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Per chi ha una visione aperta, libera, sociale e pluralista della democrazia e della società, la grande partecipazione allo sciopero nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici metalmeccanici è stata una buona notizia.

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Continuo pervicacemente e ostinatamente a pensare che la questione del presente e del futuro del nostro Paese si giochi sul tema del lavoro e dei suoi cambiamenti . Mai come oggi bisognerebbe spendere tempo, risorse, pensieri e progettualità su questo tema, il resto viene di conseguenza compresa la questione fiscale. Ma non vedo grandi sforzi in questa direzione, ne proposte convincenti. Non basta dire “governeremo per quattro anni” se non si presenta un piano programmatico sul lavoro per questo lasso di tempo.

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RIFLESSIONE

PER RIFLETTERE

Raramente e con pudore esibisco le ragioni e i simboli della mia fede perché sono consapevole di non essere un bravo cristiano.  Conosco i miei limiti, i peccati e i dubbi, ed è proprio in virtù delle mie imperfezioni che sono infastidito dalla continua esibizione politica dei simboli religiosi, che sempre più mi appare come una strumentalizzazione del sentire e della pietà che scaturiscono della fede cristiana.

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Ho letto con attenzione l’intervista del Segretario della Cgil Landini apparsa sul quotidiano “La Repubblica” del primo Maggio. Sono da sempre affascinato dell’idea dell’unità sindacale che resta nelle aspirazioni fondamentali del sindacalismo confederale, mi spiace dirlo ma ho trovato l’intervista alquanto debole rispetto al tema posto e all’enfasi con cui si è presentata l’intervista.

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Sono turbato, interrogato e indignato nel vedere che accadono cose che mai avrei pensato di vedere e che rappresentano una rottura dell’ethos cristiano che ha segnato i processi di civilizzazione delle persone e comunità del mio territorio, dei luoghi in cui hanno abitato per secoli persone povere e dignitosi.

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LA REPUBBLICA DI BARBIANA

Con Paolo Landi e Savino Pezzotta

Eremo dei Santi Pietro e Paolo 19 Febbraio 2019

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In questi giorni , durante e a seguito della visita e della firma di protocolli tra il governo italiano e il presidente della Repubblica popolare Cinese si sono riempite molte pagine dei giornali e sono state fatte molte analisi sul ruolo e la funzione della Cina nell’attuale contesto Globale, si è parlato molto delle questioni e della opportunità economiche, mentre è rimasta sullo sfondo e marginale – richiamata solo dal nostro Presidente della Repubblica- la questione dei diritti democratici e sindacali.

Premesso che non ho nulla contro gli accordi con la Cina e non credo nel “pericolo giallo” che è stato evocato da diverse parti, anzi credo che quanto sta avvenendo segni un mutamento dei processi che fin qui hanno segnato la Globalizzazione. Vorrei però sottolineare, come del resto ha fatto la Confederazione dei sindacati di Hong Kong – l’unica federazione sindacale indipendente e democratica sul suolo cinese – alla situazione in cui vivono i lavoratori in Cina che sono da molto tempo privati ​​della libertà di associazione e del diritto di organizzarsi in sindacati liberi.

Secondo le leggi sul lavoro operanti in Cina, l’unico sindacato ammesso è la Federazione dei sindacati di tutta la Cina (ACFTU), che è effettivamente subordinato al partito comunista cinese. Essa è l’unica organizzazione sindacale che ha l’autorità statutaria di governare tutti i sindacati, compresa la creazione di sindacati di base.

Pertanto, i sindacati legalmente approvati sono raramente organizzati in modo autonomo e in accordo con gli interessi dei lavoratori, costringendo molti lavoratori, nel caso di controversie, a ricorrere a forme di auto-organizzazione.

Nell’estate del 2018, i lavoratori di Jasic Technology, una fabbrica di attrezzature per la saldatura colloca nel sud della Cina, sono stati licenziati dalla compagnia per aver organizzato il proprio sindacato e sono stati successivamente incarcerati con l’accusa di “Radunare una folla per disturbare l’ordine sociale” “. Ad oggi, più di 40 persone sono ancora detenute penalmente, inclusi i rappresentanti dei lavoratori, i sostenitori degli studenti, il centro sociale e il personale delle ONG del lavoro.

Nel gennaio 2019, secondo la Confederazione dei sindacati di Hong Kong, numerosi attivisti impegnati nella difesa dei diritti dei lavoratori e le varie ONG sindacali sono stati anche incarcerati. Dunque, il governo cinese, utilizzando strumenti coercitivi e detenzioni arbitrarie, sta reprimendo metodicamente l’attività sindacale libera e esercitata con autonomia e piena libertà di associazione e di espressione.

La Confederazione dei sindacati di Hong Kong (HKCTU) e il Globalization Monitor (GM) hanno in questi giorni lanciato una petizione che chiede che il governo cinese rilasci e faccia cadere accuse contro tutti i lavoratori, gli attivisti sindacali e i loro sostenitori che sono incarcerati per aver voluto esercitare il loro diritto alla libertà di associazione e ponga fine alla repressione contro tutti i militanti impegnati per i diritti dei lavoratori e l’attività sindacale autonoma. Inoltre, chiede le emanazioni di leggi che garantiscano il rispetto dei principi fondamentali della libertà di associazione. Ricordo che in questi mesi abbiamo celebrato i settanta anni della dichiarazione universale dei diritti umani, la quale all’art.23 recita: “Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi”. Quello dei diritti sindacali è della libertà di organizzazione è un tema sul quale insiste l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il sindacato internazionale e la Dottrina Sociale della Chiesa.

Concludendo , nessuna preclusione a rapporti con la Cina, ma questo richiede che siano accompagnati dalla fermezza nel chiedere che gli accordi commerciali siano accompagnati dalla libertà sindacale e dalla attuazione dei diritti dell’uomo.

Senza diritti alla libertà di organizzazione e alla libera contrattazione si creano le condizioni che si realizzino forme di dumping che ricadrebbero sui lavoratori, le lavoratrici e le imprese italiane.

Quello che spiace è vedere la timidezza dei sindacati italiani su questo tema.