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21 GENNAIO 2017

Chi si ricorda il Francis Fukuyama del 1992? In “La fine della storia”, egli, egli teorizzo il dogma della democrazia assoluta basata sul mercato mondiale, sotto l’egemonia degli Stati Uniti che diventano il potere globale … Ventiquattro anni dopo, questa previsione è evaporata. Fukuyama si è dimenticato della sua profezia e oggi denuncia, in un articolo che è apparso su “Propspect”, la degenerazione politica dell’America che sta infettando l’ordine mondiale progressivamente costruito dal 1950. Dice che ci troviamo di fronte a un fenomeno politico paragonabile alla caduta del comunismo.

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14 gennaio 2017

Siamo in molti a chiederci come sarà il 2017, ma non possedendo capacità divinatorie e non fidandoci dei vari oroscopi ci dobbiamo limitare a fare qualche breve considerazione partendo dall’eredità che ci ha lasciato l’anno che si è chiuso.

Partiamo dal livello internazionale. L’uscita del Regno Unito dalla Ue e l’arrivo del nuovo presidente americano Donala Trump , il crescere della vocazione imperiale di Putin e l’espansionismo della Cina di Xi Jimping sono tre fattori che incideranno in profondità sui nuovi equilibri geopolitici e sulla drammatica situazione del Medio oriente. In questo contesto quello che non si vede è il ruolo dell’Unione Europea che rischia di essere messa ai margini o di dover subire la situazione , in questo caso le ricadute sull’Italia sarebbero assai pesanti, considerando la situazione economica appesantita da un debito pubblico gigantesco, da un alto tasso di disoccupazione, dalla mancanza di una politica industriale in grado di rilanciare la competitività e far crescere la produttività del sistema. Inoltre si continua ad essere immersi in un clima politico e sociale dominato dall’incertezza e dal malessere di larghi strati della popolazione. Ogni giorno che passa cresce la frammentazione e con essa il contrarsi della coesione sociale.

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DAL SITO PEACELINK riporto il seguente articolo che mi sembra di notevole interesse e che si riferisce al Global Peace Index , rapporto che ogni anno quantifica, nazione per nazione, i progressi e i regressi della pace.

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TENERSI DESTI

Viviamo in tempi molto strani. La disoccupazione, i giovani senza lavoro, la violenza sulle donne, le stragi terroristiche, il continuo flusso di migranti, la debolezza della nostra economia, lo stress, l’ansia e l’incertezza sembrano segnare il nostro spazio vitale. Tra noi circola un grande senso di sfiducia che coinvolge la dimensione politica e sociale  in maniera radicale.

Quando parlo alle persone, anche a quelle più vicine o con quelle insieme alle quali ho fatto percorsi di vita, di impegno sociale e politico, di ricerca spirituale e culturale che diventa sempre più necessario rilanciare l’idea di una civiltà dell’amore, dell’accoglienza e della comprensione ed comprendere che al centro del cosmo sta comunque l’amore, molte volte mi sento rispondere “ questo è bello, ma non è possibile”. Eppure nonostante le contraddizioni , le debolezze e le incoerenze che mi attraversano, non riesco a pensare che possiamo fuggire dalla fatica di cercare quello che realmente conta nell’uomo e nella sua relazione con altri.

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Questa mattina appena svegliato e mentre dalla finestra scrutavo i primi segni dell’alba, mi sono chiesto: se ascoltiamo, in questo silenzio pregiornaliero, con una pietà di fondo e cura di sé, quanto si muove in noi e nella realtà in cui siamo collocati, cosa possiamo udire? Ma quale è  la possibilità di agire nelle attuali condizioni sociali, politiche, economiche e umane? O, per dirla in modo più semplice e diretto, quale è il futuro cui siamo chiamati individualmente e collettivamente?

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Rispetto al referendum sulla modifica costituzionale, sono stato defilato poiché dominavano nel mio pensiero molte perplessità, poi con la ragione e non con il cuore ho votato Si per evitare all’Italia una situazione di incertezza politica in un momento che per il nostro Paese non si mostra facile. A risultati avvenuti ho trovato che i miei dubbi erano molto diffusi e che forse anche da parte mia andavano messi in campo con maggiore decisione. Non mi convince la favola del populismo montante che mi sembra solo una giustificazione per le carenze che hanno dominato l’area del riformismo, poco attenta ai problemi sociali e al malessere che attraversa i ceti popolari che da tempo si sentono abbandonati. È sicuramente utile avere dei buoni rapporti con gli imprenditori che rappresentano una parte importante del Paese, ma la stessa attenzioni bisognava esprimerla anche versi altri soggetti e in particolare verso coloro che soffrono di più questa situazione di cambiamento in cui ci troviamo. Qualche visita all’Ilva o all’Alcoa in Sardegna non avrebbe guastato.

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.Il sindacato americano, dopo aver speso decine di milioni di dollari nella speranza di eleggere Hillary Clinton, è preoccupato che il presidente eletto Donald Trump , con un Congresso la corte suprema controllati dai repubblicani potrà essere ostile al movimento dei lavoratori e alle loro rivendicazioni e mette in atto una serie di azioni che possano indebolire ulteriormente i sindacati.

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