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LA LEZIONE DANESE

In un’Europa in crisi c’è un caso da guardare con attenzione la Danimarca: secondo la Banca Nazionale di Danimarca il paese è in pieno impiego.

Sentire parlare di piena occupazione sembra un sogno, una cosa d’altri tempi. La Danimarca sta vivendo una situazione di piena occupazione da maggio il tasso di disoccupazione è attestato al 4,2%. È quanto afferma la Banca nazionale di Danimarca nella sua relazione economica trimestrale. Buone notizie per i danesi che stanno godendo di una lenta ripresa dopo la crisi del 2008.

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Ho passato molta parte della mattina di ieri a leggere sui diversi quotidiani della riforma delle pensioni. La prima cosa che mi viene da dire che ciò che è stato oggetto dell’incontro al ministero del lavoro, non è una vera e propria riforma del sistema pensionistico, si tratta solo di una piccola e non sostanziale correzione della Riforma Fornero che viene mantenuta nella sua forma. Del resto non sfugge a nessuno che la crisi demografica che attraversa la società italiana non si affronta con  i manifesti del ministro Lorenzini, ma con politiche nuove intervengano sull’immigrazione e sul lavoro per i giovani.

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IL LABOR DAY

Ha ragione Marco Bentivogli nell’affermare : non possiamo fare a meno del sindacato ”

Negli Usa la festa del lavoro che noi celebriamo il Primo Maggio di ogni anno, si svolge il primo Lunedi del mese di settembre (quest’anno era il giorno 5), e di chiama Labor Day

Le prime celebrazioni della Giornata del Lavoro degli Stati Uniti ha avuto luogo a New York nel 1882 su iniziativa dei sindacati locali. Nel 1887, l’Oregon ha istituito a livello di stato la festa del Labor Day, e altri 29 stati hanno poi seguito l’esempio. Il Labor Day è diventato festa federale nel 1894.

In questa occasione molti giornali americani hanno sottolineato l’importanza di questa giornata, ma l’articolo che più mi ha colpito è stato quello pubblicato dal “The Washington post “a firma di Jared Bernstein in cui si afferma che un rilancio della sindacalizzazione potrebbe essere utile anche ai milioni di lavoratori non iscritti al sindacato. L’autore, che è stato consulente economico del vice presidente degli Stati Uniti Biden, invita a riflettere sul fatto che per troppo tempo i salari dei lavoratori sono stati fermi e come molti osservatori e analisti tendono ad incolpare la globalizzazione e i cambiamenti tecnologici. Tutti questi cambiamenti hanno sicuramente inciso , ma c’è un altro fattore che spiega i bassi salari e la loro staticità , e oltre la perdita dei posti di lavoro e la crescita della disoccupazione, è individuato nel calo della sindacalizzazione e pertanto nell’indebolimento del sindacato. Infatti, attraverso la citazione di diversi studi, Jared Berstein, dimostra come l’aumento dei lavoratori non sindacalizzati abbia contribuito a un peggiore trattamento salariale.

Sappiamo che la sindacalizzazione negli Usa cammina su strade e normative molte differenti dalle nostre, ma la tesi che viene avanzata è molto suggestiva e interessante e, a differenza di molti soloni nostrani, sostiene la necessità di una forte “rinascita della sindacalizzazione”.

In pratica solo dove ci sono sindacati forti la situazione salariale di tutti i lavoratori tende al miglioramento, solo con sindacati forti è possibile la crescita economica poiché una maggior distribuzione dei redditi contribuisce alla crescita della domanda aggregata e di spingere l’economia

 

Chi ha seguito i lavori del G20 avrà notato , oltre le discussioni sull’economia-mondo e le dichiarazioni a mio parere eccessivamente ottimistiche del nostro Presidente del Consiglio, la presenza al summit del Presidente Turco Recep Tayyip Erdogan, che ha ricevuto un’accoglienza calorosa da parte dei politici ivi convenuti riceve . Mi è sembrato di vedere in questo il trionfo del cinismo. Sembra che abbia dominato uno strano realismo politico che abbinato ai  vari interessi nazionali abbia provocato atteggiamenti che stridono con la visione etica della politica. Ci si è dimenticati che in Turchia , come reazione ad un improvvido tentativo di colpo di stato ( di cui tutti i “guardoni” del mondo dicono di non sapere nulla ) è in atto un sovvertimento dei diritti democratici, che molti giornalisti e intellettuali sono stati arrestati incarcerati  e che il popolo kurdo è sottoposto a una dura repressione mentre è in prima fila a combattere il califfato.

C’è stato un dispendio di sorrisi e strette di mano, la cancelliera Merkel interessata a che la Turchia contenga il flusso di immigrati, Putin perché vuole consolidare i rapporto tra Mosca e Ankara , mentre gli altri sono rimasti a guardare e il Presidente Obama si è spinto un poco più oltre.

Ma voglio anche sottolineare che ci si è dimenticati di chiedere alla Cima il rispetto dei diritti umani e delle libertà politiche.

Ha predominato una visione cinica dei rapporti tra le democrazie e i paesi autoritari che lascia sconcertati e che ha dimostrata ancora una volta che “pecunia non olet ”  .

 

Sotto il titolo “ LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI “ il quotidiano “ IL DUBBIO” diretto da Piero Sansonetti pubblica una mia riflessione . Fatemi sapere cosa ne pensate.

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Alcuni amici mi hanno chiesto di poter avere l’intervento che ho svolto a Cevo in Vallecamonica in occasione del  settantaduesimo anniversario di uno degli episodi più drammatici della rappresaglia contro le azioni della Resistenza. I fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana diedero fuoco al paese di Cevo, in Valle Camonica, dove i partigiani si erano dati appuntamento per il funerale di un giovane loro compagno. Vennero torturate e uccise sei persone, incendiate e distrutte centocinquanta abitazioni, molte furono depredate. Di seguito il mio intervento.

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