosi anche a livello europeo, con la presa di posizione degli ex europarlamentari della Margherita perchè non venga perduto il patrimonio di alleanze con le forze moderate e liberaldemocratiche che avevano sortito grande attenzione a Strasburgo con la nascita del Partito Democratico Europeo (embrione di quello che sarebbe stato il PD italiano) è stato il preambolo alla scelta dei 76 parlamentari che hanno sottoscritto il documento di Veltroni, Fioroni e Gentiloni che ha favorito la nascita di un laboratorio di idee per il rilancio del partito. Nasce il MoDem, esperiemento d’impronta francese per analogie e tempi che a mio avviso permetterà a quanti non condividono le impostazioni di fondo del partito a Guida Bersani di manifestare la propria visione del Paese restando ancorati ai valori costituenti il Centrosinistra e l’Ulivo.
I Popolari si collocano nel mezzo del dibattito apertosi tra il Pd e le sue stesse componenti ma soprattutto tra il PD e i possibili alleati di governo, essendo sia organici alla maggioranza bersaniani, sia osservatori nella minoranza veltroniana (Franceschini e Marini si sono spostati sulla linea dell’unità attorno a Bersani e Fioroni sulla via del ritorno allo spirito del primo PD). Da qui la necessità di prendere da subito le distanze da qualsiasi forma di “Nuovo Ulivo” e al contempo farsi si che il Pd sia invece “Il partito dell’Ulivo”, unico soggetto che ha saputo portare a compimento un progetto – quello di Romano Prodi – che ancora deve raccogliere i frutti e di cui gli italiani conoscono poco per la mancanza di chiarezza nei messaggi stessi dei dirigenti.
I Popolari quindi non sono per la divisione e per le contrapposizioni ma diventano stimolo continuo per il centrosinistra italiano che trova le proprie ragioni di schieramento a sinistra dell’attuale scenario bipolare ma fermo sulla passione del fare politica dalle radici forti del popolarismo e di esperienze moderate e democratiche dell’ambientalismo e del riformismo laico e socialista.
Questo per i Popolari ha il primato su ogni nuova formula politica, seppur motivata come il nascente Partito della Nazione.
Ciao Savino,
ho letto con interesse su Liberal la tua lettera aperta ai popolari del PD… che dire? C’è da domandarsi cosa ci facciano ancora lì, ospiti “tollerati” in una casa che non è la loro. Anch’io avevo guardato con interesse alla nascita del PD, agli albori sembrava una casa per chi, come noi, vede nel cattolicesimo popolare un modo per concretizzare nella vita politica gli ideali in cui crede… ma da due minuti dopo la sua nascita il PD ha mostrato subito la sua vera anima: un DS allargato, dove la componente che tiene banco non è di certo quella cattolica.
Spero che i nostri amici popolari, che fino ad adesso non hanno avuto il coraggio di porre con forza le loro convinzioni politico-valoriali all’interno del PD, possano alla luce degli ultimi sviluppi di questi giorni trovare la “spinta” giusta per decidersi a mutare il loro atteggiamento, iniziando a confrontarsi con chi (UDC, FLI, MPA, API, …) sta dimostrando di voler finalmente iniziare a parlare dei temi che davvero riguardano il Paese (che poi è il mandato di ogni cattolico che decide di impegnarsi in politica). Che dici: ce la faranno?
Ciao e a presto.