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Mi turba molto di più vedere che l’Europa si desta solo quando i rifugiati si presentano ai suoi confini – fintanto che uomini, donne e bambini soffrono la sporcizia e il freddo lontani da noi, non ci importa. Una riunione dei ministri degli esteri dell’UE è stata prog

rammata quando i rifugiati sono arrivati ​​al confine greco, non quando centinaia di migliaia di persone sono state portate al confine con la Turchia dai combattimenti che si sono sviluppati nella provincia siriana di Idlib. Improvvisamente, i principali politici dell’UE scoprono la

necessità di colloqui immediati nella capitale turca

I leader politici dell’Unione europea hanno sicuramente fatto bene ad andare nella città di confine settentrionale della Grecia di Kastanies.

Ma alcuni elicotteri e alcune centinaia di milioni di euro non risolveranno il problema dei rifugiati. Gli europei hanno oggi il dovere di organizzare l’ammissione dei rifugiati ,invece di assistere all’utilizzo di gas lacrimogeni e filo spinato per impedire a chi sfugge dalla guerra di entrare nell’UE. Inoltre, sono convinto che l’Italia e gli altri paesi dell’UE dovrebbero urgentemente sviluppare un’idea per la pace in Siria e su come lo scontro militare per la fortezza Idlib potrebbe essere concluso o interrotto.

 

Lo scrittore nicaraguense, il teologo della liberazione e il critico del governo Ernesto Cardenal è morto domenica all’età di 95 anni. Non sempre ho condiviso le sue posizioni ma sicuramente ha contribuito alla mia formazione sociale, sindacale e cristiana. La sua presenza mi ha aiutato comprendere che il pluralismo dei cristiani può essere un arricchimento.

Il Presidente del Nicaragua Daniel Ortega e sua moglie vicepresidente,  hanno dichiarato un lutto di due giorni, onore che Ernesto Cardenal non avrebbe gradito. La coppia Ortega era stata negli ultimi  fortemente criticata da  Cardenal per le gravi violazioni dei diritti umani nel paese centroamericano.

Nell’agosto 2018, il teologo della liberazione ha denunciato la repressione del governo sulle proteste dei giovani e aveva denunciato che nel Nicaragua si stava vivendo una catastrofe umanitaria e un terrorismo di stato.

Ora questa voce importante a livello internazionale di resistenza pacifica contro una delle dittature contemporanee è diventata silenziosa. Ernesto Cardenal è morto domenica (ora locale) all’età di 95 anni.

Cardenal e Ortega erano un tempo compagni politici che riuscirono a rovesciare il dittatore Anastasio Somoza (1925-1980). Dopo la rivoluzione del 1979, il sacerdote cattolico divenne Ministro della Cultura del governo sandinista sotto Ortega. Ma nel corso degli anni, Ortega e sua moglie si sono allontanati dalle idee democratiche che avevano animato il movimento sandinista, si sono arricchiti a spese del popolo e alla fine hanno permesso di reprimere brutalmente le proteste.

Molti nicaraguensi e non solo loro sono molto addolorati dalla notizia. L’ex vescovo ausiliare di Managua, Silvio Baez, ordinato in esilio da papa Francesco dopo le minacce di morte ricevute ha scritto su Twitter: “Adios amico, Ernesto Cardenal, che ora puoi cantare il Salmo 15 davanti a Dio:

“ Signore, chi sarà ospite nella tua tenda?

Chi dimorerà sul tuo santo monte?

Colui che cammina senza colpa,

agisce con giustizia e parla lealmente,

chi non dice calunnia con la lingua,

non fa danno al suo prossimo

e non lancia insulto al suo vicino.

Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,

ma onora chi teme il Signore.”

 

Il Pontificio nunzio Stanislaw Summer Day aveva informato Cardenal che Papa Francesco aveva messo  fine alle sanzioni che la Chiesa gli aveva imposto , poiché Cardenal, come altri due ecclesiastici, aveva assunto un incarico ministeriale nel Governo rivoluzionario.

Resta nel mio cuore il ricordo di una testimonianza a favore della giustizia e della libertà di cui sono grato .

 

PER LA DEMOCRAZIA , OGGI

Abbiamo bisogno della democrazia, ma ora la democrazia ha più bisogno di noi. Sono convinto che oggi la democrazia abbia bisogno di un nostro alto livello di attenzione : Ci dobbiamo interrogare sul perché di questa affermazione.

Sono nato durante la seconda guerra mondiale e in una famiglia naturalmente democratica e ho vissuto la mia giovinezza quando , attraverso forti tensioni ideologiche , si operava per costruire uno stato democratico.

Per mia fortuna e per quella della mia generazione non ho fatto esperienza di sistemi autoritari o dittatoriali. Anzi ho vissuto in un ambiente avverso alla dittatura  ma attraversato da tendenze  autoritarie  in famiglia, all’asilo e a scuola, nella chiesa e sul lavoro: nella fabbrica tessile in cui ho lavorato dominava il  paternalismo padronale che poco concedeva alla libertà dei dipendenti, quante paure e pressioni che restringevano la nostra vita di giovani operai . Poi è arrivata la scoperta del sindacato e di come la  libertà non poteva essere regalata, ma conquistata giorno dopo giorno attraverso il legame solidale e l’organizzazione sociale.

Mi amareggi oggi vedere come oggi si sottovalutino i principi democratici sanciti dalla nostra carta costituzionale, e di come le elezioni siano ridotte a puro strumento per conquistare il potere personale. Resto convinto che le libere elezioni  siano qualche cosa di più che l’ottenere una maggioranza, ma siano il mezzo che ci  consentono come uomini o donne di esprimere le nostre opinioni politiche su un piano di parità.

Certamente consentono di affermare che in democrazia esiste un principio di maggioranza e che il consenso che si ottiene sia importante anche perché non consente a nessuno o a un solo un piccolo gruppo prendere  le decisioni importanti per la vita comunitaria.

Tutte le persone e le forze politiche che la pensano diversamente, se rispettano i diritti umani e la Costituzione Repubblicana hanno diritto ad avere  un posto nella nostra società. Potremmo  fare molto per creare le condizioni per una democrazia sempre più  funzionante capace di penetrare anche nel campo dei poteri economici e finanziari. Dobbiamo sempre e in ogni occasione rivendicare e praticare uno stile democratico nelle leadership aziendali, istituzionali, famigliari e associative

Per vivere insieme c’è sempre bisogno di un di più di democrazia .

Basta pensare di aver dato il nostro contributo alla democrazia se ogni tanto lascio cadere la mia scheda nell’urna elettorale? Ci sono ancora in politica e nella società e nei livelli di gestione delle aziende tracce autoritarie che devono essere superate con modelli di democrazie economica e organizzazioni ispirate alla democrazia economica e sociale. Nello stesso tempo dobbiamo continuare a combattere le reliquie della dittatura del passato.

 

La cultura della società in cui viviamo si è progressivamente  trasformata, diventando sempre più immateriale. Siamo collocati in un ambiente sempre più formato da informazioni: parole scritte e parlate, media di ogni tipo, database più o meno sterminati, e infine internet. Il filosofo Italo-britannico Luciano Floridi sostiene che non si è trattato solo di un cambio di modello, ma di una vera e propria rivoluzione, analoga a quelle sorte dal pensiero di Copernico, Darwin e Freud. La rivoluzione dell’informazione sta cambiando la nostra visione dell’uomo e delle sue relazioni sociali , ma anche con ciò che lo circonda dando vita a un ecosistema vitale e sociale che supera la divisione tra reale (offline) e virtuale (online). La rivoluzione digitale ha cambiato il modo in cui pensiamo e lavoriamo, e sta generando un nuovo rapporto tra governanti e governati e percorsi e richiederà  modalità diverse dal passato per l’espressione democratica . Sono questi cambiamenti epocali che ci chiedono di vivere più democrazia non solo politicamente, ma anche in aziende e istituzioni. Affinché la democrazia possa essere vissuta nella vita di tutti i giorni, e diventi stile di vita. Non abbiamo bisogno di leader con pieni poteri ma di canali sempre più ampi di partecipazione.

 

COLTIVARE LA PACE

Qualche cosa forse si muove e alimenta le speranze di Pace. Lascio da parte il mio naturale scetticismo per gioire in questo momento. E’ vero come mi diceva questa mattina un mio amico che altre volte le nostre speranze si sono rilevate vana, ma gli ho fatto osservare che pur avendo assistito a molte giravolta da parte di politici che avevano teso a incarnare progetti di pace, non possiamo rinunciare ad appoggiare che nuovamente si appresta a questo cammino: Tocca anche a noi cercare di aiutarli sul giusto sentiero. Ecco perché ho gioito nell’apprendere i contenuti del discorso che il primo ministro etiope ha pronunciato nel ricevere il premio Nobel per la pace.

Nel suo discorso Abiy Ahmed ha salutato il presidente dell’Eritrea Isaias Afwerki descrivendolo come un “partner e compagno in pace” in quanto coautore del trattato di pace del 2018 firmato ad Asmara.

Abiy ha elogiato il leader eritreo all’inizio del suo intervento dopo aver ricevuto il premio Nobel per la pace 2019 martedì al Municipio di Oslo. L’accordo di pace Etio-Eritrea è stato un elemento chiave della decisione di assegnargli il premio.

“Accetto questo premio per conto di etiopi ed eritrei, in particolare quelli che hanno compiuto il massimo sacrificio per la causa della pace. Allo stesso modo ,ha affermato Abiy, accetto questo premio a nome del mio partener  e compagno in pace, il presidente (eritreo) Isaias Afwerki ”,

Al premier etiope  è stato assegnato il prestigioso riconoscimento in ottobre , per i suoi sforzi di pace che hanno posto fine a due decenni di ostilità con l’Eritrea.

Parlando delle questioni presenti nella regione del Corno d’Africa, Abiy ha affermato che gruppi militanti e potenze militari globali rappresentano una minaccia per la pace e la stabilità.

Il Corno d’Africa oggi è una regione di importanza strategica. Le superpotenze militari globali stanno espandendo la loro presenza militare nell’area. Anche gruppi terroristici ed estremisti cercano di stabilire punti di appoggio. Bisogna fare ogni sforzo perché queste regioni africane e l’intera Africa Sub-sahariana NON diventino  un campo di battaglia per i superpoteri e i terroristi.

Nonostante apprezziamo gli sforzi per la pace, Abiy per essere credibile deve rinunciare a imporre l’unità con la forza e la formazione di un sistema politico a partito unico nazionale.

 

È uscito in questi giorni e lo si può acquistare su Amazon un libro interessante del segretario generale del Sindacato Francese CFDT che pone molti interrogativi e che in particolare si chiede se il sindacalismo ha ancora una ragione di esistere nei tempi dei giubbotti gialli e del populismo.

Si concentra sulla situazione francese ma contiene spunti che possono interrogare anche noi amici del sindacalismo italiano. Si pone la domanda: qual interesse ha un lavoratore e una lavoratrice o una giovane ad iscriversi al sindacato?

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L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha sollecitato la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per sradicare il lavoro forzato e il lavoro minorile e ha dichiarato il 2021 come Anno per l’eliminazione del lavoro minorile.

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Per il diritto di sciopero, contro il lavoro minorile

La situazione di sfruttamento cui erano sottoposto gli operai industriali non era tenuta in prima istanza dalla chiesa del XIX secolo. Ma 150 anni fa, un vescovo si sentì profondamente ed evangelicamente interpellato e diede voce agli operai. Pronunciò una predica in cui denunciava la condizione in cui erano costretti gli operai che diede vita all’inizio di un nuovo impegno sociale.

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